Hong Kong. Tam Tak-chi, attivista pro democrazia, condannato a 40 mesi di carcere per “sedizione”

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AgenPress – L’ex vicepresidente di People Power, Tam Tak-chi, è stato condannato a 40 mesi di reclusione mercoledì dopo essere stato ritenuto colpevole di 11 capi d’accusa contestati nella prima metà del 2020, tra parole sediziose, disordine pubblico e incitamento a partecipare a un’assemblea non autorizzata. 

È stata la prima persona a essere processata ed essere condannata in base a una legge sulla sedizione dell’era coloniale del 1997.

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Gli studiosi di diritto hanno affermato che il reato di sedizione dell’era coloniale non era stato usato per decenni, pur prendendo atto del probabile maggior ricorso dato che altri attivisti sono stati arrestati per gli stessi reati contestati a Tam. La legge sulla sicurezza nazionale, accusata di strozzare le libertà, prevede rigide disposizioni su cauzione e poteri di polizia ampliati in un regime legale che punisce la sovversione, il terrorismo e la collusione con le forze straniere fino all’ergastolo.

Tam, politico ed ex conduttore radiofonico, è stato riconosciuto colpevole, dal giudice Stanley Chan del tribunale distrettuale, che ha anche comminato una multa di 5.000 dollari di Hk (638 dollari Usa), scrivendo nella sua sentenza, citando le proteste del 2019, che “il tribunale non poteva togliere la realtà sociale e politica come sfondo per la condanna, che ha permesso una migliore comprensione della gravità del crimine e il suo scopo politico”.

Chan, che è uno dei giudici selezionati dalla governatrice Carrie Lam per gestire i casi di sicurezza nazionale, ha accolto la tesi dell’accusa secondo cui l’uso pubblico da parte di Tam dello slogan di protesta, popolare nel 2019 (“Libera Hong Kong, rivoluzione dei nostri tempi”), portava connotazioni a favore dell’indipendenza.

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L’attivista 50enne è stato anche condannato per quattro reati di ordine pubblico, tra cui l’organizzazione di un’assemblea non autorizzata e disordini condotta in luogo pubblico.

I suoi avvocati avevano chiesto una sentenza clemente, dicendo che Tam non ha mai sostenuto la violenza e stava solo usando “osservazioni estreme” per esprimere le sue emozioni.

Ma il giudice  ha affermato che era necessaria una sentenza deterrente, perché alcuni dei reati sono stati commessi dopo l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale e mentre Tam era in libertà vigilata.

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