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Incidenti sul lavoro. Nel 2018, 600mila infortuni, 1133 morti. Enpap attiva tavolo tecnico

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Agenpress – Non passa giorno in cui la cronaca nazionale e/o locale non dia notizia di morti o di incidenti avvenuti sui luoghi di lavoro. Nel 2018, dalle rilevazioni dell’Anmil, l’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro, in Italia ci sono stati oltre 600mila infortuni e 1.133 morti.

Dai dati ufficiali, si è calcolato che solo negli ultimi otto mesi in media si sono verificate tre morti al giorno sul lavoro. ENPAP, l’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi, alla luce di questi eventi drammatici che non accennano a diminuire, ha avviato un tavolo tecnico, che coinvolge alcuni tra gli Psicologi italiani esperti in tema di sicurezza sul lavoro, finalizzato a canalizzare i contributi della Psicologia per migliorare gli aspetti della sicurezza sul lavoro.

«Quello degli incidenti sul lavoro, con tutta la sofferenza che crea alle persone, è un tema a cui siamo grandemente sensibili, come Psicologi» afferma il Presidente Torricelli. «A questo si aggiunge la consapevolezza dei grandi danni anche economici che gli incidenti sul lavoro creano ai sistemi produttivi, alle aziende e al sistema Paese. Gli studi scientifici confermano, infatti, che ogni volta che c’è un grave incidente sul lavoro, oltre a distruggersi vite si perde una grande quantità di denaro: si riduce la produttività nei reparti, si perdono competenze, crolla la reputazione pubblica dell’azienda e anche dell’intero Paese». E, aggiunge il Presidente Torricelli, «Questo discorso interessa ENPAP anche nella sua qualità di investitore istituzionale. Investiamo e vorremmo investire sempre di più in Italia il denaro che amministriamo: al contempo, non possiamo evitare di applicare i criteri anche di qualità etica che sempre usiamo per selezionare gli investimenti. La produttività e la reputazione sono criteri che sempre più orientano le scelte di investimento di tutti gli investitori che finanziano la crescita.

È frustrante, per noi, sapere che si potrebbe fare tanto – applicando le conoscenze della Psicologia – per ridurre sofferenze e danni economici legati agli incidenti sul lavoro e che non lo si faccia. Vogliamo impegnarci per questo scopo e mettiamo a disposizione le competenze della nostra categoria attraverso i lavori di questo Tavolo Tecnico, costituitosi come Comitato Scientifico per preparare un convegno nazionale su questi temi che si terrà nella seconda metà del 2020».

Oltre al Presidente ENPAP Felice Damiano Torricelli e alle consigliere Stefania Vecchia e Chiara Santi del CdA ENPAP, ai colleghi Paolo Campanini, Federico Conte e Luca Pezzullo del Consiglio CIG ENPAP, hanno colto l’invito a sedersi al tavolo di discussione gli Psicologi Cristian Balducci, docente di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, Pier Giovanni Bresciani, Professore a contratto di Psicologia del Lavoro all’Università di Urbino e Progettazione formativa all’Università di Bologna oltre che Presidente Siplo (Società italiana di psicologia del lavoro e dell’organizzazione), Fabio Tosolin, docente di Psicologia del Lavoro e di Tecnologie per l’Apprendimento in diverse Università e autore di numerose ricerche sperimentali e di testi su Performance Management, Performance Matrix, Learning Technologies e Performance Based Training, Carlo Bisio, ha insegnato presso l’Università di Milano Bicocca e altri atenei, ha un Master in ergonomia e il Diploma NEBOSH, è Graduate Member of IOSH e consulente e formatore specializzato nel management della sicurezza e del benessere organizzativo.

Quali sono le chiavi di lettura che già in questa fase di avvio del tavolo di lavoro sono individuabili? «La situazione economica in un Paese può influenzare in maniera significativa le condizioni di lavoro», premette il Professor Cristian Balducci, membro della task force ENPAP: «Sappiamo che le organizzazioni investono meno in prevenzione nei momenti di crisi e che i tagli al budget degli organi di vigilanza possono determinare un allentamento della pressione esercitata sulle organizzazioni.

