Mascherine per bambini da 6 anni in su, le Regioni chiedono di cambiare i criteri

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AgenPress. Mascherine in classe nella scuola dell’infanzia: le Regioni chiedono al Governo di cambiare i criteri adottati con il recente decreto legge che modifica le precedenti disposizioni anti-Covid e introduce l’obbligo di indossare la protezione per tutte le bambine ed i bambini dai sei anni in su.  Ieri l’assessora all’istruzione  della Regione Toscana Alessandra Nardini ha posto il tema alla commissione Istruzione della Conferenza delle Regioni. Dopo la Commissione, anche la stessa Conferenza delle Regioni si è espressa, il 13 aprile, a favore della proposta emendativa toscana.  A seguito di questa decisione,  il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga ha indirizzato la richiesta al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, al ministro della Salute Roberto Speranza e alla ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini.
“Il decreto legge del 24 marzo 2022, recepito dal Piano per la prosecuzione delle attività scolastiche – spiega l’assessora Nardini in una nota diffusa dall’Ufficio Stampa della Regione Toscana – prevede l’obbligo della mascherina per le bambine ed i bambini dai sei anni, slegandone l’obbligatorietà dal ciclo scolastico ma collegandolo soltanto all’età. Così facendo abbiamo classi di scuola dell’infanzia dove bambine e bambini che hanno già compiuto sei anni e che, finora, non avevano dovuto indossarla, che adesso sono tenuti invece a farlo, mentre altre compagne e compagni di classe no, il tutto a chiusura dell’anno scolastico e mentre, per la popolazione generale, si stanno allentando le regole anti-contagio”.
“Come Regione Toscana – prosegue l’assessora – abbiamo quindi chiesto che, insieme, tutte le Regioni, proponessero al Governo di ripristinare il precedente criterio che legava l’obbligo della mascherina al ciclo scolastico, esentando tutte le bambine e i bambini frequentanti la scuola dell’infanzia, indipendentemente dal compimento dei sei anni di età.  Abbiamo sostenuto con convinzione questa proposta, perché crediamo sia necessario e urgente ripristinare un criterio che porti ad una maggiore chiarezza, efficacia ed equità nelle regole, evitando anche ripercussioni sul piano psicopedagogico di una situazione in cui per bambine e bambini della stessa classe vigono regole diverse, e poco comprensibili”.

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