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Covid e visoni. Ancora aperto l’allevamento focolaio a Padova

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AgenPress – L’allevamento di visoni (destinati alla produzione di pellicce) di Villa del Conte, Padova, risulta essere ancora non chiuso definitivamente nonostante la notifica, un mese fa, da parte della locale ULSS6 di una ordinanza di abbattimento di tutti gli animali, dopo che una serie di test hanno confermato l’infezione da coronavirus SARS-CoV-2 (agente eziologico che nell’uomo causa il Covid-19) e dunque la presenza della malattia.
Avverso l’ordinanza della ULSS6 sembrerebbe che l’allevatore abbia intrapreso un contenzioso
amministrativo innanzi al TAR del Lazio che, dopo avere già concesso una sospensiva
all’abbattimento, non dovrebbe esprimersi nel merito prima del mese di luglio!
“Ci rivolgiamo al Presidente del TAR Lazio, dott. Antonino Savo Amodio, al Ministro della Salute
Roberto Speranza e della Giustizia, Marta Cartabia affinché pongano in essere tutte le
opportune verifiche sul contenzioso amministrativo che, di fatto, sta mantenendo “aperto” un
allevamento focolaio di coronavirus nel solo ed unico interesse dell’allevatore che mira a
salvaguardare la sua produzione (quindi comunque ad uccidere gli animali per ricavarne
pellicce), e a tutto discapito della Salute Pubblica” – dichiara Simone Pavesi, Responsabile LAV –
Area Moda Animal Free.

Ci auguriamo che una situazione di emergenza sanitaria di tale gravità per la salute pubblica,
considerata la conferma della presenza del virus pandemico in un allevamento intensivo, non
venga gestita con la prevalente preoccupazione di salvaguardare la produzione di pellicce,
piuttosto che tutelare – con la massima tempestività ed efficacia – i cittadini e la comunità che vive in prossimità di questa struttura.

Secondo l’Ordinanza del Ministro della Salute del 25 febbraio, per la conferma della malattia in un allevamento di visoni è sufficiente rilevare anche una sola positività a test virologici (tamponi oro-faringei e/o rettali) oppure a test di siero-neutralizzazione.
L’allevamento di Villa del Conte è stato oggetto di screening diagnostico dall’11 gennaio, in
attuazione del “protocollo visoni” disposto dal Ministero della Salute nel mese di dicembre
(Circolare 27663 del 21 dicembre 2020) e che consiste in una sorveglianza non sindromica
(ovvero basata su test diagnostici) che per tutti gli allevamenti di visoni si attua con 60 test
virologici (tamponi) ogni 15 giorni; in caso di positività, la procedura prevede il ricorso a test sierologici (doppia metodologia, ELISA e PNRT, questi ultimi – detti di siero neutralizzazione – sono equiparati ai virologici per la conferma della malattia nei visoni).
Sin dal primo giorno di campionamento, l’11 gennaio, nell’allevamento di visoni di Villa del
Conte, sono state intercettate positività al coronavirus, confermate dai successivi accertamenti sino a rilevare 100% di animali tra quelli campionati con presenza di anticorpi specifici SARSCoV-2, dunque con conferma della malattia.

Nell’allevamento di Villa del Conte sono presenti 3.311 visoni “riproduttori”, ovvero gli animali
che avrebbero dovuto dare inizio al ciclo produttivo che quest’anno è stato temporaneamente
sospeso sino al 31 dicembre 2021, come misura anti-Covid con ordinanza del Ministro della
Salute del 21 novembre (prorogata il 25 febbraio) e finalizzata proprio ad evitare di portare a pieno regime questi allevamenti che, notoriamente, possono diventare veri e propri serbatoi di coronavirus anche in considerazione del fatto che nella maggior parte dei casi, i visoni sono asintomatici all’infezione di coronavirus.
Ci sembra opportuno ricordare che il coronavirus nell’allevamento di Villa del Conte è stato
quasi certamente introdotto dagli addetti ai lavori che, come documentato nelle immagini
diffuse dalla LAV lo scorso novembre https://www.lav.it/news/covid-video-allevamenti-visoni, accedevano alla struttura anche in diretto contatto con gli animali ma senza indossare dispositivi di protezione individuale atti proprio a evitare di trasmettere l’infezione ai visoni.

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