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M5s. L’addio di Eleonora Evi, questo Movimento ha tradito battaglie e identità

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AgenPress – “Ormai da tempo nel mio cuore si è spezzato qualcosa. Ricordo come fosse ieri le battaglie iniziate 10 anni fa. I gazebo, le raccolte firme per i referendum sull’Acqua pubblica e contro il nucleare, “Parlamento pulito”, “Zero privilegi” in regione Lombardia, l’operazione “fiato sul collo” per la trasparenza delle riunioni del consiglio comunale e molte altre”.

Così in un lungo post di addio al M5s l’europarlamentare Eleonora Evi.

“Poi Bruxelles. Eletta portavoce in Parlamento europeo, ho lavorato sodo per portare avanti le battaglie sulla difesa dell’ambiente, clima, natura e animali, trasparenza, partecipazione, diritti.
Grandi speranze e anche qualche risultato raggiunto.
Poi il M5S al governo. Incredibile. L’occasione tanto desiderata per fare e fare bene. E guai a rinnegare le cose incredibili che il M5S è riuscito ad ottenere: Reddito di Cittadinanza, Legge Anticorruzione, Superbonus 110% per fare alcuni esempi.
Poi qualcosa inizia a cambiare. Lentamente e sotto traccia, in modo insidioso e subdolo, il Movimento ha iniziato a cambiare pelle. Che dico, fosse solo una questione esteriore sarebbe ancora recuperabile. Ma la trasformazione è, purtroppo, molto più profonda e tocca il cuore e l’anima di questo progetto politico.
Andiamo per gradi.
I primi cedimenti, TAV, TAP, ILVA, il M5S inizia a indietreggiare sulla difesa di battaglie storiche e inizia ad inseguire Salvini addirittura sui suoi temi, come l’immigrazione. Su questo, ricordo il lavoro del M5S Europa continuamente mortificato da “sparate” comunicative che avevano il solo obiettivo di rincorrere la Lega. Poi Salvini perde la testa (meglio così, ho sofferto moltissimo durante quel governo).
Nel frattempo le elezioni europee e amministrative. Un disastro. Il M5S inizia la sua caduta libera e chi doveva assumersi le responsabilità politiche dei risultati rovinosi (come comunemente accade in qualunque partito politico) punta il dito altrove, si smarca da ogni obbligo politico (e morale o di coscienza) e tira dritto. Il pallone è mio e comando io.
Iniziano le prime richieste di un momento di confronto e discussione interno, per riflettere sugli errori commessi, fare un bilancio, coinvolgere i territori sempre più abbandonati. Tutto tace.
Via Salvini, arriva il PD. Per carità, in una repubblica parlamentare i governi si formano in parlamento ci mancherebbe. E’ normale. Ma il M5S come si è comportato in quella fase? I responsabili dei disastri di cui sopra negoziano un nuovo governo preoccupandosi principalmente di mantenere il controllo sulle loro poltrone e svendendo il peso politico del M5S in parlamento, cedendo tutti i ruoli di rilevanza europea al PD. La prima forza politica italiana non tocca palla in Europa. Complimenti! Peraltro, il M5S al Parlamento europeo nella nuova legislatura siede tra i Non Iscritti, il gruppo Misto europeo, senza concreta possibilità di incidere sui lavori europei. Nemmeno il sostegno, in due votazioni differenti, alla neo eletta presidente Von der Leyen ha cambiato la situazione. Io, non ne ho mai fatto mistero, non ho votato a favore della nuova Commissione europea. Io ho preferito astenermi per evitare di dare una fiducia in bianco e verificare passo dopo passo, proposta dopo proposta, la solidità e concretezza delle promesse della nuova Presidente.
