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Coronavirus. Rosato (IV). “Inps? Caos clamoroso, serve maggiore semplicità nelle procedure”

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Agenpress – “Penso che il lavoro sia straordinario. Però bisogna anche dire che era tutto anticipato, si sapeva che cosa doveva succedere da settimane. Questo caos è stato abbastanza clamoroso. Ci deve essere una semplicità maggiore nelle procedure. Bisogna trovare modalità molto più rapide. Poi c’è stato l’errore di comunicazione nel far capire che i soldi c’erano per chi arrivava per primo. Invece bisogna dare garanzie che le risorse ci sono per tutti, a prescindere dal momento della presentazione della domanda”.

Così il vicepresidente della Camera Ettore Rosato (IV)  intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, sul caos sul sito dell’Inps.

Sul reddito di cittadinanza e di emergenza. “Sugli strumenti per coprire la povertà nessuno si è mai tirato indietro. Noi li abbiamo introdotti, il M5S gli ha dato un altro nome anche più efficace. Sono strumenti per combattere la povertà e vanno attivati come tali. A un professionista che deve tenere lo studio chiuso in questo periodo non bisogna dargli il reddito di cittadinanza, bisogna dargli un assegno che vada a ricostruire quel pezzo di reddito che ha perso nel momento in cui è rimasto chiuso. Un professionista si vergognerebbe di avere il reddito di cittadinanza, di avere la carità, vuole uno strumento per poter riprendere poi la sua attività. I 25 miliardi che abbiamo già preso e i 100-200 che dovremo andare a prendere sono tutti debiti che facciamo sulle nuove generazioni. Quindi cerchiamo di investire un po’ anche sulle nuove generazioni che saranno quelle che dovranno pagarsi il debito nel futuro. Reddito di emergenza? Chiamiamolo come vogliamo, però che arrivino le risorse a chi ne ha bisogno”.

Liquidità alle imprese. “E’ il primo punto su cui abbiamo spinto. C’è bisogno di un’iniezione straordinaria alle imprese. Il ministro Gualtieri parlava giustamente di mobilitare 500 miliardi. Questa è una leva potentissima. Naturalmente dipende da come glieli diamo. Bisogna prendere il fatturato dell’impresa dell’anno precedenti, gli si dà il 30%, lo Stato fa da garanzia e le banche accreditano questi soldi sul conto corrente. Se invece gli presentiamo migliaia di carte e gli facciamo dare la garanzia a lui allora non ne usciamo”.

Sul governo. “Questa è un’emergenza straordinaria e non ci disallineiamo neanche di un cm dal governo. Ovviamente diamo il nostro contributo. Se qualcuno fa una proposta dà un contributo, quando diciamo qualcosa noi ci accusano di andare contro il governo. Bisogna comunicare di meno e fare molto di più su temi come i dispositivi di protezione individuale. Se anzichè fare conferenze stampa per annunciare milioni di mascherine le avessimo consegnate agli ospedali e alle farmacie sarebbe stato meglio”.

Sulla fine delle restrizioni. “Sabato è uscita l’intervista di Renzi e tutti a dire no sui giornali della domenica. I giornali del lunedì erano pieni di proposte su come riaprire. E’ indubbio che dobbiamo pensare a come riaprire. La nostra preoccupazione è arrivare impreparati alla riapertura. E’ molto più facile chiudere che riaprire. Per riaprire con gradualità bisogna progettare questa gradualità. Noi pensiamo che oggi, anzi ieri, bisognava cominciare a pensare a quali filiere devono riaprire per prime. Visto che il virus ci vorrà un anno per debellarlo, bisogna avere un piano per riaprire in sicurezza. Il nostro compito è questo, così come pensare a come far finire l’anno scolastico ai nostri figli. Se non programmiamo ci ritroveremo come ci siamo trovati nell’emergenza, quando sapevamo che c’era un’epidemia in Cina e nessuno ha pensato di comprare i dispositivi di protezione”.

Sulla passeggiata con i bambini. “Questa quarantena è molto più difficile di quanto si immagini. In Italia ci sono tante case piccole. Diventa veramente difficile tenere un equilibrio per chi ha dei bambini e 50 mq a disposizione. In un piano di ripartenza dell’Italia bisognerebbe proporre delle regole per cui oggi possiamo anche cominciare a demolire, soprattutto nelle periferie, e poi a ricostruire. Case fatte negli anni 70-80 andrebbero demolite e ricostruite per fare case più adeguate alle tipologie di vita”.

 

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