Il romanzo “Passaggi di proprietà” di Salvatore Enrico Anselmi candidato al Premio Campiello e al Premio Comisso 2022

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AgenPress. Una voce narrativa singolare e desueta, che si distingue nel contesto contemporaneo, è quella che caratterizza Passaggi di proprietà il nuovo romanzo di Salvatore Enrico Anselmi. Il libro deve essere letto secondo significativi percorsi esegetici che ne evidenziano l’originalità, la struttura e il carattere organico.

Passaggi di proprietà può essere considerato la storia di un dipinto, il quale parla in prima persona ad apertura di libro e nell’ultimo capitolo, dichiarando, quasi attraverso un’anamorfica personificazione, la propria natura di personaggio, di attante, di parte chiamata in causa nella vicenda. La stessa è narrata come una diacronica successione di eventi che attraversano i secoli, dalla prima metà del Cinquecento, quando il giovane pittore Giovanni Adinolfi esegue l’opera, un’Annunciazione, per i Ricciardeschi di Collalto, all’età barocca e ottocentesca, fino a dilatarsi con maggior densità narrativa nel XX secolo, giungere all’età contemporanea e superarla in direzione di un contesto futuribile, secondo un epilogo distopico.

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Gli avvenimenti assumono la connotazione più varia: furti, recuperi, restauri, vendite. Ascese e cadute in disgrazia, affermazioni e contraddittorie negazioni delle stesse, ispirazione creativa e prosaica mercificazione, unità familiari e sociali al collasso, derive morali e gracilità dell’indole costituiscono il contesto nel quale operano tutti coloro che, a vario titolo, sono parte integrante o collaterale della narrazione: mecenati, artisti,  collezionisti, eredi della famiglia aristocratica che commissiona l’opera e la conserva nella sua quadreria, restauratori, nuovi acquirenti, studiosi d’arte.

In questo contesto il dipinto svolge, secondo le relative variazioni prospettiche, il ruolo di soggetto attivo, di oggetto passivo, di testimone muto o personaggio comprimario allo svolgimento delle vicende che si articolano, si dipanano secondo ritmi e cadenze mutevoli.

Il titolo, in prima istanza, pertiene dunque proprio al succedersi dei passaggi di proprietà dell’opera nel tempo, secondo un’originale “biografia” della stessa. Ciò sulla scorta di una considerazione ontologica: la vita degli oggetti e delle opere d’arte, se non interrotta a seguito di accadimenti casuali o di atti distruttivi voluti, perdura ben oltre l’esistenza degli uomini, di coloro che hanno realizzato e prodotto quegli stessi oggetti, di coloro che li hanno posseduti e che di fatto ne sono stati soltanto momentanei titolari chiamati a trasmetterli.

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Una disincantata e casuale ciclicità dei fatti, dunque, nella considerazione caduca dell’esistenza, prende parte prioritaria nel romanzo se questo viene sottoposto a una lettura distaccata. Il ruolo della casualità, invece, assume rilevanza altra se il romanzo viene sezionato nelle singole parti che lo costituiscono, secondo l’evolversi dei fatti nel corso dei singoli capitoli. Il pervicace perseguimento, volontario ed agito assume allora un ruolo altrettanto pertinente e definitorio.

In parallelo, tuttavia, in osservanza al carattere etico della scrittura che informa di sé il testo, il tenore complessivo assume un’intonazione indulgente, talvolta lirica ed evocativa, spesso sarcastica, cinica e di condanna rivolta al contesto sociale.  In armonia con tale aspetto, che vena in filigrana il libro, il significato ulteriore dei passaggi di proprietà riguarda anche la presunzione di alcuni uomini, di alcuni personaggi di poter possedere altri esseri umani, di poterne indirizzare a piacimento il destino della loro vita, di poter controllare premesse, abbrivio esistenziale ed epilogo. Il persistere dell’ombra proiettata intorno a sé da un cospicuo gruppo di personaggi negativi, che si coagulano quasi come nemesi da una generazione all’altra all’interno della famiglia Ricciardeschi di Collalto, ne è la riprova.