Inizia così una spaccatura interna alla delegazione del M5S in Europa che mi vedrà, insieme ad alcuni colleghi, votare in modo difforme dal resto del gruppo. Perché l’ho fatto? Perché ho votato in modo diverso? Semplice e banale. Per rispettare il PROGRAMMA, ovvero gli impegni presi con i cittadini che mi hanno mandata a Bruxelles. Giudicate voi:
1) INVEST EU
Il Parlamento europeo era chiamato a votare la sua posizione sul programma di investimenti InvestEU 2021-2027. Ha deciso che il fondo dovrà destinare un inefficace 30% della sua dotazione finanziaria al clima, ignorando gli impegni presi in precedenza di aumentare questa percentuale almeno al 40% per far fronte alla sfida climatica in corso. Inoltre il Parlamento, sebbene escluda gas, carbone e petrolio, di fatto ne rende possibile l’estrazione con il solito meccanismo della concessione di deroghe. La delegazione del M5S Europa ha deciso di votare a favore di un ennesimo accordo al ribasso abdicando alla difesa delle istanze ambientaliste.
2) FORESTE
In occasione del voto sulla Strategia forestale europea, la delegazione M5S Europa ha preso in giro i cittadini e gli elettori, inscenando una messinscena degna della peggiore vecchia politica. Dapprima hanno dichiarato per mezzo di discorsi in aula e comunicati stampa una cosa e poi, al momento del voto, hanno votato l’opposto. Infatti, il testo votato considera le foreste non come un bene da proteggere e un alleato nella lotta alla crisi climatica, ma come una risorsa produttiva da sfruttare. La relazione nega la necessità di ampliare le aree protette e mette a rischio anche le foreste primarie e secolari. Inoltre la relazione promuove la caccia come mezzo di controllo della selvaggina e supporto al reddito per sistemi agroforestali, che dovrebbe beneficiare di finanziamenti. Inaccettabile.
3) SUSSIDI ALLE FOSSILI
A poche ore del voto in plenaria sulla Legge europea sul Clima (Ottobre 2020) è stata convocata d’urgenza una riunione per discutere di un emendamento che chiedeva l’abbandono dei sussidi alle fonti fossili. Avete capito bene. In una riunione surreale, si è discusso dei pro e contro rispetto ad una posizione che, per il M5S è sempre stata chiara, assodata e granitica ovvero a favore del rapido abbandono dei sussidi alle fonti fossili. Una posizione che è sempre stata difesa negli anni da parte del M5S senza alcun dubbio né tentennamento, oggi viene messa in discussione da chi ricopre un ruolo di portavoce senza, evidentemente, sapere nulla della storia e delle battaglie del M5S.
4) JUST TRANSITION FUND
In seguito a ripetute insistenze da parte di alcuni portavoce M5S, che chiedevano di inserire il finanziamento del Gas, riferendosi in particolare alla conversione della Centrale Enel di Brindisi e Civitavecchia, si rese necessario un lavoro di concerto dei policy advisor di REGI, ITRE, EMPL, e Budget. Grazie a Rosa D’Amato (che sul territorio convocò portavoce regionali, nazionali, comunali ed eurodeputati pugliesi) e il lavoro di alcuni funzionari legislativi si è garantita coerenza delle posizioni prese dal M5S nella scorsa legislatura e furono presentati emendamenti ad hoc ed espressi voti coerenti. Un tempo non ci sarebbe stato alcun dubbio sulla posizione da tenere, oggi bisogna fare miracoli per tenere la barra dritta.
5) MES
In una risoluzione del Parlamento sugli strumenti da attivare a livello europeo per contrastare la pandemia era presente un chiaro invito ad attivare il MES. Dopo riunioni surreali, in cui le maggioranze sono variate in modo quantomeno bizzarro (prima quasi tutti contro la risoluzione, poi quasi tutti a favore) ho deciso di non prendere parte alla votazione, perché profondamente contraria a sostenere una risoluzione con tale invito all’uso del MES. Pur non avendo preso parte al voto sono stata raggiunta, insieme ai miei colleghi che hanno votato contro, da un provvedimento disciplinare dei probiviri. Un assurdo giuridico se ci riflettete. Sanzionata per non aver votato.
E infine la PAC:
La delegazione del M5S Europa ha deciso di accettare l’accordo al ribasso voluto dai grandi gruppi politici europei (PPE, SD e Renew) e votare a favore di una riforma della PAC (Politica Agricola Comune, che rappresenta l’insieme di aiuti economici per il settore agricolo europeo e che vale circa 1/3 del bilancio UE, 48 mld € all’anno) che favorirà ancora per molti anni l’agricoltura industriale e l’allevamento intensivo, una riforma inadeguata a rispondere alla crisi climatica e alla drammatica perdita di natura, che non rispecchia gli impegni presi con il Green Deal europeo e che non risolve le distorsioni del sistema di erogazione dei sussidi che premia le grandi aziende agricole e schiaccia le piccole. Inaccettabile.
