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Covid-19. Non peggiore non vuol dire migliore

AgenPress. Giorni fa alcuni Media hanno lanciato la notizia che il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, aveva dichiarato che negli ultimi 3-4 giorni si sarebbero intravisti “piccoli segnali di rallentamento” dell’andamento dell’epidemia di Covid in Italia che “potrebbero rappresentare l’inizio degli effetti delle nuove misure restrittive, che sarebbero ben visibili dopo 2-3 settimane dalla loro introduzione”.

La notizia era accompagnata da una disamina tutt’altro che tranquillizzante della situazione ospedaliera. Infatti, alla data del 20 marzo il dato nazionale (41%) superava il livello di allerta del 40% con varie regioni, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte oltre il 50% e le Marche addirittura al 64%. Anche nelle terapie intensive il dato nazionale (37%) superava il livello di allerta del 30% con 6 regioni al di là del 50%. Come precisava il presidente del GIMBE, sono livelli di sovraccarico che aumentano lo stress di personale e servizi ospedalieri e obbligano il rinvio di interventi chirurgici e prestazioni non urgenti.

La situazione così descritta era risultato di un aumento nelle quattro settimane precedenti di tre indicatori, numero di casi attivi, passato da 382000 a 565000, dei pazienti ricoverati in area medica, passato da circa 18000 a oltre 27000 e dei ricoveri in terapia intensiva passati da poco oltre 2000 a circa 3400.

La lettura della stampa di quei giorni mostra che questa notizia fu interpretata molto positivamente, e il dato che molti commenti posero in evidenza fu una piccola diminuzione del tasso di positività.

Fu sottovalutato che si parlava di rallentamento. Questo diede luogo a malintesi che sarebbero stati evitati facilmente tenendo presente la differenza tra i concetti matematici di derivata prima e derivata seconda di una funzione.

Questa osservazione non deve spaventare chi non abbia familiarità con la matematica. Nel titolo la abbiamo tradotta in un’espressione verbale facilmente comprensibile e la differenza può essere chiarita con un semplice esempio.

Supponiamo di trovarci in un’auto i cui freni non funzionino di fronte ad una discesa la cui ripidità diminuisce e che termina contro un muro. Durante la discesa, l’aumento percentuale della velocità dell’auto andrebbe diminuendo, ma purtroppo la velocità dell’auto andrebbe comunque aumentando e sarebbe di poca consolazione la considerazione che la velocità con cui ci si sfracellerà al momento dell’impatto sarebbe stata maggiore se fosse continuato ad aversi l’aumento percentuale della velocità dei primi dieci metri.

Purtroppo interpretazioni superficiali di affermazioni corrette di moderato ottimismo possono favorire comportamenti sociali che contribuirebbero a vanificare anche i piccoli segnali che le hanno giustificati.

Che cosa ci dicono i dati degli ultimi due mesi?

Il primo dato che considereremo è la tendenza osservata nell’andamento dei nuovi contagi giornalieri durante le due settimane precedenti una certa data.

L’uso di una regressione lineare fornisce una stima semplice di questo dato. Il 20 febbraio scorso il suo valore era 12150. Ieri, 29 marzo, esso ha raggiunto il valore di 22390. Nove giorni prima, il valore era stato 21830. Questi dati illustrano ciò che segnalavamo. Nel mese tra il 20 febbraio e il 20 marzo l’aumento percentuale è stato molto maggiore che negli ultimi dieci giorni, però si continua ad avere un aumento percentuale, nonostante esso sia rallentato.

Un leggero indizio favorevole lo fornirebbe la considerazione di un periodo più breve. Infatti, se si fosse considerato l’andamento solamente nei sette giorni precedenti la data in esame, avremmo registrato un piccolo miglioramento tra il 20 marzo (22700), il 24 marzo (21800) e il 29 marzo (21700).

Il dato dei nuovi contagi non è l’unico utile per seguire l’evoluzione della pandemia. Abbiamo ricordato i dati relativi alla pressione sul sistema ospedaliero, misurabile dal numero dei ricoverati in ospedale e in unità di terapia intensiva. A questi si può aggiungere un terzo indicatore, il numero dei casi attivi.

Sono dati che possono registra importante fluttuazioni su base giornaliera, per cui conviene analizzarli su base settimanale.

Nella tabella seguente analizzeremo le loro variazioni rispetto la settimana precedente, sia a livello nazionale che regionale, per le quattro settimane precedenti il 27 marzo: 27/2-6/3 (a), 6/3-13/3 (b), 13/3-20/3(c) e 20/3-27/3 (d).

Regione Attivi Ricoverati in ospedale

In area medica

Ricoverati in

U.T.I.

