Istat. Pil 2021 +6,5%. Record dal 1995. La variazione acquisita per il 2022 è pari a +2,4%

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AgenPress – Nel quarto trimestre 2021 l’economia italiana ha registrato una crescita dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti, e del 6,4% su base annua. Lo comunica l’Istat nella sua stima flash, che risulta superiore a gran parte delle previsioni e indica un’espansione sia nell’industria che nei servizi. “Dal lato della domanda – spiega ‘Istat – vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta”.

E’ il record dalle serie storiche ufficiali che cominciano nel 1995, periodo fino al quale sono state uniformate le rilevazioni dei conti nazionali ai nuovi principi statistici. Considerando la ricostruzione delle serie del passato – si è specificato nella conferenza Istat di commento dei dati – bisogna tornare al 1976 per tornare a una crescita annuale di simile forza (6,6%), prima ancora al 1973.

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La variazione acquisita per il 2022 è pari a +2,4%. La crescita acquisita è la crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno.

Gli ultimi tre mesi del 2021 hanno avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al quarto trimestre del 2020. La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e di un aumento sia in quello dell’industria, sia in quello dei servizi.

Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale, al lordo delle scorte, e un apporto negativo della componente estera netta. “L’economia italiana – è il commento dell’Istat – registra per il quarto trimestre consecutivo una espansione, seppure a ritmi più moderati rispetto ai periodi precedenti. Anche dal lato tendenziale, la crescita è risultata molto sostenuta, superiore ai 6 punti percentuali. La stima preliminare che ha, come sempre, natura provvisoria, riflette dal lato dell’offerta uno sviluppo ulteriore del settore dell”industria e dei servizi, e un calo in quello dell’agricoltura”.

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