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Def. Via libera del Cdm. Altri 55 mld di indebitamento netto

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Agenpress – E’ in arrivo un nuovo decreto con un pacchetto di misure per una “drastica semplificazione” in settori “cruciali per il rilancio degli investimenti che interesserà appalti, edilizia, commercio e controlli.

E’ quanto si legge nella bozza del Def, in cui si precisa che l’emergenza Covid-19 “impone di accelerare il processo di digitalizzazione e, in alcuni casi, di adottare misure di deroga, eccezionali o comunque temporanee, nel rispetto dei principi generali”.

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L’esperienza dell’emergenza, si sottolinea nella bozza, può essere di insegnamento per introdurre semplificazioni di tipo permanente e non più solo eccezionale. Nel dettaglio si stanno preparando misure “di natura temporanea ed eccezionale, per accelerare subito la ripartenza economica riducendo gli oneri amministrativi e semplificando il regime dei controlli, da incentrare soprattutto sul contrasto all’inerzia delle pubbliche amministrazioni”.

Ma si guarda anche alla costruzione di “una disciplina a regime ampiamente semplificata, ricondotta ai livelli minimi richiesti dalla normativa europea, orientata alla crescita e alla innovazione,improntata a criteri di qualità della regolazione e di più agevole e sicura attuazione da parte degli amministratori pubblici, con tempi certi”.

“Le misure adottate dal Governo per contenere la diffusione del virus e proteggere le imprese e  l’occupazione potrebbero favorire una ripresa abbastanza rapida dell’attività economia non appena la crisi sanitaria sarà rientrata.  In ragione di ciò ci si attende un parziale recupero del pil già a partire dal terzo trimestre, che si prolungherà fino alla fine  dell’anno” si legge ancora nellabozza del Def discussa in  Consiglio dei ministri.

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I consumi privati registreranno un crollo del 7,2% nel 2020 per poi recuperare e tornare a crescere del 4% nel 2021.

Tasso di disoccupazione in aumento all’11,6% e occupazione in discesa del 2,2%, con un monte di ore lavorate che crolla del 6,3%. Sono le stime per il 2020 relative al mercato del lavoro. I redditi da lavoro dipendente, secondo quanto si legge nella tabella, nel corso dell’anno dovrebbero registrare una contrazione del 5,7%.

“Nel medio periodo sarà inoltre importante assicurare la massima efficacia degli interventi adottati dal Governo  affinché le perdite economiche da affrontare quest’anno rimangano temporanee e non vadano ad intaccare in misura strutturale il sistema  produttivo e il potenziale di crescita dell’economia. In particolare  occorre scongiurare un ridimensionamento del tessuto aziendale e proteggere l’occupazione”.

L’obiettivo “prioritario della strategia seguita dall’Italia” nell’emergenza Coronavirus “è stata la minimizzazione delle perdite umane e del numero di ricoveri ospedalieri, in particolare in terapia intensiva. Al contempo, la capacità del sistema ospedaliero è stata fortemente incrementata, al punto che a metà aprile il numero di letti per terapie intensive risultava aumentato di due terzi in confronto a fine febbraio”.

Il Governo intende richiedere al Parlamento “un ulteriore innalzamento della stima di indebitamento netto e di saldo netto da finanziare: la Relazione al Parlamento incrementa la deviazione temporanea di bilancio a ulteriori 55 miliardi in termini di indebitamento netto (pari a circa 3,3 punti percentuali di Pil) per il 2020 e 24,6 miliardi a valere sul 2021 (1,4 per cento del Pil)”.

Con uno scenario “avverso” e una recrudescenza tale del virus da imporre nuove chiusure delle attività produttive e restrizioni ai movimenti dei cittadini, si avrebbe non solo una contrazione media più accentuata del Pil (-10,6 per cento in media d’anno sui dati grezzi), ma anche un effetto di trascinamento negativo sul 2021 la crescita media del Pil nel 2021 “risulterebbe pari a solo il 2,3 per cento.

Un maggiore recupero della perdita di prodotto subita nel 2020 avverrebbe solamente nel 2022, anno non coperto dalla previsione qui presentata”. Nel documento approvato dal Cdm è stimato per l’anno in corso un prodotto interno lordo in calo di 8 punti, un deficit che balzerà dall’1,6% al 10,4% ed un debito pubblico in salita dal 134,8% di fine 2019 al 155,7%.

Dal punto di vista della finanza pubblica, se si realizzasse invece lo scenario avverso, “si avrebbe un ulteriore peggioramento dei saldi di bilancio. In via approssimata, si può valutare che per ogni punto di Pil in meno il deficit della Pa aumenterebbe di 0,43 punti percentuali in rapporto al Pil. Ne verrebbe ovviamente anche impattato il rapporto debito/Pil”.

Il governo stima i proventi da privatizzazioni e altri proventi finanziari pari allo 0,2 per cento del Pil (circa 3,6 miliardi) all’anno nel periodo 2020-2021.

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