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Covid. L’Europa torna focolaio della pandemia. La Gran Bretagna guida la risalita dei contagi

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AgenPress – A guidare la risalita dei contagi in Europa è la Gran Bretagna, dove negli ultimi 28 giorni sono state intercettate un milione e 110mila positività ma dove grazie alla elevatissima copertura vaccinale nel medesimo arco di tempo si è contato un numero di decessi, 4.342, certamente drammatico ma che, senza l’entrata in scena del siero immunizzante, sarebbe stato di gran lunga più pesante.

Per rendersene conto basti pensare alla situazione della Russia, che nello stesso periodo ha registrato 1,05 milioni d’infezioni ma, complice la scarsa aderenza tanto alla campagna vaccinale che alle misure di sicurezza sanitaria da parte della popolazione, anche 31.473 vittime.

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In Francia per gli alunni delle scuole elementari torna l’obbligo di indossare la mascherina anti-Covid-19. In vigore da oggi, il provvedimento è stato preso con l’obiettivo di arginare l’aumento del contagio da coronavirus. Fino ad ora gli alunni del Paese dovevano indossare il dispositivo di protezione delle vie respiratorie in 61 dipartimenti.

La Germania fa segnare un record in negativo, l’ennesimo, nella lotta al Covid-19. Secondo gli ultimi dati diffusi questa mattina dal ‘Robert Koch Institut’, nell’ultima settimana il rapporto dei nuovi casi su 100mila persone fa segnare quota 303, per la prima volta al di sopra dei 300 dall’inizio della pandemia. Il numero supera inoltre dopo una sola settimana il precedente record che si era attestato al di sopra di quota 200.

La Germania, 80 milioni di abitanti, fa segnare solo il 67,5% della popolazione vaccinata con due dosi, mentre dallo scorso sabato, dopo appena un mese, la popolazione può nuovamente accedere ai test in maniera gratuita. Intanto, proprio nel tentativo di arginare la corsa del coronavirus, il governo di Berlino sarebbe intenzionato a reintrodurre misure restrittive. Tra queste sembra sempre più imminente un ritorno allo smart working.

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E non va meglio in Ucraina, con 613mila contagi in meno di un mese e 17.151 morti. Nel tentativo di smaltire l’inedito numero di salme, gli impianti funerari di Kiev sono stati costretti a raddoppiare le cremazioni rispetto ai mesi estivi. La notizia giunge mentre il governo rende noto un decreto per offrire un incentivo in denaro a chi deciderà di vaccinarsi, come annunciato dal presidente Volodymyr Zelensky: nella nazione da lui guidata meno di un terzo della popolazione è stata completamente vaccinata. Più in generale, è l’Europa dell’est e del nord a subire, in questa fase, il ritorno del virus.

Si tratta di una situazione che l’Ecdc, il Centro europeo per il controllo delle malattie, nella sua ultima valutazione del rischio che ha preso in esame i dati disponibili fino al 12 novembre ha definito “molto preoccupante”, “caratterizzata da un rapido e significativo aumento dei casi” nella maggior parte dei Paesi dell’Unione. Oltre ai paesi già citati, la circolazione del coronavirus è particolarmente attiva in Slovenia, Croazia, Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca, che registrano tra i 1.000 e i 1.500 contagi per milione di abitanti al giorno. Anche i ricoveri in terapia intensiva e la mortalità stanno aumentando in modo allarmante.

La Bulgaria, dove solo il 20% degli abitanti ha ricevuto due iniezioni di vaccino, presenta un record di 24 morti per milione di abitanti al giorno, mentre la Romania (30% di vaccinati) ne piange 17 per milione ogni giorno. “Il picco delle contaminazioni sembra essere stato raggiunto in Bulgaria e Romania, il che potrebbe presto portare a uno schiarirsi di questo quadro plumbeo”, si augura il professor Antoine Flahault, uno degli autori del rapporto presentato a Ginevra. Questa nuova ondata sta ora raggiungendo i paesi del nord. Pur rimanendo su livelli inferiori rispetto all’Est, il numero di casi per milione di abitanti è ormai alle stelle in Danimarca (500 al giorno), Belgio (860), Paesi Bassi (785), Irlanda (830) e Germania (450).

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