Missione russa anti-covid. Accordo Conte-Putin. 3 mln di euro, vitto e alloggio per 130 uomini

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AgenPress – La missione russa in Italia si svolse dal 22 marzo al 15 aprile e comprese una serie di voli da Soci a Pratica di Mare. Ogni giorno decolli e atterraggi, come da “intese raggiunte durante il colloquio telefonico tra il presidente della Federazione russa Vladimir Putin e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai fini di prestare aiuto nella lotta contro il coronavirus, la parte russa pianifica di effettuare quotidianamente dal 22 marzo al 15 aprile sulla rotta Soci-Pratica di Mare-Soci i seguenti voli speciali”, con elencazione di velivoli e nomi dei comandanti.

In carica era il Conte II, con Luigi Di Maio (M5S) agli Esteri, Roberto Guerini (Pd) alla Difesa, Lorenzo Gualtieri (Pd) alle Finanze, Luciana Lamorgese agli Interni e Roberto Speranza (Leu) alla Sanità.

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Almeno 130 uomini, tra medici e sanitari con varie competenze, arrivarono in Italia per portare avanti una missione umanitaria in aiuto delle strutture sanitarie lombarde drammaticamente in affanno. Una missione che oggi, in costanza di guerra ucraina, attira l’attenzione soprattutto per via dei costi per il trasporto di “personale medico, dispositivi di protezione, attrezzatura medica e i mezzi per la lotta contro il Coronavirus”, uomini, donne e mezzi impiegati per la “bonifica” dal virus di strutture pubbliche – come la realizzazione e il funzionamento dell’ospedale anti Covid di Bergamo – e per la verifica di presunti retropensieri di parte russa. Alcune email riservate, scambiate allora tra le due ambasciate, pubblicate dal Corriere della serafanno luce su alcuni interessanti aspetti di quella missione.

Il decollo del primo aereo è programmato per le ore 14 di Mosca poi a seguire a distanza di un’ora altri quattro aerei. Attualmente si stanno preparando alla partenza 123 persone e 7 mezzi. Fra gli specialisti russi ci saranno 12 interpreti di lingua italiana per poter assicurare la comunicazione immediata con gli esperti italiani”, assicurano i russi. Mosca chiedeva inoltre altri dati: “Per programmare il volo e svolgere i lavori umanitari servono le informazioni sugli aeroporti di arrivo e le località in cui saranno inviati gli specialisti russi”.

La domanda che si pone il Corriere  è se oltre l’aiuto sanitario la Russia volesse mettere in campo attività di “spionaggio”, peraltro già smentita dal Copasir, ma alimentata “dall’insufficienza del materiale sanitario inviato” rispetto alle esigenze, e se ci siano stati passi falsi da parte dell’intelligence italiana nelle misure di sicurezza adottate per accogliere il personale sanitario inviato da Mosca. Inchieste giornalistiche varie hanno già documentato come i medici e i tecnici russi cercassero di “analizzare” il virus che falcidiava ospedali e Rsa, non trovando però collaborazione da parte italiana. Il riflettore resta puntato quindi sulle attività di “bonifica” dal Covid che il contingente aveva come missione.

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Tornando alle mail pubblicate dal Corsera, a firma di Fiorenza Sarzanini, e contenute nei documenti acquisiti dal Copasir per fare luce sulla missione, si evince che uomini e attrezzature inviate da Mosca hanno volato su mezzi russi e soggiornato in Italia per il periodo sufficiente a portare a termine la “missione umanitaria” destinata agli ospedali italiani in emergenza. Nel carteggio di preparazione della missione si legge che “sono state preparate brigate mediche con impianti e attrezzature necessarie per prestare assistenza d’urgenza e curare gli ammalati. Si prevede di inviare i mezzi speciali per la disinfestazione di strutture e centri abitati nelle località infette”, scriveva l’ambasciata di Mosca alle 8,48 del 22 marzo 2020.

Il costo della missione russa per la quale l’Italia spese circa 3 milioni di euro. E che, stando a quanto si evince dalle richieste di Mosca scritte nero su bianco nello scambio di email, è stata sostenuta per una parte attraverso le casse italiane. In particolare è stato pagato il carburante per far volare i quadrireattori Ilyushin – 13 voli in tutto – oltre al vitto e all’alloggio per il personale sanitario giunto dalla Russia. “L’ambasciata sarà grata a codesto ministero se vorrà provvedere ad ottenere dalle autorità competenti italiane l’autorizzazione per il sorvolo del territorio italiano e lo scalo sull’aeroporto di Pratica di Mare – si legge infatti -. Si prega altresì di provvedere al servizio terrestre aeroportuale nonché al refueling fino a 50 tonnellate di combustibile a titolo di cortesia. Contiamo sul rifornimento gratuito degli aerei russi presso gli aeroporti italiani per il volo di ritorno e sull’esenzione dalle tasse di aeronavigazione, pagamento del parcheggio e altri servizi aeroportuali”.

In un’altra comunicazione l’ambasciata russa si sincera invece che i medici e gli infermieri siano sostentati per il periodo in cui presteranno servizio nelle strutture italiane. “Ci auguriamo che le questioni di vitto alloggio e supporto alla vita dei medici russi siano risolte dalla parte italiana, come pure la messa a disposizione di materiali consumabili necessari, per esempio per il funzionamento degli apparecchi di ventilazione artificiale dei polmoni che saranno portate dalla Russia”. Si trattava a conti fatti di un contingente di 28 tra medici e infermieri, in una lista di 104 nomi del personale russo. Li guidava il generale Sergey Kikot, vice comandante del reparto di difesa chimica, radiologica e biologica dell’esercito russo.

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