L’altro aspetto pregevole che distingue Passaggi di proprietà è l’articolata struttura organica. Si può infatti considerare un romanzo di romanzi, una storia costruita grazie al continuo rimando di storie concatenate tra loro, da quello che appare come l’esito di una mescolanza tra fluire casuale e azioni scientemente perseguite e volute. È un romanzo storico, di formazione, intimistico, un romanzo che si apparenta alla saggistica senza perdere la freschezza partecipata alla narrazione, anche quella più rocambolesca e rarefatta, redatta dall’io narrante. Si accosta in conclusione di vicenda alla distopia fantascientifica e ribaltata da inaspettati rivolgimenti. La compresenza di tali caratteri ne accentuano la varietà pur in seno a un disegno organico e coerente che il lettore può apprezzare al meglio mutando la prospettiva di osservazione circa la vicenda, avvicinandosi o prendendo le distanze da un punto di vista volutamente altro e allontanato.

Il lettore è dunque tenuto a mantenere saldo l’ancoraggio alla narrazione e alla mutevole, densa, colta prosa che si avvale di tutti i registri espressivi, quelli alti ed elevati, che ne caratterizzano con prevalenza la struttura formale, così come quelli intermedi e bassi, triviali, sanguigni. La nobiltà, di antico lignaggio ma di gracile spessore etico, convive con il popolo pezzente e straccione, l’intellettuale con il ladro, il restauratore col mercante privo di scrupoli, l’ignorante che non sa più ravvisare il reale valore della vita e degli uomini, con l’immorale e con la vittima designata. Carnefici ed eroi, uomini comuni e comuni storie quotidiane, eccezionali rivolgimenti e derive introspettive scarnificano l’essere vivente, agente nel romanzo, fino al nucleo e lo restituiscono alla sua natura più autentica.

La varietà del romanzo, che è una storia di storie, si rafforza anche nel carattere meta-linguistico e meta-narrativo dal quale è fortemente caratterizzato. È questo un altro motivo di assoluta originalità, è uno dei principali intenti e pilastri di sostegno della struttura stilistica complessiva. La lingua, il lessico, l’intelaiatura morfo-sintattica, il tenore generale della narrazione subiscono, nei vari capitoli, variazioni consistenti e mutevoli nell’intento di operare un adeguamento mimetico alla lingua e alle clausole stilistiche della parola scritta e parlata nelle diverse epoche toccate dalle vicende.

Risulta chiaro come la finalità individuata dall’autore si concretizzi in un’operazione di coerente mimesi delle civiltà e dei contesti di riferimento, delle epoche storiche e del milieu culturale che di volta in volta emergono per citazioni dirette e mediate. Lo scopo è stato quello di operare un’azione di reciproco rispecchiamento tra contenuti e componente formale, tra età lontane nel tempo o contemporanee e patrimonio espressivo proprio di quello stesso tempo. Anche secondo questa prospettiva Passaggi di proprietà si qualifica per una connotazione complessa e organica.

Da tali considerazioni si ricava un conclusivo punto fermo. Emerge l’approccio dello studioso e del saggista che perdono la condizione di terzietà asettica per diventare alter ego al servizio dello scrittore. E in Passaggi di proprietà lo scrittore è curioso e onnivoro, si serve di un registro alto e basso, elevato e manipolatore di accenti diversi e movenze narrative variegate. Emergono a chiare lettere la rigorosa e filologica ricostruzione storica delle età trascorse: la Roma cinquecentesca e barocca, il clima bohemien dell’ambiente artistico in età moderna, la crisi identitaria post-risorgimentale, la messa in discussione dei principi bacchettoni e tradizionalisti della buona società otto-novecentesca, la tragica distruzione delle certezze di vita e di sopravvivenza all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. I

l trasvolo sulle vicende più vicine sancisce, infine, lo smarrimento definitivo del senso etico che dovrebbe connotare le azioni e l’affermarsi dei soli interessi economici durante il boom, per arginare le congiunture e le crisi energetiche successive.

La società liquida che vaporizza in quella aeriforme, contemporanea e tristemente proiettata verso un possibilismo futuro, di salvezza o generale devastazione, costituisce un nucleo verso il quale convergono crisi identitarie, soggettive e comunitarie. Anche in questa fattispecie lo strumento linguistico assume parametri coerenti e straordinariamente icastici, in bilico tra espressività concitata e asettica rarefazione.

 

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