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L’Italia in Europa: la Reputazione politica e lo stato dell’arte

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AgenPress. Classe 1957, il Senatore della Repubblica Domenico Scilipoti Isgrò è intervenuto in questi giorni con un comunicato stampa sulla questione Recovery Fund e sulla scarsa fiducia data al Bel Paese dagli stati cosiddetti “Frugali”. L’abbiamo intervistato approfondendo con lui la Reputazione politica dell’Italia all’estero.

La diffidenza evidenziata in seguito alle recenti discussioni in Ue, fa riflettere sul fatto che a livello politico l’Italia non sia vista di buon occhio all’estero, a suo avviso c’è una responsabilità?

La storia dell’Italia ha una tradizione molto forte e chi prende delle posizioni dovrebbe anche conoscere bene la storia del nostro paese. A mio avviso la responsabilità sta sia nella maggioranza che nell’opposizione, che sono sempre state storicamente corresponsabili dell’immagine del Paese.
L’opposizione nel nostro Paese, a prescindere dall’orientamento politico di appartenenza, non ammette che la maggioranza possa avere ragione e tende a creare le condizioni, non dico di delegittimazione, ma sicuramente di forte rottura. Questo viene fatto tramite una presa di posizione molto dura nei confronti di chi amministra il paese e per farlo fa delle scelte che spesso sono poco comprensibili agli occhi dell’opinione pubblica. Mentre chi si occupa seriamente di politica sa perfettamente che queste scelte sono sì impopolari, ma sicuramente necessarie nell’interesse del Paese.

Questo è esattamente ciò che è stato fatto nel 2010 con il Movimento di Responsabilità. I parlamentari, che rappresentano il popolo, hanno dimostrato che l’interesse del Paese viene prima degli interessi di partito. Non solo, hanno dimostrato che gli impegni presi da maggioranze diverse, se si dimostrano utili per il Paese, vale la pena portarli avanti. In un momento storico in cui dovevano essere fatte determinate scelte nell’interesse dell’Italia, non si fa marcia indietro davanti a impegni seri e concreti.
Queste decisioni allora non furono capite, e con tutti i riguardi per chi la pensa diversamente da me, devo dire che c’era una sinistra non moderata ma estrema, che voleva a tutti i costi abbattere il governo che era stato eletto dal  popolo,  ma in quel momento particolare a nostro avviso abbattere quel governo e sostituirlo con un burocrate o con un rappresentante del potere economico era il male maggiore.
Abbiamo scelto il male minore e quasi l’80% della popolazione , chi in buona fede chi in cattiva, ne ha fatto un dramma nazionale, ma il tempo si sa è galantuomo e sta venendo fuori che la decisione del 2010 era una scelta responsabile. E credo che quando necessario scelte così dovrebbero essere ripetute sempre se si dovesse presentare una situazione simile, ricordandosi che il parlamentare deve servire il Paese prima di ogni cosa.

Quindi è un problema di scarsa democrazia?

Assolutamente no: le difficoltà politiche, le posizioni diverse è normale che ci siano, accade in tutte le democrazie, anzi, mi permetto di dire che il sale della democrazia è proprio il dibattito, non inteso come scontro, ma come dialettica che all’occasione può diventare anche aspra.
E lo dice uno che ha pagato in prima persona per la dialettica politica, ma a distanza di anni è venuto fuori che in quel momento storico era l’unica scelta che si poteva fare.
Si devono avere divergenze politiche, scontri politici, noi vogliamo fare una cosa, gli altri ne vogliono fare un’altra, ma di fronte a situazioni particolari, come ad esempio il coronavirus, tutti devono restare uniti nell’interesse dell’Italia.
Se c’è un gruppo che economicamente vuole danneggiare il Paese destrutturando o creando condizioni di inaffidabilità o delegittimazione, noi abbiamo il compito di fare scudo, sia destra che sinistra, abbiamo l’obbligo di difendere la nostra famiglia, in primis l’Italia, poi l’Europa e infine il mondo.

È di soli tre mesi fa l’indagine che vede la Reputazione dell’Italia prima in una classifica mondiale per la gestione del  Covid-19. Come mai secondo lei dopo così poco tempo ci ritroviamo a dover difendere e dimostrare il nostro valore all’estero?

