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Napoli. Presidio operai della Whirlpool davanti al consolato Usa cantando l’inno di Mameli

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AgenPress – Presidio davanti alla sede del Consolato statunitense a Napoli gli operai della Whirlpool che protestano contro la decisione della multinazionale americana di chiudere il sito partenopeo. Circa 500 persone hanno sfilato in corteo dalla stazione di Mergellina fino alla sede del Consolato, dove consegneranno un documento con la richiesta di intercedere per evitare la chiusura del sito e il rispetto degli accordi del 2018, con un piano industriale che prevede investimenti in tutti gli stabilimenti italiani per 250 milioni di euro. Gli striscioni sono stati sistemati sulla strada, poco distanti dal Consolato, mentre il corteo, sono stati accesi fumogeni colorati, intonato cori e, all’arrivo davanti al Consolato, hanno intonato l’inno nazionale.

Hanno sfilato con gli striscioni, il tricolore, tamburi e le bandiere di Fiom, Fim e Uilm, cappello per proteggersi dal sole a bambini, nonni, figli e genitori degli operai che rischiano di perdere il lavoro per la decisone dei vertici aziendali di dismettere il sito di Napoli dove vengono prodotte lavatrici di alta gamma, una delle quali è disegnata su uno striscione con la scritta “Whirlpool Napoli non molla”.

In piazza, insieme con i lavoratori del sito produttivo di Napoli est, c’erano  gli operai degli altri stabilimenti Whirlpool in Italia. Sono arrivati in città, già da ieri, per mostrare vicinanza e solidarietà ai colleghi partenopeo e contro il rischio che la multinazionale americana, un po’ alla volta, decida di chiudere anche altre sedi. Vengono da Varese, Melano, Siena, Comunanza, Pero e Cassinetta. In piazza anche delegazioni di lavoratori di altre aziende e dell’Embraco di Torino.

”Noi li sosteniamo e li sosterremo sempre perché questa è una battaglia che non è senza speranza e mai come in questo momento, in fase di pandemia sanitaria e di epidemia sociale ed economica, non si può chiudere la Whirlpool di via Argine”,  ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. ”Se con i 209 miliardi che stanno per arrivare dall’Europa grazie all’accordo sul Recovery Fund la risposta è: chiudiamo le fabbriche nel Mezzogiorno d’Italia, allora non ci siamo. Questa è una battaglia che va vinta, non solo sostenuta”.

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