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Focus Censis Confcooperative. “Imprese: dopo le macerie la ricostruzione, ecco l’Italia che ce la fa”

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AgenPress – «Innovazione, sostenibilità ambientale ed export sono il “vaccino” del sistema imprenditoriale italiano post Covid19». Così Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, commenta i dati del Focus Censis Confcooperative “Dopo le macerie la ricostruzione, ecco l’Italia che ce la fa” diffuso oggi nel corso dell’assemblea nazionale di Confcooperative. «Le start up innovative guidano la riscossa del Mezzogiorno. Le imprese green assumeranno entro il 2024 1,6 milioni di persone, 6 ogni 10 nuovi posti di lavoro. Le imprese che esportano hanno retto meglio l’onda d’urto della pandemia».

Startup: a settembre le startup innovative hanno superato quota 12mila (+10,3% negli ultimi 12 mesi) con una crescita che non si è arrestata nemmeno nel mezzo dell’emergenza sanitaria. Una start up innovativa su quattro, tra quelle nate durante il lockdown, è stata costituita nelle regioni del Sud.

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Green: Entro il 2024 il fabbisogno occupazionale complessivo del sistema produttivo italiano sarà pari a 2,6 milioni di occupati. Di questi, le imprese ne richiederanno 1,6 milioni con competenze green di cui 978mila con competenze elevate nella sostenibilità ambientale. Tra le 700mila aziende che lo scorso anno hanno investito in competenze professionali green 1 su 3 sono al Sud. Lo stesso rapporto è confermato tra le 300 mila imprese che nello stesso periodo hanno investito in tecnologie che riducono l’impatto ambientale, anche qui oltre il 31% è nelle regioni meridionali.

Tra le imprese export oriented 8 su 10 hanno una strategia di risposta alla crisi, tra chi non esporta il rapporto scende a 6 su 10; il rischio di un calo di fatturato di oltre il 50% tra le aziende che esportano è inferiore al 6% rispetto a quelle che non vendono oltre confine; il rischio di chiusura delle prime è più basso del 7% rispetto alle seconde.

START UP INNOVATIVE, MEZZOGIORNO PROTAGONISTA: A fine settembre le start up hanno superato la soglia delle 12mila unità, con un incremento del 10,3% rispetto al 2019 e segnando anche fra maggio e giugno un aumento dell’1,7%, pari a 190 strutture nuove registrate (tab. 1). Anche durante la fase più critica del contagio, i dati di variazione sono rimasti positivi: +1,4% fra febbraio e marzo, +0,3% ad aprile, +0,6% a maggio rispetto al mese precedente. In sostanza, se consideriamo il periodo tra il 1° marzo e il 31 maggio, la “macchina dell’innovazione” – nonostante il lockdown – ha garantito la nascita in media di tre start up al giorno.

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La distribuzione territoriale vede una maggiore concentrazione delle start up nelle regioni del Nord Ovest (34,5%), seguite dalle regioni del Mezzogiorno (24,5%), dal Nord Est (20,8%), e infine del Centro (20,3%). Lombardia (27,3%), Lazio (11,3%), Veneto (8,3%) e Campania (8,1%), sono nell’ordine le regioni a più ampia presenza di start up e insieme raggiungono il 55% del totale.

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