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Coronavirus, Vittorio Sgarbi: «Il consenso a Conte è emotivo, con la fase due lo perderà»

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Intervista al quotidiano online Spraynews.it Vittorio Sgarbi


Agenpress. Dice il critico d’arte: «Siamo di fronte a una democrazia rovesciata dalla paura del virus, alimentata dai media, che determina il pericoloso principio dell’obbedienza: viene multato chi disobbedisce, non chi sbaglia»

La democrazia al tempo dei dpcm appare fragile e dai contorni confusi. Sia nelle aule parlamentari sia nelle strade. Per il Viminale si tratta di “semplici controlli, ma da Catania a Milano (dove il 25 aprile si è segnalato un intervento violento della polizia ai danni di una decina di persone che aveva trasgredito ai divieti di scendere in strada) si è assistito in questi giorni alla sindrome dello sceriffo, alla sospensione delle libertà costituzionali.

Una situazione che non ha precedenti nella storia politica recente, neppure ai tempi del terrorismo. Il virus rischia insomma di essere un flagello non solo per la salute delle persone ma anche per il vivere democratico. Ne parliamo con Vittorio Sgarbi, critico d’arte, scrittore, politico, opinionista e, soprattutto, spirito libero in un Paese che gli spiriti liberi, ovunque collocati, non li ha mai amati.

Sgarbi che democrazia è quella ai tempi del Covid-19?

«Siamo di fronte ad una singolare forma di democrazia. All’apparenza il governo sembra agire in modo autoritario – e non a caso ci sono stati diversi appelli al presidente della Repubblica per il ripristino dei diritti costituzionali -però in realtà il sospetto che viene leggendo i sondaggi, che sono comunque rivelatori di uno stato d’animo, è che non c’è da parte dei cittadini la sensazione che vi sia questa repressione dei diritti civili.

Al contrario, si registra una adesione della maggioranza degli italiani – cui non è estranea l’ipnosi esercitata dai mezzi di comunicazione –  alle misure del governo. La peculiarità di questa situazione è che la maggioranza è composta da una massa fatta di individui che stanno in casa. Benché le masse siano fisicamente una vicina all’altra, qui abbiamo una massa di corpi separati.

Ognuno sta  a casa sua, non va in piazza, non si tocca, non sta insieme, non alza un grido, non ha una voce unica, però pensa le stesse cose.  E questo rende i decreti, che sono irragionevoli e incostituzionali, accettabili, nel senso che la persuasione, la condivisione dei cittadini è di fatto un voto a favore del governo. E’ come se i cittadini fossero contenti di vedere limitate alcune delle loro libertà fondamentali».

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