Assisi. Papa Francesco. “Non esiste un Dio di guerra. Dio è Dio di pace”

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Agenpress – “Non esiste un dio di guerra.  La guerra, la disumanità di una bomba che esplode facendo morti e feriti, tagliando la strada “all’aiuto umanitario” che non può arrivare a bambini, anziani, malati, è solo opera del “maligno” che “vuole uccidere tutti”. Per questo, è necessario pregare, anche piangere per la pace, tutte le fedi unite nella convinzione che “Dio è Dio di pace”.

Sono le parole di Papa Francesco ad Assisi in occasione della cerimonia di chiusura dell’evento interreligioso ‘Sete di Pace’, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.

Il Papa  è stato accolto al sacro convento di Assisi al custode, padre Mauro Gambetti, dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, dal vicerettore del centro studi egiziano Al-Azhar, dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, dal patriarca di Antiochia Efrem II, dal capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni e dal capo supremo della Tendai. Francesco ha inoltre stretto la mano e si è fermato per qualche momento anche con i rifugiati che saranno presenti al pranzo comune nel refettorio del convento.

Bergoglio vuole mettersi in ginocchio con i leader delle altre religioni nella città del Poverello “per pregare il Dio della pace”, insieme, oltre le divisioni delle religioni, fino a sentire la vergogna della guerra e senza chiudere l’orecchio al grido di dolore di chi soffre”.

‘Chi chiude l’orecchio al grido del povero, invocherà a sua volta e non otterrà risposta’. Se noi oggi chiudiamo l’orecchio al grido di questa gente che soffre sotto le bombe, che soffre lo sfruttamento dei trafficanti di armi, può darsi che quando toccherà a noi non otterremo risposte. Non possiamo chiudere l’orecchio al grido di dolore di questi fratelli e sorelle nostri che soffrono per la guerra”.

Noi la guerra “non la vediamo”, sostiene Francesco. “Ci spaventiamo” per “qualche atto di terrorismo” ma “questo non ha niente a che fare con quello che succede in quei Paesi, in quelle terre dove giorno e notte le bombe cadono e cadono” e “uccidono bambini, anziani, uomini, donne…”. “La guerra è lontana?”, si chiede il Papa. “No! E’ vicinissima”, perché “la guerra tocca tutti”, “la guerra incomincia nel cuore”:

“Che il Signore ci dia pace nel cuore, ci tolga ogni voglia di avidità, di cupidigia, di lotta. No! Pace, pace! Che il nostro cuore sia un cuore di uomo o di donna di pace. E oltre le divisioni delle religioni: tutti, tutti, tutti! Perché tutti siamo figli di Dio. E Dio è Dio di pace. Non esiste un dio di guerra: quello che fa la guerra è il maligno, è il diavolo, che vuole uccidere tutti”.

Di fronte a questo non possono esserci divisioni di fede, ribadisce Francesco. Non basta ringraziare Dio perché magari la guerra “non ci tocca”. “Sì, ringraziamo per questo – dice – ma pensiamo anche agli altri”:

Pensiamo oggi non solo alle bombe, ai morti, ai feriti; ma anche alla gente – bambini e anziani – alla quale non può arrivare l’aiuto umanitario per mangiare. Non possono arrivare le medicine. Sono affamati, ammalati! Perché le bombe impediscono questo. E, mentre noi oggi preghiamo, sarebbe bello che ognuno di noi senta vergogna. Vergogna di questo: che gli umani, i nostri fratelli, siano capaci di fare questo. Oggi giornata di preghiera, di penitenza, di pianto per la pace; giornata per sentire il grido del povero. Questo grido che ci apre il cuore alla misericordia, all’amore e ci salva dall’egoismo.

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