Lavoro. Cgia, 3,2 mln “in nero”. Il 12,6% degli occupati. Sono pensionati, dopolavoristi, inattivi, disoccupati

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AgenPress – L’esercito di lavoratori in nero presente in Italia non conosce crisi. Secondo gli ultimi dati disponibili riferiti  a inizio 2020, in Italia c’erano 3,2 milioni di occupati irregolari. In termini assoluti è il Nord l’area del Paese con il maggior numero di occupati irregolari pari a 1.281.900, seguita dal Mezzogiorno con 1.202.400, mentre al Centro se ne contano 787.700. Tuttavia, la classifica cambia se si considera il tasso di irregolarità, cioè l’incidenza del lavoro irregolare sul totale della occupazione (sia quella regolare che quella non regolare). In questo caso l’area del Paese con una significativa maggiore incidenza del lavoro irregolare è il Mezzogiorno (17,5 per cento) in cui si stimano 17,5 occupati irregolari ogni 100, mentre al Centro ve ne sono 13,1 e al Nord circa 10. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

“Siamo propensi a ritenere – sottolinea la Cgia – che a seguito della crisi pandemica, che ha provocato un forte incremento dei lavoratori in Cig e un impoverimento generale delle fasce sociali più deboli, il numero dei lavoratori irregolari e gli effetti economici siano aumentati in misura importante, soprattutto nelle aree del Paese che tradizionalmente sono più fragili e arretrate economicamente”.

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In alcuni settori – come l’agroalimentare, i trasporti, le costruzioni, la logistica e i servizi di cura – lo sfruttamento praticato, in particolar modo, dalle organizzazioni criminali che, con la crisi, hanno diffuso i loro interessi nell’economia reale del Paese, è sempre più spesso “affiancato” da violenze, minacce e sequestro dei documenti. L’applicazione di queste coercizioni  ha trasformato ampie sacche di economia sommersa in lavoro forzato.   In larga parte, le vittime sono cittadini stranieri presenti irregolarmente in Italia, ma sono sempre più numerosi anche gli italiani. Le difficoltà economiche di questi ultimi 2 anni e mezzo, infatti,  hanno aumentato il numero dei nostri connazionali in condizioni di vulnerabilità o di bisogno che, successivamente, è scivolato verso questo inferno.

Ricordando che in alcuni settori – come l’agroalimentare, i trasporti, le costruzioni, la logistica e i servizi di cura – sono presenti fenomeni di sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali, in particolar modo contro cittadini stranieri, ma anche italiani, la Cgia sottolinea che “una parte, ancorché minoritaria, di chi lavora irregolarmente è costituita da persone molto ‘intraprendenti’ che ogni giorno si recano nelle abitazioni degli italiani a fare piccoli lavori di riparazione, di manutenzione o nel prestare servizi alla persona. Un esercito di ‘invisibili’ che non sono alle ‘dipendenze’ né di caporali né di imprenditori aguzzini ma, attrezzati di tutto punto, si spostano in maniera del tutto autonoma e indipendente, provocando danni economici spaventosi a chi esercita la professione regolarmente. Questi lavoratori irregolari sono in parte costituiti da pensionati, dopolavoristi, inattivi, disoccupati o persone in Cig che arrotondano le magre entrate con i proventi recuperati da queste attività illegali”.

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