Questa pressione è fattore importante per una gestione adeguata della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, anche alla luce di quanto è emerso dai dati dell’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro nel 2018. Il rapporto annuale dell’ispettorato nazionale del lavoro dello stesso anno ha evidenziato un tasso di irregolarità delle aziende ispezionate del 77,09% in aumento di 3,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Tutto ciò parla di diffusa carenza di attenzione, da parte delle imprese ispezionate, anche a quegli obblighi di carattere generale che sono alla base della tutela del lavoratore, tra cui gli obblighi di sorveglianza sanitaria, di formazione e informazione e di valutazione dei rischi.

Non ultimo, è bene considerare che, come rilevato dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro le aziende di più piccole dimensioni presentano in generale una più scarsa compliance alla normativa sulla salute e la sicurezza sul lavoro». E l’Italia si caratterizza proprio per la maggioranza di imprese di piccole dimensioni sul suo territorio.

Quanto incide lo stress quotidiano che vive il lavoratore sul come vengono recepite e applicate le norme di sicurezza? «Un lavoratore che è sotto stress e tensione è più facile che incorra in errori di diverso tipo, volontari e involontari, anche in relazione all’adozione di comportamenti sicuri, ossia in linea con norme e procedure di sicurezza.

«Benessere, stress, e incidenti sul lavoro hanno quindi un forte legame. C’è bisogno di fare valutazioni più mirate e complete nelle aziende, che tengano in considerazione una varietà di fattori e condizioni: non solo gli aspetti legati allo stress ma anche quelli legati alla sicurezza lavorativa.

Inoltre, le norme sulla sicurezza sono importanti ma influenzano il comportamento se il lavoratore ritiene che esse debbano essere applicate. La cultura e il clima di sicurezza hanno un impatto altrettanto e forse più forte: se il contesto organizzativo si caratterizza per un clima e una cultura di sicurezza carenti, il lavoratore sarà incline a fare uno strappo alle norme e alle procedure di sicurezza. Ciò accade frequentemente quando i vertici aziendali non ritengono la sicurezza come un fattore prioritario, ma anzi la considerano come fattore che penalizza la produzione: questa scarsa considerazione viene percepita dai lavoratori, che così si sentono ‘autorizzati’ a comportarsi in maniera deviante rispetto a norme e procedure di sicurezza.  La formazione sulla sicurezza è con ciò importante, ma dovrebbe essere fatta innanzitutto a partire dai vertici aziendali al fine di promuovere una considerazione adeguata di questo tema», continua il Professor Balducci.

La patente a punti da assegnare alle imprese in base al grado di impegni e investimenti sul fronte della sicurezza di cui ha parlato la Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo permetterà a chi ha un più alto rating di avere maggiori possibilità di partecipare ad appalti pubblici. «Proporre incentivi come questo è di sicuro utile alla prevenzione, ma il rischio è quello che le aziende facciano troppa leva sulle motivazioni estrinseche riguardo alla sicurezza.

Sarebbe importante, quindi, incentivare parallelamente la motivazione intrinseca delle aziende a investire in sicurezza, ad esempio attraverso una formazione mirata che rinforzi la convinzione nei vertici aziendali, e a caduta nei lavoratori, dell’importanza di creare e mantenere un clima e una cultura favorevoli ai comportamenti sicuri», aggiunge Balducci. Anche il rafforzamento degli organici della vigilanza è ovviamente un’iniziativa importante.

Questo impegno di ENPAP si avvia in un momento particolarmente importante perché in questi giorni si sono avviati i confronti tra il Governo e le Forze Sociali per modificare la normativa sulla sicurezza sul lavoro. I suoi contributi potranno essere resi utili anche per allineare le riforme normative alle conoscenze scientifiche della Psicologia.

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