Ma come siamo arrivati a questo punto?
Un’idea ce l’ho. È accaduto perché i cosiddetti “vertici” hanno deciso deliberatamente di calpestare la democrazia interna nel M5S. Attraverso la piattaforma Rousseau abbiamo sempre scelto i nostri candidati. Ma nel caso delle elezioni europee, con un’operazione “alla Renzi”, l’ex capo politico Di Maio ha deciso di nominare 5 capolista donne, scelte tra le “eccellenze italiane”, ma che nulla avevano a che fare con il M5S. Il trasformismo di altri completa il quadro. Ed ecco che le decisioni che deve prendere la delegazione vengono inquinate da persone esterne al M5S che preferiscono ascoltare le istanze delle grandi associazioni di categoria anche quando questo significa tradire il programma con cui sono state elette.
E oggi, ogni giravolta o tradimento del programma elettorale viene giustificato dalla “regola della maggioranza”. Vi chiedo dunque, chi sta giocando con le regole qui?
Nel frattempo a Roma cosa succede?
Si conferma la nomina di Descalzi alla guida di ENI, si nomina Profumo, l’opaca gestione del caso Di Matteo, la Rai e informazione in mano ai partiti come in precedenza.
E sul fronte ambientale?
Legge sull’Acqua pubblica ancora in un cassetto, elaborazione di un PNIEC con dentro troppo GAS (tra il 2018 e il 2025, l’Italia sta pianificando la più grande espansione dell’impiego di gas fossile nel settore elettrico all’interno dell’Ue, principalmente guidata dal passaggio da carbone a gas. L’Italia, con Germania, Belgio e Spagna, sarà tra i maggiori responsabili della gas-dipendenza dell’UE, a causa della scelta di sostituire una fonte fossile – il carbone – con un’altra fonte fossile seppur meno inquinante – il gas – , anziché investire più massicciamente nelle energie rinnovabili), troppa poca ambizione sulle rinnovabili e ancora troppo sostegno alle fonti fossili, soprattutto gas e idrogeno blu, altro che Green Deal (secondo i dati dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, c’è un buco enorme da riempire da qui al 2030 per le fonti rinnovabili in Italia e non stiamo lavorando per colmarlo, anzi, con il Decreto semplificazioni, invece che affrontare finalmente il vero ostacolo allo sviluppo delle fonti rinnovabili e pulite, ovvero la burocrazia e le procedure autorizzative, rimuovendo paletti incomprensibili e vetusti, al netto di scarsi miglioramenti ottenuti (soprattutto sul fronte degli accumuli) si finisce per favorire l’economia tradizionale anziché la visione di un vera Green Recovery: con gli emendamenti del PD si agevola lo stoccaggio di CO2 (il CCS che interessa l’ENI) e si riducono le royalties sulle trivellazioni, e grazie a un emendamento di Forza Italia, approvato anche dalla maggioranza, si semplifica il processo di autorizzazione per la costruzione di nuovi oleodotti!!)
E ancora:
Nessuna tutela animale. Semplicemente quasi nulla è stato fatto, quando non addirittura passi indietro. Proposte di legge chiuse nei cassetti (ad es. quella per inasprire le pene a chi maltratta e uccide gli animali), ottimi emendamenti sempre bocciati, oppure, pessimi emendamenti approvati anche con il sostegno del M5S. Continuano i sussidi e aiuti agli allevamenti intensivi, la legge per abolire l’uso di animali nei circhi, rimasta senza decreti attuativi per anni e poi decaduta, le assurde proposte di “contenimento della fauna selvatica” che di fatto favorivano la caccia, o, da ultimo, il tentativo di fare passi indietro sulle regole in vigore per gli animali da laboratorio, invocando ipotetiche imminenti sanzioni europee che non esistono.
E ancora:
Nessun cambio di passo sulla spesa militare (altro che campagne contro gli F35).