È sotto gli occhi di tutti che la gestione del Paese è stata ottima. Politicamente è ovvio che ognuno di noi può dire “io l’avrei gestita meglio” ma lo stato dell’arte è che si è contenuta la pandemia e consequenzialmente i risultati sono stati positivi.
Certamente sono emerse alcune criticità, ma non si può incolpare la gestione politica. Forse può essere additato chi si è occupato della gestione della sanità, ma anche lì, si tratta di persone che si sono trovate a gestire una situazione per niente semplice, completamente diversa e sconosciuta.
Si poteva fare di più? Forse sì o forse no, allora chi sta dall’altra parte della barricata potrebbe dire che avrebbe fatto di meglio, benissimo ma fotografando lo stato dell’arte emerge un’ottima gestione della situazione e questo è un dato di fatto, quello che poteva succedere nel meglio o nel peggio è soltanto un’ipotesi.
Certamente pensando al futuro potremmo fare qualcosa in più.

Detto questo ritengo che la risposta alla sua domanda sulla Reputazione politica dell’Italia sta nel fatto che da quando siamo usciti dalla seconda guerra mondiale in realtà non ne siamo mai usciti davvero. Intendo dire che chi sale al governo dopo le elezioni viene costantemente delegittimato dall’opposizione.
Questo atteggiamento di contrasto e mai di collaborazione crea una grande confusione e non aiuta il paese a occuparsi seriamente dei problemi che ci sono.
Perché chi amministra non ha mai la serenità per poter lavorare bene, noi dovremmo abituarci come politici a rispettare le maggioranze che il popolo ci indica. Se c’è un problema importante nel Paese e la maggioranza da un’indicazione che può essere concreta e risolutiva, l’opposizione non deve opporsi per il gusto di farlo, ma deve appoggiare il governo per il bene del Paese, in questo modo il governo è stimolato a fare meglio attraverso una dialettica costruttiva. La critica sterile fine a se stessa non ha senso.
Molte volte le scelte dei politici non vengono comprese immediatamente dal popolo, ma il politico deve saper guardare al futuro, non può pensare a superare solo e soltanto l’emergenza immediata, ma dev’essere capace di programmare per prevenire crisi e problemi futuri.
E la programmazione non si fa solo come maggioranza, si deve condividere all’interno di un contesto più allargato, spiegandola e procedendo insieme.
Si può certamente restare su posizioni diverse ma sono scelte di dialettica politica, quello che è importante è appunto il coinvolgimento.
Lei all’inizio ha parlato di responsabilità, io credo che sia un termine facile da utilizzare, ma in politica essere responsabili significa fare delle scelte che spesso non vengono capite immediatamente dal cittadino, ciononostante il politico deve avere la forza e il coraggio di metterci la faccia, di sposarle e di portarle avanti costi quello che costi, perché ha scelto di rappresentare il paese e ha detto ai cittadini che potrebbe essere un buon amministratore. Essere un buon amministratore significa assumersi la responsabilità di governare se si è in maggioranza, e dare dei consigli e proporre alla maggioranza di mettere in atto dei percorsi che potrebbero essere interessanti per il paese se si è all’opposizione.

Per concludere, quale crede sia la strada giusta da percorrere per la politica italiana vista la situazione attuale?

Molto spesso come individui tendiamo a non rispettare gli altri, in politica questo significa che non siamo disposti ad ascoltare, perché pensiamo di avere sempre ragione a prescindere. Aprire un vero dialogo senza prima ascoltare ciò che l’altro ha da dire è impossibile.
La prima cosa è ascoltare, la seconda è dialogare e la terza è costruire un percorso condiviso.
In secondo luogo credo che sia di fondamentale importanza la cultura che ognuno di noi si porta dietro. Quella italiana è di base una cultura giudaico/cristiana, che ci insegna a rispettare tutti, in particolare chi non la pensa come noi, sostenendo alcuni valori fondamentali, tra questi c’è l’indicazione di una strada.
Io credo che sia necessario basarsi sulla verità che si trova prevalentemente in natura. E tutto ciò che è in natura, fisiologico, si deve ripercuotere anche nella normalità di ogni giorno all’interno dei contatti sociali degli esseri umani.

fonte: www.ildirigente.com

 

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