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Morte Cucchi. Carabinieri, subito ordini, anche noi vittime. Legale: non sapevamo del pestaggio

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Agenpress – I carabinieri Massimiliano Colombo Labriola e Francesco Di Sano, entrambi imputati nel processo sui “depistaggi”, hanno chiesto al giudice Giulia Cavallone di costituirsi parte civile nel procedimento contro i colleghi coimputati Francesco Cavallo e Luciano Soligo. La motivazione, hanno spiegato i legali dei due carabinieri, sarebbe da ricercare nell’obbligo come militari di eseguire ordini arrivati dai superiori: il tenente colonnello, Cavallo e il tenente colonnello, Soligo. Per questo la decisione di costituirsi parte civile contro i due superiori gerarchici, anche loro imputati nel processo.

“L’ordine fu dato da chi insistendo sulla modifica sapeva qualcosa di più  – ha spiegato uno dei legali – Labriola e Di Sano hanno subito un danno di immagine, da questo punto di vista siamo nella stessa posizione degli agenti di polizia penitenziaria”.

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“Non sapevamo del pestaggio. Dopo i Cucchi, le vittime siamo noi. C’è stata una strana insistenza nel chiederci di eseguire quelle modifiche che all’epoca non capivamo. Oggi sappiamo tutto e per questo abbiamo deciso di costituirci parte civile. Non siamo nella stessa linea gerarchica, l’abbiamo subita, erano ordini”, ha detto l’avvocato Giorgio Carta, di Colombo Labriola e Francesco Di Sano.

Per i depistaggi sono imputati il generale  Alessandro Casarsa all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, e  altri 7 carabinieri, tra cui Lorenzo Sabatino, allora comandante del  reparto operativo dei carabinieri di Roma. Gli otto carabinieri sono accusati a vario titolo e a seconda delle posizioni di falso,  favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia.

Oltre a Casarsa e Sabatino, sono a processo Francesco Cavallo,  all’epoca dei fatti tenente colonnello e capo ufficio del comando del  Gruppo Roma; Luciano Soligo, all’epoca dei fatti maggiore dell’Arma e  comandante della compagnia Roma Montesacro; Massimiliano Colombo  Labriola, all’epoca dei fatti comandante della stazione di Tor  Sapienza; Francesco Di Sano, all’epoca in servizio alla stazione di  Tor Sapienza; Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del  nucleo investigativo dei Carabinieri e il carabiniere Luca De Cianni,  accusato di falso e di calunni. Presenti all’udienza di questa mattina quattro degli otto imputati: Colombo Labriola, Sabatino, Testarmata e  Di Sano.

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