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Coronavirus: Borrelli (Protezione Civile) nega al Codacons numero dei deceduti in casa e su dato pone segreto

ASSOCIAZIONE INVITATA A RIVOLGERSI AL TAR PER AVERE I DATI RICHIESTI
 DA STATO TOTALE MANCANZA DI TRASPARENZA MENTRE SINDACI SEGNALANO MIGLIAIA DI CONTAGIATI CHE CONTINUANO A MORIRE NELLE LORO ABITAZIONI

Agenpress. Sul numero dei malati di coronavirus deceduti al di fuori delle strutture sanitarie la Protezione Civile pone il segreto e rifiuta di fornire al Codacons i dati richiesti. Lo denuncia l’associazione dei consumatori, che aveva presentato formale diffida al Dipartimento per conoscere il numero di morti da coronavirus registrati nelle abitazioni private.

A fronte delle denunce dei sindaci delle aree maggiormente colpite dai contagi che hanno segnalato come molti malati muoiano nelle proprie case e sfuggano al controllo delle istituzioni, e dopo le numerose domande in tal senso poste dai giornalisti alla Protezione civile senza ottenere alcuna risposta, il Codacons aveva presentato istanza per conoscere i numeri dei decessi registrati al di fuori degli ospedali – spiega il Codacons – A tale richiesta risponde oggi con una nota formale il direttore Angelo Borrelli che non solo nega di fornire tali dati, ma invita l’associazione a rivolgersi al Tar. Nella sua comunicazione Borrelli scrive:

si osserva come in ordine alla diffida in oggetto pende un procedimento giurisdizionale incarnato innanzi al Tar Lazio da codesto Codacons con ricordo notificato in data 27 marzo 2020. Pertanto, nell’uniformarsi al disposto dell’Organo Giudicante non può che rinviarsi alle determinazioni che saranno adottate dal Tribunale Amministrativo adito, nel corso della prosecuzione del giudizio”.

La Protezione civile pone quindi il segreto sui numeri di morti in casa, un dato al contrario indispensabile perché molti contagiati rimangono nelle proprie abitazioni illudendosi di potersi curare, senza sapere che, come denunciano i sindaci, è elevatissimo il numero dei decessi all’interno delle case private – afferma il Codacons – Con tale comportamento lo Stato vuole mettersi al riparo da eventuali azioni risarcitorie da parte delle famiglie delle vittime da coronavirus che non hanno trovato posto nelle strutture sanitarie e sono morte in casa, ma non fornire tali numeri è pericolosissimo perché chi è positivo al Covid-19 è rimane nella propria abitazione rischia di infettare altre persone e mettere a repentaglio la salute pubblica.

Per questo il Codacons chiede ai sindaci dei comuni della Lombardia di realizzare un censimento su quanti morti in casa sono stati rifiutati dagli ospedali per mancanza di posti letto in terapia intensiva.

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