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L’appello di Alessia Severino ai giudici: “Fate uscire mio padre dal carcere, è molto malato”

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L’avvocato Aiello: “Le patologie sono tra quelle previste dal Dap

di Stefania Papaleo – Direttore Editoriale La Nuova Calabria


Quella che vi stiamo raccontando oggi è una storia di amore tra un padre e una figlia. Una storia di errori passati e di voglia di riscatto. Ma soprattutto è la storia di un uomo molto malato e costretto ancora in carcere per uno scherzo del destino. Domenico Luigi Severino, arrestato il 29 novembre del 2019 per scontare una condanna a 7 mesi di carcere per il reato di stalking ai danni dell’ex moglie, aveva già chiesto, per mano dell’avvocato Maria Aiello, gli arresti domiciliari legati ai suoi problemi di salute, presso l’attuale compagna di vita che, tuttavia, dopo aver raggiunto il padre in Campania, non ha più potuto fare rientro in Calabria a causa dell’emergenza Covid-19.

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L’uomo è così rimasto in carcere, in quanto i giudici del tribunale di Sorveglianza di Catanzaro hanno dovuto dichiarare inammissibile l’istanza del legale. Ma adesso c’è la figlia, Alessia, che chiede ai giudici di potersi prendere cura del padre. Ed è lei che lancia un appello attraverso La Nuova Calabria, chiedendo ai giudici di concedere al padre due mesi in più di libertà, solo due mesi, dal momento che la fine pena termina il prossimo 23 giugno. E lo fa affidando a noi una lettera intrisa di amore e tristezza che pubblichiamo qui di seguito.

“Io Alessia Saverino, mi esprimo per conto di mio padre Domenico Luigi che è detenuto presso il carcere di Catanzaro, dal 29 Novembre 2019, il cui fine pena termina il 23 Giugno 2020. Mio padre, come qualsiasi altra persona detenuta, se condannato, ovvero riconosciuto colpevole di un reato, ritengo sia giusto che paghi, ma, altrettanto, non è equo che un uomo, il quale il giorno di Natale dello scorso anno è stato colpito da un infarto, caratterizzato da un mese di degenza ospedaliera, terapie e riabilitazione (che non ha mai potuto espletare nel penitenziario di collocazione), con diagnosticata Tbc, resti ancora in carcere!

Infatti, le cure che possono essere eseguite nel penitenziario, come risaputo, sono solo palliative, mentre, quotidianamente, le sue condizioni si aggravano, tanto che, già da qualche mese, si muove su una sedia a rotelle, trasportato da altro volontario detenuto. Mi sto riferendo ad una persona che è stata condannata per stalking ai danni della ex moglie, per un fatto risalente a 10 anni fa, e che ha sempre cercato di lavorare con sacrifici, ma che adesso è ridotto la metà rispetto all’essere umano raffigurato in foto, gravemente malato, cosicché è diventato una larva, mentre il suo corpo si sta consumando e la sua psiche non regge più….

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Tengo a precisare che non si tratta di un uomo pericoloso, che ha sbagliato in passato ma che ha pagato più del dovuto fino ad a oggi! Forse, i giudici non concedono i domiciliari, credendo che sia ancora pericoloso, ma, in che modo può essere pericoloso un uomo che sta morendo e chiede di tornare a casa da sua figlia e ricevere le cure adeguate? Un uomo che certamente ha sbagliato, ma, anni e anni fa… e che ha pagato il suo debito, con un residuo di appena due mesi. Ma la giustizia italiana dov’è?? Leggo sui quotidiani che si stanno concedendo i domiciliari ad ergastolani del calibro di Raffaele Cutolo… E per mio padre, che ha commesso un reato isolato e risalente nel tempo, si rimane inerti e nessuno si preoccupa di farlo uscire??

Mio padre sta morendo, per cui dal mio punto di vista, siete tutti colpevoli, nel senso che, rimanendo spettatori inermi, di fatto, state uccidendo, per la seconda volta, una persona inferma che ha il fine pena, stabilito per il mese di giugno 2020 e che ha scontato quasi interamente il suo debito!!Ma lui non può stare più la dentro senza cure, con rischio concreto di poter morire!! Ma, a coloro che giudicano, dico possibile non che capite che comunque, finirà per scontare la sua pena comunque ai domiciliari e non da libero?? A voi non cambia niente, perché, anzi, il sistema carcerario lo manteniamo economicamente noi tutti, per cui è bene utilizzarlo solo ove realmente occorra. E, poi, la ruota gira, spero proprio che ciò non debba capitare proprio a Te, lettore sornione, apatico ed indifferente ai drammi umani, soprattutto, menefreghista dei più deboli e disperati, con poca o nessuna voce in capitolo!”.

A questo punto è l’avvocato Maria Aiello a intervenire in maniera più tecnica sulla vicenda: “Certamente, comprensibilissimo “l’amaro sfogo” della studentessa Alessia che, come parafrasando un vecchio proverbio, ha poggiato il dito sulla piaga. Invero, la nostra Costituzione, così come la normativa europea, riconosce e garantisce i diritti alla vita e alla salute come “fondamentali” (art. 32), cosicché, se l’opposta esigenza alla sicurezza può essere ugualmente garantita, o , comunque parzialmente sacrificata, rispetto al valore della salute e della salvaguardia della vita umana, con correttivi, quali l’ applicazione delle misure alternative alla detenzione , particolarmente, in via provvisoria, (ossia istituti che consentono l’ espiazione della pena, in luoghi diversi dalle carceri), ciò costituisce applicazione armoniosa e calibrata della legge, in ossequio all’ encomiabile principio della funzione rieducativa della pena, ove applicabile.

Naturalmente, riguardo l’applicazione delle misure alternative alla carcerazione, sovente, si verificano situazioni speculative ed opportunistiche, di deriva giustizialista, al limite del ricatto e della gogna mediatica, ai danni di tutti gli addetti ai lavori. Di recente, più, per opportunismo demagogico, che non per effettivo perseguimento del bene collettivo, sono state sollevate contestazioni ed istigate le masse in modo inappropriato, a mezzo i social e forme “collettive del lavaggio di cervello”, al fine di ostacolare il lavoro difficile e delicato di tutti gli operatori nel settore giustizia.

Evidentemente, manca la consapevolezza, oltre che la preparazione, per comprendere che, applicando la legge e garantendo il principio di uguaglianza, a situazioni diverse, corrispondono provvedimenti diversi (cosiddetto principio di uguaglianza sostanziale).
Nel caso specifico, ad amor del vero, i Magistrati presso il Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, invero già sotto organico, come le cancellerie, avevano emesso un provvedimento provvisorio di inammissibilità, posto che la nuova compagna del Saverino, a cagione del pericolo Covid 19 era rimasta involontariamente bloccata in Campania, per assistere il propri genitore non autosufficiente. Tuttavia, a cagione del disguido e per superare l’empasse burocratico sono intervenuti, sia, la disponibilità della figlia nell’accudire il genitore, per i due mesi residui, che il sollecito scritto di codesto procuratore, a mezzo del quale, sono state ribadite le condizioni gravissime di salute e del rischio, non solo di contagio, ma, del pericolo di vita, con patologie, rientranti in quelle segnalate dallo stesso DAP alle autorità giudiziarie con nota 21.03.2020.
Naturalmente, si attende con fiducia un provvedimento benevole da magistrati, comunque sensibili ed esperti nella problematica.

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