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Decreto liquidità. Paragone. Si scrive 200 mld si legge 2,7 mld. Tutti gli inganni

Agenpress – “Vi ricordate quando il premier Conte in trasmissione aveva annunciato dei provvedimenti che sarebbero stati stanziati a sostegno dell’economia? 400 miliardi di euro, li aveva definiti “poderose risorse.” Aveva spiegato: “200 miliardi a garanzie sui prestiti, per le imprese anche piccolissime, e 200 miliardi per l’export”. Il tono utilizzato era trionfale. I modi paternalistici. Ma a conti fatti e stando attenti a non farci ingannare dalla illusoria grandezza delle cifre, si capisce benissimo che quanto previsto dal decreto per dare liquidità e per salvare anche “le imprese piccolissime” non è neanche lontanamente sufficiente.

Probabilemente “Nel magico mondo del premier” -commenta Enrico Zanetti ex viceministro all’Economia, le quantità sono diverse- “I commi che contano sono quelli che fissano le cifre massime, ma nella realtà bancaria e imprenditoriale ciò che conta sono i commi che fissano i plafond reali di spesa”. Come riporta “Il corriere della sera”, infatti, i miliardi previsti per garantire i finanziamenti alle imprese, nel mondo della realtà valgono appena 2,7 miliardi. 1 miliardo per i prestiti alle grandi imprese e 1,7 miliardi per i finanziamenti PMI e lavoratori autonomi. Con 1,7 miliardi di euro disponibili per le garanzie si potranno coprire al massimo prestiti per 5,16 miliardi, dal momento che  il consiglio del Fondo di garanzia ha considerato il rischio elevato, ha deliberato una leva molto bassa. Per ogni euro tre devono essere accantonati.

Se il Fondo crollasse, toccherebbe agli amministratori del Fondo risponderne penalmente, non di certo a Gualtieri o a Conte. Questo significa che i fondi disponibili per garantire prestiti ai 9,3 milioni di PMI e partite IVA aperte, consentono 350.000 prestiti se il valore del prestito di ciascuno è quello massimo 25.000, 200.000 se il valore medio è di 15.000 euro. Per quanto riguarda i 200 miliardi per l’export, “La verità” spiega che la leva in questo caso è maggiore, ma vale comunque 10 volte meno rispetto alle promesse di Conte.
Questione importante su cui riflettere, al dil à delle cifre, è che le garanzie non sono erogate direttamente dal Tesoro. Le banche sono le mediatrici. Evidentemente si spera che gli intoppi burocratici o logistici possano allungare i tempi e deviare l’attenzione dalla responsabilità politica. Così come accade con i bonus dell’Inps e della cassa integrazione. Ma i nodi vengono al pettine… (tratto Da Gianluigi Paragone)

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