Libertà di stampa. Cina, Russia e Corea del Nord tra i regimi più repressivi al mondo

- Advertisement -

AgenPress – Ogni anno, il 3 maggio, viene assegnato il premio UNESCO per la libertà di stampa, intitolato a Guillermo Cano Isaza che ricorda il giornalista colombiano assassinato il 17 dicembre 1986 a Bogotà, davanti agli uffici del suo giornale El Espectador, del valore di 25.000 dollari, che premia i contributi eccezionali alla difesa o alla promozione della libertà di stampa, in particolare di fronte al pericolo.

Nell’annuale classifica stilata da Reporters sans frontières sulla libertà di stampa mondiale, l’Italia scende alla 58esima posizione. Un risultato deludente visto che perde 17 posizioni rispetto ai dati diffusi nel 2021 quando era al 41esimo posto. Sono in totale 180 i Paesi valutati da Rsf nel suo indice 2022. Di questi, il 73% è caratterizzato da situazioni “molto gravi”, “difficili” o “problematiche” per la professione giornalistica, dovute all’aumento del “caos informativo” e della disinformazione.

- Advertisement -

Nel mondo, sono 73 i Paesi (tra Asia, Medio Oriente e Europa) dove la libertà di stampa è bloccata o seriamente ostacolata.  La valutazione si basa sulla capacità delle persone di accedere a informazioni, e sulla possibilità per i giornalisti di coprire le notizie, particolarmente difficoltosa durante il periodo di pandemia.

La Cina (175°), uno dei regimi autocratici più repressivi al mondo, usa il suo arsenale legislativo per confinare la sua popolazione e isolarla dal resto del mondo, in particolare la popolazione di Hong Kong (148°), che è crollata nell’Indice. Cresce il confronto tra “blocchi”, come si vede tra l’India (150°) e il Pakistan (157°) del nazionalista Narendra Modi. La mancanza di libertà di stampa in Medio Oriente continua ad avere un impatto sul conflitto tra Israele (86°), Palestina (170°) e gli stati arabi.

I 10 peggiori paesi al mondo per la libertà di stampa includono Myanmar (176°), dove il colpo di stato del febbraio 2021 ha riportato la libertà di stampa indietro di 10 anni, così come Cina, Turkmenistan (177°), Iran (178°), Eritrea (179°) e Corea del Nord (180°).

- Advertisement -

Le prime tre posizioni sono occupate da Norvegia, Danimarca e Svezia. Bisogna scendere fino alla 16esima posizione per trovare la Germania, alla 24esima per il Regno Unito e alla 26esima per la Francia. L’Italia si conferma al 41° posto. Al 42esimo posto gli Stati Uniti. La Russia si piazza 150esimo posto. L’Arabia Saudita, al 170esimo posto.

L’ultimo posto è della Corea del Nord, preceduta da Eritrea (179) e Iran (178). Sostanzialmente sono solo otto i Paesi che mostrano una “buona situazione”, contro i dodici dello scorso anno.

Il 73% dei 180 Paesi valutati da Reporter Senza Frontiere è caratterizzato da situazioni ritenute “gravissime”, “difficili” o “problematiche” per la professione giornalistica, quei territori colorati in nero, rosso o arancione sulla mappa del mondo disegnata da Rsf. La cifra rimane stabile rispetto all’anno scorso. Solo 12 Paesi su 180, ovvero il 7%, contro l’8% del 2020, mostrano una “buona situazione”: una percentuale che “non è mai stata così ristretta dal 2013”, secondo Rsf

“Il giornalismo, principale vaccino contro la disinformazione – si legge nella presentazione del Rapporto – è al momento ostacolato in più di 130 Paesi“. Ed è stata anche la pandemia a condizionare in negativo l’accesso alle notizie e la libertà dei media.

 

- Advertisement -

Altre News

Articoli Correlati