Violenza di genere: oltre 100 esponenti della società civile scrivono a Renzi, Boldrini e Boschi

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Agenpress. Oltre 100 esponenti della società civile (accademici, psico-terapeuti,  insegnanti, rappresentanti di realtà associative e del terzo settore, preti, giuristi, operatori sociali) si riuniscono intorno all’Associazione “F Come” per denunciare il nesso tra violenza di genere e mancanza di adeguati strumenti educativi e di prevenzione.

Lunedì 17  Ottobre, le promotrici e i promotori dell’iniziativa hanno indirizzato al Presidente del Consiglio Renzi, alla Presidente della Camera Boldrini e alle Ministre Boschi, Giannini e Lorenzin una lettera aperta pubblicata sul sito dell’associazione (http://www.fcome.org/portfolio-view/lettera-aperta/).

Il testo invita a discutere dell’inserimento dell’educazione sessuale e affettiva nei piani di studio nazionali, dalla scuola primaria a quella secondaria così come nelle università. Tra i firmatari, UDI-Unione Donne in Italia,  la Società Italiana delle Letterate, e gli accademici Nadia Urbinati, Donatella Della Porta e Salvatore Veca.

Femminicidi e abusi dettati da questioni di genere sono, in Italia, un fenomeno ampio e diffuso. Ad oggi, nessun programma formativo ad hoc è previsto nei programmi di studio italiani.

Al Decreto Buona Scuola del 2015, che promuoveva genericamente la sensibilizzazione alle pari opportunità e la prevenzione della violenza di genere, non è seguita l’attuazione di più precise linee guida. Contrariamente ai trend europei, nessuna iniziativa di prevenzione della violenza di genere esiste in ambito universitario. Le firmatarie e i firmatari della lettera richiamano l’attenzione delle istituzioni su buone pratiche italiane e straniere e invitano a discutere con urgenza un’efficace offerta formativa.

Lilia Giugni, Presidente di “F Come” e ricercatrice all’ Università di Cambridge, dichiara: “A chiamare la violenza di genere col proprio nome, e a conoscere il proprio corpo e le proprie emozioni tanto da acconsentire o meno a qualsiasi esperienza con reale consapevolezza, si può e si deve insegnare. Siamo convinti che sia compito della classe politica predisporre adeguati strumenti educativi. Il nostro è, però, un approccio costruttivo. Le firmatarie e i firmatari della lettera aperta mettono a disposizione le proprie competenze per un dialogo con le istituzioni sull’elaborazione di iniziative concrete da vagliarsi in tempi brevi.”

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