Il Papa: non saremo giovani per sempre, ma la vecchiaia ci prepara all’eternità

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Il Papa ricorda che la missione dei vecchi è sfatare “l’illusione tecnocratica di una sopravvivenza biologica e robotica” ed è invito a guardare all’abbraccio nel grembo di Dio, che sarà una nuova “generazione nello Spirito”, una “nascita dall’alto”


AgenPress. La “nascita dall’alto”, che ci consente di “entrare” nel regno di Dio, è una generazione nello Spirito, un passaggio tra le acque verso la terra promessa di una creazione riconciliata con l’amore di Dio. È una rinascita dall’alto, con la grazia di Dio. Non è una rinascita fisica, un’altra volta.

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“Perché la vecchiaia è – in molti modi – disprezzata? Perché porta l’evidenza inconfutabile del congedo di questo mito, che vorrebbe farci ritornare nel grembo della madre, per ritornare sempre giovani nel corpo”.

Cercare il benessere è giusto, rimuovere la vecchiaia no

La tecnica, assecondando questo mito, “in attesa di sconfiggere la morte” cerca di “tenere in vita il corpo con la medicina e la cosmesi, che rallentano, nascondono, rimuovono la vecchiaia”. Naturalmente, sottolinea il Papa, “una cosa è il benessere, altra cosa è l’alimentazione del mito”. E qui, lasciando il discorso preparato, ricorda “i tanti trucchi, tanti interventi chirurgici per apparire giovani”.

Mi vengono in mente le parole di una saggia attrice italiana, la Magnani, quando le hanno detto che dovevano toglierle le rughe, e lei disse: “No, non toccarle! Tanti anni ho avuto per averne: non toccarle!”. È questo: le rughe sono un simbolo dell’esperienza, un simbolo della vita, un simbolo della maturità, un simbolo di aver fatto un cammino. Non toccarle per diventare giovani, ma giovani di faccia: quello che interessa è tutta la personalità, quello che interessa è il cuore, e il cuore rimane con quella giovinezza del vino buono, che quanto più invecchia più buono è.

Nella vecchiaia scopriamo “l’amore per la destinazione finale”

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Se possiamo vedere i segni dell’amore evangelico, chiarisce il Pontefice, “possiamo anche ‘entrare’ nel regno, con il passaggio dello Spirito attraverso l’acqua che rigenera”. Ed è proprio la vecchiaia la condizione, “concessa a molti di noi” per assimilare intimamente “il miracolo di questa nascita dall’alto”, infatti “non comunica nostalgia della nascita nel tempo, ma amore per la destinazione finale”.

In questa prospettiva la vecchiaia ha una bellezza unica: camminiamo verso l’Eterno. Nessuno può rientrare nel grembo della madre, e neppure nel suo sostituto tecnologico e consumistico. Sarebbe triste, seppure fosse possibile. Il vecchio cammina in avanti, verso la destinazione, verso il cielo di Dio. Il vecchio cammina con la sua saggezza vissuta durante la vita.

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