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Milano. Navigli, passano gli anni e passano le Giunte

AgenPress. I quattrocentocinquantamila cittadini che votarono a favore della riapertura dei Navigli nel 2011, contavano che la Giunta Pisapia, che si insediava da lì a qualche mese, avrebbe rispettato il risultato di quel voto.

E in effetti Pisapia qualcosa fece. Inserì il progetto di riapertura dei Navigli nel PGT come intervento strategico e, non potendo prendere per buone soltanto le elaborazioni della nostra Associazione (chiaramente di parte), diede incarico al Politecnico di Milano di redigere uno studio di fattibilità.

Studio che confermò una cosa semplice: riaprire i Navigli a Milano si può.

Ma Pisapia non fa due cose che potevano essere fatte già allora.

La riattivazione della Conca dell’Incoronata e la riapertura della Conca di Viarenna sulla base di progetti già esistenti e di risorse già a disposizione.

Poi arriva Sala che già nel 2014, con un libro dal titolo “Milano sull’acqua”, avendo probabilmente già in animo di diventare Sindaco nel 2016, si schiera con decisione a favore del progetto e fa della riapertura dei Navigli uno dei punti centrali del suo programma elettorale.

I milanesi esultano, sicuri che il suo quinquennio sarebbe stato quello della riapertura.

Ma Sala prende all’inizio un brutto abbaglio. Pensa alla riapertura di cinque piccoli tratti, che certamente non possono identificarsi con un Naviglio navigabile dalla Martesana al Pavese.

Va in Europa, chiede aiuto anche finanziario, ottiene la disponibilità dell’Unione Europea ma a condizione che il progetto sia integrale.

Viene dato a questo punto un incarico a MM per realizzare il progetto integrale, ma da quel giorno non si ha più traccia di nulla. E sparisce un’ipotesi, da noi indicata come assolutamente praticabile, che prevede la riapertura della Conca di Viarenna entro il 2021 e l’inizio dei lavori della riapertura totale, per avere i Navigli pronti entro le Olimpiadi Invernali del 2026.

Il tema dei Navigli e il tema dell’Acqua possono essere parte integrale di un progetto più grande per la riqualificazione ambientale ed urbanistica della città. Un progetto che avrebbe un carattere dirompente per l’Italia e per l’Europa. Espressione della riappropriazione della natura come elemento generatore delle metropoli biocompatibili. Due questioni centrali del pacchetto di progetti finanziabili nell’ambito del Recovery fund. Questione che Sala conosce.

Ma riuscirà il Sindaco a candidare Milano affinché i Navigli e l’Acqua possano essere il Manifesto più appropriato di una nuova Milano capitale dell’ambiente? Ce lo auguriamo, perché altrimenti il treno del Recovery fund passa senza un nulla di fatto per gli interessi della città. A quel punto dovremo aspettare le elezioni del 2021, con i Navigli ancora parte centrale del programma elettorale del nuovo Sindaco.

 

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