A B c d a b C d a b C d
Abruzzo 384 -471 -1763 -460 20 -2 19 -45 9 7 -11
Basilicata 3 74 399 304 12 28 44 -109 6 1
Bolzano -1173 -1392 -702 -2611 -30 -28 -34 ‘-27 5 -1 -4 -5
Calabria 281 826 1062 1554 31 26 61 56 4 8 5
Campania 12442 8699 4763 -4794 84 162 28 19 10 2 15 7
Emilia-Romagna 11771 12045 8952 -1378 575 501 265 -52 61 79 47 -1
Friuli-Venezia Giulia 1701 2489 2009 -333 54 95 60 81 1 2 15 2
Lazio 1505 4336 5549 3237 84 276 312 388 26 36 31 55
Liguria 659 369 -313 733 15 6 73 34 9 5 -1 1
Lombardia 16940 13839 9960 2176 872 1134 823 233 130 129 97 61
Marche 238 773 -1037 47 29 95 60 57 17 24 22 8
Molise -45 -113 -233 -325 -6 12 -4 -23 2 -1 -2 1
Piemonte 5812 7222 5320 1588 307 527 571 406 26 59 81 28
Puglia 2396 3514 3705 3565 44 159 226 106 -5 19 34 22
Sardegna -189 123 109 774 -26 -18 2 2 5 2 -4 10
Sicilia -6044 -5857 1863 679 -72 22 47 82 -13 -22 23 5
Toscana 3269 3031 2322 1252 194 251 92 72 21 28 23 24
Trento 404 126 -490 -387 12 7 11 10 -3 7 -8
Umbria -790 -1273 -573 -392 5 -35 -19 4 -2 -6 -27
Valle d’Aosta 29 99 231 288 1 5 10 7 6
Veneto 4271 5770 4260 898 261 209 126 173 35 38 25 49
ITALIA 53946 54249 45393 6425 2359 3452 2908 1560 355 411 405 248

 

Per quanto riguarda i casi attivi,  è ovvio che è preferibile avere un aumento di 6425 che i circa 50000 delle settimane precedenti. Ma oltre a ricordare che pur sempre di un aumento si tratta, sono da sottolineare le grandi differenze tra le diverse regioni. Sette di esse registrano una diminuzione di questo indicatore. Tre di esse in maniera vistosa che richiederebbe un’analisi dettagliata. Nel caso di Bolzano il 22 marzo, l’inizio della primavera è stato accompagnato da 13005 guarigioni in un solo giorno. In Emilia e Romagna si osservano fluttuazioni, di minore entità, nelle guarigioni giornaliere. Infine, nel caso della Campania la variazione, pur maggiore di quelle che si andavano osservando, pare essere in linea con la tendenza delle settimane precedenti. Comunque riduzioni vistose si hanno anche in alcune regioni in cui il dato continua a essere in crescita.

Per quanto riguarda gli altri due indicatori, il fatto che si continui ad osservare un aumento in quasi tutte le regioni è preoccupante, perché potrebbe condurre ad una saturazione dei posti letto disponibili, in particolare nelle unità di terapia intensiva.

Un altro indicatore che desta preoccupazione è il numero dei decessi che è evidentemente correlato ai contagi da una traslazione temporale.

La decrescita dei decessi dagli oltre 5000 casi della settimana tra il 7 e 14 dicembre scorsi ai poco meno di 1600 dell’ultima settimana di febbraio si è interrotta e dall’inizio di marzo i decessi sono andati aumentando per tornare al livello dell’ultima settimana di gennaio. Nelle ultime quattro settimane epidemiologiche, in valore assoluto essi sono stati 2158, 2396, 2818 e 3022 con aumenti percentuali, rispetto alla settimana precedente del 35.3%, 11.2%, 18.1%, e 6.8%. Non insistiamo sul fatto che anche in questo caso il miglioramento si vede solamente nel rallentamento dell’aumento che purtroppo continua.

Da un punto di vista metodologico, vogliamo sottolineare che considerare questi indicatori permette di avere un quadro dell’epidemia in base ai suoi effetti più importanti, e ricordiamo che cinque mesi fa La Repubblica pubblicò una intervista a Bary Pradelsky, in cui si riteneva che ventuno indicatori per definire le politiche di prevenzione di zona fossero troppi e non contribuissero alla trasparenza della decisione.

L’analisi che abbiamo presentato non pare confortare la speranza che i piccoli miglioramenti di cui si parla producano nel breve termine un controllo dell’epidemia, se non in qualche regione. La prospettiva di uno “Zero-Covid” per gennaio-febbraio del 2022 è accompagnata da numerose ipotesi che potrebbero non essere confermate dai fatti.

Nell’immediato, l’inizio della Settimana Santa con di viaggi all’estero, che non possono non farsi ricordare il déjà vu dell’estate scorsa e l’inopportuno ottimismo che può generare l’ampia campagna di vaccinazione, che tra gli operatori sanitari ha mostrato importante effetti positivi, possono favorire scelte individuali e sociali pericolose. Per questo la conoscenza di questi dati può essere utile, soprattutto in quelle regioni dove un tale ottimismo sarebbero totalmente infondato.

Galileo Violini

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