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Cossiga, il muro di Berlino e la fine della Dc. Il ricordo di Gianfranco Rotondi

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A 10 anni dalla scomparsa del Presidente della Repubblica, più volte ministro e presidente del Consiglio Francesco Cossiga, Gianfranco Rotondi ricorda quando preconizzò la fine della Democrazia Cristiana a seguito della caduta del muro di Berlino


AgenPress. Penso che Cossiga si annoierà del suo decennale, quindi non lo appesantirei con ricostruzioni storiche ancora premature. Francesco Cossiga è stata una figura immensa, e il suo ruolo a cavallo delle due repubbliche è destinato a essere riconsiderato dagli storici: scrutò la crisi della prima repubblica, o la determinò? Del collasso del sistema fu testimone o protagonista? Non lo so. Non lo sa nessuno. Forse non lo sapeva neppure lui.

I vecchi Dc accusavano Cossiga di aver picconato la Democrazia Cristiana con l’intento di aprire la via a una “soluzione francese”, ossia alla sostituzione del partito cattolico con un gollismo all’italiana (dove De Gaulle era Cossiga stesso). Cossiga si difendeva da questa accusa dicendo che i suoi colleghi di partito non capivano niente, e che la fine della Dc sarebbe stata un indotto inesorabile del crollo del muro di Berlino.

Io osai contraddirlo chiedendogli perché mai un muro caduto a Berlino dovesse rompere la testa a noi a Roma. Lui sorrise, io lo incalzai dicendo che la Dc tedesca era più forte dopo la caduta del Muro. E lui spiegò che la Dc tedesca aveva risolto la sua identità a favore di un modello conservatore, mentre la Dc italiana coltivava ancora l’illusione di poter contenere tutte le tendenze, caratteristica che per Cossiga era l’effetto della presenza in Italia di un forte partito comunista.

Aveva ragione: la vera crisi della Dc italiana non fu tangentopoli, ma il cambio di legge elettorale, la adozione di un sistema maggioritario che doveva imbullonarla a polo di centrodestra del nuovo sistema politico. La Dc rifiutò questo modello, teorizzando con Martinazzoli un Centro equidistante dai due nuovi poli che il maggioritario disegnò.

La Dc finì, e Cossiga non fece in tempo e forse neppure provò a costruire un gollismo italiano. Di fatto la “soluzione alla francese” teorizzata da Cossiga fu realizzata da Berlusconi: come in Francia la Dc era stata superata dal gollismo, così in Italia al posto del pentapartito si insediò un partito personale e carismatico come Forza Italia.

A differenza del gollismo, il berlusconismo non è riuscito a diventare un partito. Ma questa è un’altra storia, pur essa raccontata e prevista da Francesco Cossiga: era solito dire che Berlusconi non sarebbe mai riuscito a realizzare un partito, perché gli mancava la dote fondamentale per un politico, la cattiveria.

Nemmeno Cossiga era cattivo, ma ci teneva ad apparire tale, e provava a fare il cattivo. A quanto pare non ci è riuscito se dopo dieci anni ci manca così tanto.

Gianfranco Rotondi

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