La Cina difende l’arresto del cardinale Joseph Zen e minaccia l’Occidente a non interferire

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AgenPress – “Le persone interessate sono sospettate di cospirazione per collusione con Paesi stranieri o forze straniere per mettere in pericolo la sicurezza nazionale, un atto di natura grave”.

Lo ha affermato l’Ufficio commissariale che rappresenta il ministero degli Esteri cinese a Hong Kong difendendo l’arresto del cardinale Joseph Zen, 90 anni, e di altre tre persone ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, una mossa che ha alimentato indignazione internazionale e nuovi timori per la repressione di Pechino sulle libertà dell’ex colonia.

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Le nazioni occidentali hanno criticato gli arresti di Zen, dell’avvocato Margaret Ng, della cantante-attivista Denise Ho e dell’accademico Hui Po-keung, ma Pechino ha replicato denunciando una “diffamazione” e uno “spettacolo politico”. L’Ufficio del ministero degli Esteri cinese a Hong Kong, infatti, ha espresso “forte disapprovazione e opposizione, sottolineando che ‘diritti e libertà’ non sono uno ‘scudo’ per le attività illegali a Hong Kong”. In una nota, il ministero ha esortato “le forze straniere che stanno intervenendo di fermare immediatamente il loro goffo spettacolo politico pieno di pregiudizi ideologici”.

Tutti gli arrestati, rilasciati nella sera di mercoledì dietro cauzione, erano amministratori del ‘612 Humanitarian Relief Fund’, che ha sostenuto migliaia di manifestanti durante i disordini del 2019 fornendo assistenza legale, fondi per la consulenza psicologica, cure mediche e soccorsi di emergenza.

“Esortiamo i Paesi e i politici interessati a riconoscere la situazione, a ritirarsi prima che sia troppo tardi e a smettere di intervenire negli affari di Hong Kong e della Cina e a non proseguire su questa strada destinata a fallire”, ha aggiunto la nota. La polizia di sicurezza nazionale di Hong Kong ha confermato gli arresti in base alle accuse su “una presunta cospirazione per collusione con potenze straniere”, nell’ambito della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino all’ex colonia britannica a giugno 2020.

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