Covid. Mortalità. L’Italia è uno dei paesi che ha subito maggiormente l’impatto dell’epidemia

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AgenPress – Lo scenario di diffusione dell’epidemia COVID-19 nel nostro Paese può essere sintetizzato in tre fasi.
La prima, compresa nel periodo da febbraio a fine maggio 2020 (prima ondata),
si è caratterizzata per una rapidissima diffusione di contagi e decessi e per una forte concentrazione territoriale, prevalentemente nel Nord del Paese. Nella stagione estiva, da giugno a metà settembre (fase di transizione), la diffusione dei nuovi casi è stata inizialmente molto contenuta, ma alla fine di settembre si sono identificati focolai sempre più numerosi in tutto il Paese.

A partire dalla fine di settembre (seconda ondata) i casi sono di nuovo
aumentati con un ritmo esponenziale in gran parte del Paese e solo da metà novembre si è
osservato un calo dell’incidenza dei contagi; i decessi hanno seguito un andamento analogo
ma posticipato di circa due settimane.
Tra il mese di febbraio e il 30 novembre 2020 sono stati diagnosticati dai Laboratori di Riferimento regionale 1 milione 651 mila 229 casi positivi di COVID-19, riportati al Sistema
Nazionale di Sorveglianza Integrata dell’ISS entro il 20 dicembre 2020. Nello stesso periodo
si sono registrati 57 mila 647 decessi avvenuti in persone positive al COVID-19.

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Tanto nella prima quanto nella seconda ondata è rimasta pressoché invariata la percentuale di soggetti deceduti in età inferiore ai 50 anni che si attesta attorno all’1% per entrambi i generi. La classe degli over 80 risulta quella con la più alta percentuale di decessi per COVID-19 (il 60% dei decessi complessivi), la classe 70-79 raccoglie un quarto dei decessi COVID-19, mentre quella 60-69 il 10%.

Tra la prima e la seconda ondata la distribuzione dei decessi COVID-19 nel territorio cambia
moltissimo. Nei mesi di febbraio-maggio i decessi COVID-19 si concentrano principalmente nel Nord del Paese (85%), scendono all’8% nel Centro e al 6% nel Mezzogiorno. Nei
mesi di ottobre e novembre invece la pandemia ha effetti anche nel resto dell’Italia con un
aumento cospicuo dei decessi anche nelle regioni centro-meridionali (41% del totale dei
decessi COVID-19 in Italia nello stesso periodo).
Da fine febbraio a novembre i decessi COVID-19 rappresentano il 9,5% del totale dei decessi del periodo; durante la prima ondata epidemica (febbraio-maggio) questa quota è stata
del 13%, mentre nella seconda ondata il contributo complessivo dei decessi COVID-19 è
passato al 16% a livello nazionale (con un considerevole aumento nel mese novembre). Se
si considerano i contributi per fasce di età dei decessi COVID-19 alla mortalità generale si
può notare come, a livello nazionale, la mortalità COVID-19 abbia contribuito al 4% della mortalità generale nella classe di età 0-49 anni, all’8% nella classe di età 50-64 anni, all’
11% nella classe di età 65-79 anni e all’8% negli individui di 80 anni o più.
La mortalità in eccesso, rispetto ai 5 anni precedenti, in Lombardia e Emilia-Romagna è
minore nella seconda ondata, mentre in Veneto, Valle d’Aosta e Piemonte risulta maggiore.
L’eccesso di mortalità è un importante indicatore dell’impatto complessivo dell’epidemia,
non solo tenendo conto dei decessi attribuiti direttamente a COVID-19, ma anche di quelli che possono essere sfuggiti al sistema di sorveglianza perché non diagnosticati o dei
decessi indirettamente collegati alla pandemia, quali le morti causate da un trattamento
ritardato o mancato a causa di un sistema sanitario sovraccarico.

L’eccesso di mortalità è stato stimato confrontando, a parità di periodo, i dati del 2020
con la media dei decessi del quinquennio precedente (2015-2019). Nel periodo febbraio novembre 2020 si stimano complessivamente circa 84 mila morti in più rispetto alla media
febbraio-novembre del 2015-2019. I decessi di persone positive al COVID-19 registrati
dalla Sorveglianza integrata riferiti allo stesso periodo rappresentano il 69% dell’eccesso
totale.
Dalla fine di febbraio 2020 si è osservata una netta inversione di tendenza rispetto alla favorevole evoluzione della mortalità che aveva caratterizzato la stagione invernale 2019-2020;
nel primo bimestre dell’anno, infatti, erano stati registrati meno decessi rispetto alla media
dei cinque anni precedenti. . A marzo e aprile, invece, contemporaneamente alla
prima ondata di diffusione dell’epidemia di COVID-19, si osserva un importante incremento
dei decessi per il complesso delle cause rispetto al livello atteso sulla base della media del
periodo 2015-2019, con i decessi COVID-19 che rappresentano il 61,5% dell’eccesso di
mortalità.
Un eccesso di decessi per il complesso delle cause, seppure con intensità e cadenza variabile, è stato evidenziato in molti altri Paesi europei in corrispondenza della prima ondata epidemica.   L’Italia è uno dei paesi che ha subito maggiormente l’impatto dell’epidemia di COVID-19 in termini di mortalità.

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