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Coronavirus, Crepet: “60enni che rifiutano il vaccino? Io l’ho fatto, non credo sia un problema di quella fascia d’età”

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AgenPress. Paolo Crepet, psichiatra, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sui 60enni che rifiutano il vaccino. “E’ un po’ difficile pensare che ci sia una sorta di morbo che abbia colpito solo quel decennio, 60-69 –ha affermato Crepet-. Io credo che sia legato a quello che abbiamo visto in questi ultimi due mesi, con Astrazeneca, la paura, la comunicazione che non è stata perfetta da parte delle autorità. Non credo sia un problema legato all’età, io sono vaccinato con due dosi e rientro proprio in quella fascia d’età”.

Sul Comitato tecnico scientifico. “Stendiamo un velo pietoso sul Comitato tecnico scientifico, perché di umano ha capito poco. Sono dei colleghi straordinari che pensano che noi siamo delle cellule. Vorrei ricordare ai virologi che un po’ più di rispetto per l’umanità ci vorrebbe, io non sono i miei polmoni, sono una cosa un po’ più complicata, sono la mia anima, la mia persona, i miei sentimenti, sono cose che i microbiologi non capiscono, ognuno ha i suoi limiti. Ce ne avessero messo uno che capisse di queste cose, almeno un prete, un pastore di anime potevano mettercelo. Non capire questo significa non aver capito nulla di quello che sta accadendo ai ragazzi, con il famoso effetto capanna. Questi virologi sono bravi, simpatici, ma non ne hanno azzeccata una. Mi sono venuti i brividi quando dal Ministero ho sentito dire che bisogna fare i vaccini dai 10 ai 16 anni prima che cominci la scuola perché se no… se no cosa? Ce lo dicano…

Vogliono ricominciare con la dad? C’è davvero questa possibilità? Io dico: ragazzi, scappate! Non vi fate trovare il 15 settembre a casa perché vi rinchiudono. Se fosse capitato a me di stare un anno in cucina con mia madre avrei fatto una finaccia, magari mi sarei calato di notte dalla finestra con lenzuolo come gli ergastolani. I ragazzi devono ribellarsi, farsi sentire. Io mi sono ribellato per il Vietnam che era molto lontano, adesso lo facciano per il Visconti che sta sotto casa. Facciano un presidio giorno e notte e io sarò con loro. Si deve dimettere un ministro dell’istruzione che pensa di ricominciare a settembre con la dad, non lo deve neanche pensare”.

Sul post covid. “Forse c’è qualcuno che stava bene con le restrizioni. Un’Italia meno libera, più costretta, con più divieti, con meno casino a mezzanotte, dove finalmente vedevi delle strade libere, credo che ci sarà un po’ di malinconia per qualcuno. Io abito nella parte meno incasinata di Trastevere, se abitassi dall’altra parte un po’ di nostalgia del lockdown la avrei. Sentire la musica techno alle 4 di mattina non è proprio un bel vivere”.

 

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