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Italia-Cina. Di Stefano (M5S), non siamo filocinesi. Abbiamo un rapporto aperto e franco

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AgenPress – “Da tempo sento criticare da più parti il MoVimento 5 Stelle,  reo secondo alcuni di essere eccessivamente “filo-cinese”, qualsiasi cosa ciò significhi nel nostro XXI secolo globalizzato.
Al contrario, ritengo che il rapporto con la Cina sia necessario per un Paese come il nostro che è oggi la seconda manifattura e il secondo esportatore d’Europa, e che non può prescindere dall’avere un ruolo globale e dal cercare sempre nelle relazioni internazionali il dialogo e il mutuo beneficio”.
Lo scrive  il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano in un lungo post su Facebook.
“Un rapporto che, dal nostro punto di vista, deve mirare a livellare quelle disparità di accesso al mercato ancora troppo marcate nel rapporto tra Cina ed Europa. Non v’è dubbio infatti che la reciprocità debba essere il fulcro del rapporto d’ora in avanti e vada implementata con misure serie e precise che permettano alle nostre aziende di beneficiare in Cina delle stesse condizioni di cui le aziende cinesi beneficiano in Italia (siamo ancora molto distanti da ciò).
È un processo certamente lungo ma ben avviato da quando siamo al governo e i frequenti incontri politici servono proprio a sveltirlo.
Nel recente incontro del Ministro Luigi Di Maio
con il suo omologo cinese Wang Yi (peraltro all’interno di una tournée diplomatica di quest’ultimo in tutta Europa), abbiamo continuato su questa strada portando a casa importanti risultati per il nostro Paese.
L’incontro ha trattato molte tematiche internazionali e multilaterali, come è usuale in queste occasioni, e su cui non mi dilungo. Ma ha avuto anche importanti ricadute commerciali e in generale di business che meritano un accenno.
È stato firmato un Addendum a un protocollo tecnico, con dettagliate disposizioni in materia fitosanitaria, che consentirà ai produttori italiani di kiwi (l’Emilia Romagna ad esempio) di esportare questo prodotto in Cina via nave-stiva, anche alla luce della recente diminuzione delle tratte aeree intercontinentali, ciò si concretizzerà in un drastico aumento dell’export.
Nel contesto della visita è stato poi firmato un Memorandum d’intesa tra l’italiana SNAM e PipeChina (China Oil and Gas Piping Network Corporation), che prevede supporto tecnico per la realizzazione, gestione e manutenzione di infrastrutture di trasporto, rigassificazione e stoccaggio di gas naturale in Cina. Chi segue le tematiche cinesi sa bene quanto questo sia un reale cambio di passo.
A ciò si aggiungono avanzamenti su altri dossier commerciali bilaterali, che preludono ad ulteriori accordi che saranno firmati probabilmente entro l’autunno. Tutto questo per dire che gli incontri politici al vertice servono anche e soprattutto per favorire ricadute concrete per il nostro sistema produttivo e il nostro export.
Noi siamo per un rapporto aperto e franco con la Cina, come con le altre nazioni. Verso questo Paese non abbiamo una preferenza specifica, tantomeno politico-ideologica (checché ne pensino certi malpensanti!), e restiamo saldamente ancorati ai nostri tradizionali legami euro-atlantici. Ma non possiamo evitare di avere rapporti con questo gigante demografico, economico, politico e tecnologico per certi preconcetti di una minoranza di persone poco informate. Oltretutto, per chi non lo sapesse, neppure i nostri partner europei si tirano indietro di fronte al dialogo e al commercio con la Cina.
Quindi continueremo a batterci per coltivare le nostre relazioni con la Cina, anche per aprire questo Paese sempre di più a collaborazioni utili alle nostre imprese e all’export italiano, che presenta ancora un enorme potenziale inespresso.
L’Italia è una Repubblica democratica con i propri valori ben chiari, ma questo non ci esime dall’avere rapporti aperti con i diversi Paesi del globo, anche perché qualsiasi isolamento sarebbe non solo irrealizzabile ma anche nocivo.
Infine, una nota per i teorici della linea dura anti cinese: nessuno si illuda che tagliando i ponti con i Paesi che percepiamo così diversi dal nostro, questi siano incoraggiati a divenire più simili a noi o più vicini ai nostri desiderata. La storia ci insegna che solo continuando il dialogo i Paesi si aprono e possono sperare di capirsi”.
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