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Coronavirus. Ci sono Regioni che richiedono una completa ripartenza a maggio

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Agenpress – Dopo le prime indicazioni della regione Lombardia, il presidente Fontana ipotizza di “scaglionare il lavoro su 7 giorni anziché su 5, con orari di inizio diversi per evitare l’affollamento dei mezzi pubblici”, arrivano anche le richieste da altre regioni.
“Io credo che ogni regione debba presentare il suo progetto e le sue idee”, ricordando che “domani ci sara’ la cabina di regia con il governo in cui si discuterà’ a livello nazionale” delle condizioni per una riapertura”. Secondo Fontana “l’altro argomento su cui si deve ragionare riguarda quali sono gli interventi che la Regione e lo Stato dovranno promuovere per consentire e agevolare una ripresa economica, per dare respiro alle attivita’ che oggi sono in grave condizione”.
Il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, immagina di “riaprire tutto anche prima, se ci sono i presupposti di natura sanitaria” e il presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio, dice di “aspettare a braccia conserte che il virus se ne vada è l’errore più grande che si possa fare”.
Per Zaia “dal 4 maggio dobbiamo essere tutti pronti con dispositivi, regole, ovviamente negoziati con il mondo delle parti sociali e quello dei datori di lavoro. A me risulta che questo lavoro si stia facendo a livello nazionale con questa prospettiva. Non escludo che alcune attività possono essere anche messe in una griglia di partenza, magari, un po’ prima. Immagino che la dead line sia il 4 maggio”.
Inoltre, annuncia Zaia, “faremo un progetto ad hoc per il turismo per dare agli operatori del settore certezza”.
La data cruciale per Zaia è il 4 maggio “se non prima”. “Ai nostri operatori turistici servono delle regole che non sono necessariamente e solamente  quelle delle aziende delle fabbriche, dei negozi. Pensiamo al tema della balneazione, alla gestione della spiaggia, o al buffet dei bar”.
Anche per il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, “bisognera’ mantenere quel comportamento rigoroso di distanziamento sociale, senza andare a bloccare le attivita’, mantenendo le distanze, garantendo delle file sicure, evitando affollamenti di persone e questo per poter tenere insieme l’esigenza imprenditoriale, l’esigenza delle vacanze degli italiani, e dall’altro lato per garantire il diritto alla salute”.
“Le linee guida che stiamo elaborando in Friuli Venezia Giulia per tutte le attività’, cercano proprio di andare nella direzione di mettere insieme queste due esigenze” rileva Fedriga. “La politica  deve prendersi la responsabilita’ di coniugare l’esigenza del diritto alla salute con l’esigenza di lavorare e avere da mangiare”.

Il territorio dell’Umbria ha “un valore aggiunto” da proporre a livello nazionale per la ‘fase 2’ dell’emergenza coronavirus. Un modello “che porterò alla Conferenza delle regioni”, annuncia il presidente Donatella Tesei.

“Ci saranno interventi per l’economia con riaperture graduali e condizionate senza far scendere l’attenzione sugli aspetti sanitari perché ci possono essere ancora aumenti di contagiati ma che andranno eventualmente tenuti sotto controllo”. Sarà quindi, ha sottolineato Tesi, “un momento di sicurezza per tutti ma allo stesso tempo di apertura dell’economia e di ritorno graduale alla vita normale”.
In Piemonte Cirio  sostiene che bisogna “attrezzarci in questa fase di coda del virus epidemico per ripartire con una nuova normalità per ripartire in sicurezza è il grande sforzo di responsabilità e di lungimiranza che la politica tutta deve fare”.
“Il Politecnico di Torino e gli atenei piemontesi hanno elaborato linee guida che potranno aiutare il Piemonte a farlo. Testeremo questa possibilità, nei prossimi giorni, con alcune aziende e realtà del nostro territorio e metteremo questa esperienza a disposizione del Paese”.
“Guardo al 4 maggio, ma sarà la scienza medica a dirci se quello sarà il momento giusto”. Per Cirio “abbiamo il dovere di farci trovare pronti” e  “quello che è certo è che il governo dovrà fare scelte omogenee, magari non per tutta italia ma per aree geografiche omogenee sì”.
“Il premier Conte ha chiesto alle Regioni – riferisce l’assessore della regione Sicilia alla Salute, Ruggero Razza – di condividere con i ministeri competenti eventuali scelte di anticipare riaperture di attività. Valutiamo l’ipotesi che lo Stato propenda di andare oltre al 3 maggio, mentre lanostra posizione è che non si può andare oltre a quella data, perché in Sicilia ci troviamo in una condizione epidemiologica diversa da quella di altre regioni”.
Per il presidente della regione Marche, Luca Ceriscioli, “i controlli dovranno essere seri e comunque, malgrado l’epidemia, metà delle imprese marchigiane non si è mai fermata, perché rientravano nelle catene autorizzate”. “Gli ispettori hanno ovunque riscontrato il rispetto delle misure di sicurezza. Allora perché non far ripartire anche il settore manifatturiero che, dalle scarpe all’abbigliamento alle cucine, è il nostro punto di forza?”.
“Nessuno vuole il fai da te delle Regioni – osserva Ceriscioli – e seguiremo la strada indicata a livello centrale, ma si faccia presto e bene. I territori hanno bisogno di risposte”.
Toti si augura che “il Governo interpreti Regione per Regione le misure che andiamo a prendere, lo dico perché l’Italia è molto diversa da Courmayeur a Pantelleria, è ovvio che le regola vanno declinate in base ai territori”. “C’è da inculcare dei comportamenti sociali che sostituiscano la segregazione, con grande calma, certamente bisognerà ripartire dalla bassa intensità di lavoro, dai cantieri all’aperto, dalle mascherine, – sottolinea Toti – dicendo delle cose univoche e serie: se uno sta da solo in mezzo a un bosco non ha bisogno della mascherina, se sta in un ufficio con altre due persone ha certamente bisogno delle mascherine. Insomma bisogna cominciare a fari diventare automatismi alcuni comportamenti”.
Il presidente della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, sottolinea che “è il Governo che ha l’ultima parola sulla ripartenza delle fabbriche. Le regioni possono solo fare proposte sulle filiere strategiche nel loro territorio”. Sulla fase 2, “bisogna continuare a gestire un’emergenza sanitaria che resta difficile – osserva Bonaccini – non ho intenzione di fare polemiche, voglio invece dare una mano per arrivare presto a un Piano per il Paese. Di cui c’è bisogno”.
Su una possibile ripartenza in base alle aree geografiche, Bonaccini rileva che “non sia il momento delle divisioni. Serve unità. Né mi permetto io diindicare quale sia la strada giusta per le altre regioni. Il governo ha giustamente l’ultima parola. Per parte nostra vogliamo dare una mano a definire un Piano Paese: costruire accordi territoriali per una ripartenza sicura.
In Emilia Romagna abbiamo deciso con le parti sociali che metteremo a punto un progetto per far ripartire gradualmente le filiere a valenza internazionale e i cantieri delle opere pubbliche”.
Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, sottolinea che non  bisogna vanificare “i sacrifici di tutti gli italiani; con le fughe in avanti si rischia il crollo di un intero territorio, in un contesto che ha poche certezze: una di queste è che il vaccino non c’è” e “la classificazione di rischio delle attività di lavoro la fa Inail e non le regioni. E tutto va incrociato con le valutazioni scientifiche”.

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