Abuso dello strumento della fiducia a livello nazionale (critica da sempre mossa agli altri)
L’opaco caso dei finanziamenti dai lobbisti. Ma davvero qualche esponente del M5S pensa sia accettabile ricevere soldi dalle lobby per farsi campagna elettorale, per di più in una competizione con preferenze? Ma dove siamo finiti?
In definitiva, rilevo un atteggiamento politico del M5S capovolto rispetto all’anno prima, una continua genuflessione verso il PD, Forza Italia, i grandi potenti e il sistema.
Gli Stati Generali, a cui ho partecipato attivamente nelle riunioni provinciali facendo proposte chiare, alcune sostenute da altri portavoce e da molti iscritti e attivisti (proposte completamente ignorate) non hanno portato a nulla. Sono fermamente convinta che l’intero processo sia stato costruito per essere indirizzato fin dal principio e per silenziare e censurare le voci critiche. Il caso di Piernicola Pedicini, escluso dalla votazione per i 30 oratori in modo del tutto arbitrario dal capo politico è eclatante ed emblematico. Dagli Stati Generali non emerge alcun cambiamento, nessuna discontinuità, chi guidava prima, formalmente e informalmente nell’ombra, continuerà a farlo.
La “rivoluzione culturale” di cui parlavamo anni fa è solo un ricordo sbiadito. A giocare con la comunicazione, a fare annunci roboanti per gonfiare notizie inconsistenti (al grido di “grande vittoria del M5S!”) o addirittura manipolarle per distorcere la realtà e far credere alle persone che siamo rimasti coerenti, a diffondere fake news e menzogne, beh, è stato proprio il M5S.
Questi sono alcuni dei principali motivi che mi portano oggi a credere che il M5S si sia trasformato in qualcosa di molto diverso, qualcosa a cui io non sento più di appartenere e di rappresentare.
Io intendo continuare a sostenere e difendere il programma e gli impegni per cui sono stata votata dai cittadini. Ho sempre cercato di onorare la fiducia che mi è stata accordata dagli elettori. Con il mio mandato ho portato avanti in maniera estremamente coerente le battaglie per le quali sono stata votata, sempre. Non ho mai tradito il senso più alto del mio ruolo, anche quando questo ha significato votare difformemente rispetto al resto della delegazione 5 Stelle in Europa. La coerenza è per me un valore irrinunciabile e non barattabile. C’è un metodo infallibile per rilevare la coerenza di chi fa politica. Andare a vedere come ha votato sulle questioni fondamentali che hanno contraddistinto la sua campagna elettorale. Ecco, vi invito caldamente a farlo, per poter avere evidenza dell’uniformità del mio comportamento rispetto alle battaglie che abbiamo condotto.
Io sono in regola con le restituzioni, ho sempre restituito nel rispetto delle regole per i portavoce europei.
Quello della polemica sterile è un territorio che non mi appartiene, perché sottrae tempo ed energie alle battaglie che intendo portare avanti con rinnovato vigore e sempre, ripeto sempre, nel pieno rispetto delle tante persone che mi hanno voluta portavoce delle loro istanze in Europa.
Io credo che il governo Conte debba continuare il suo delicato lavoro, soprattutto in questo momento storico così complicato. La mia decisione non ha nulla a che fare con la volontà di creare problemi al governo in carica, che mi auguro possa fare sempre meglio.
Credo che il M5S dovrebbe imporre temi, programmi e obiettivi, non persone e poltrone.
Sono orgogliosa del percorso fatto e delle cose buone realizzate, ma il M5S non ha più alcuna identità e quel che è stato ha cessato di esistere da un pezzo.
Oggi lascio quindi il Movimento 5 Stelle.
Lascio il Movimento che in questo momento mi “punisce” con una seconda procedura disciplinare attivata dai probiviri per aver votato in modo difforme dalla delegazione europea ma avendo rispettato il programma elettorale e l’impegno con gli elettori.
Lascio io, prima di essere cacciata per aver tenuto la barra dritta.
E’ una decisione sofferta, maturata nel tempo, che oggi prendo con lucidità e consapevolezza.
Non sono cambiata io. E’ il Movimento ad aver tradito le sue battaglie e la sua identità”.

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