Costi politica. Aula semi deserta. La proposta del M5S per ridurre gli stipendi dei parlamentari

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Agenpress – In un’aula semi deserta è iniziata la discussione generale sul taglio dei stipendi ai parlamentari Il DDL prevede la riduzione del 50 per cento della parte fissa dello stipendio dei parlamentari, la cosiddetta indennità, che da un lordo di 11 mila euro al mese scenderebbe a circa 5 mila euro (il netto quindi dovrebbe passare da poco più di 5 mila a circa 2.500 euro). La proposta interviene anche sulla diaria di 3.500 euro al mese che i parlamentari ricevono per affrontare le spese di soggiorno a Roma – che verrà assegnata solo ai parlamentari che non risiedono a Roma – e sui rimborsi spese, che, un totale di circa 2.500 euro al mese, che dovranno essere tutti rendicontati e non saranno più pagati automaticamente.

Nel dibattito in corso oggi, circa 30 deputati grillini si sono iscritti a parlare per un minuto ciascuno. I loro interventi sono tutti molto simili e sono in sostanza delle invettive in cui chiedono ai loro colleghi degli altri partiti di votare a favore della loro proposta con toni in genere molto teatrali (sul blog di Grillo è in corso una diretta della discussione). Per il momento, le reazioni degli altri partiti alla proposta del Movimento 5 Stelle sono state abbastanza caute (non è facile prendere posizione contro un tema così popolare come la riduzione degli stipendi dei parlamentari): il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, ha però parlato di un emendamento proposto dal suo partito che contiene un’idea originale: assegnare ai parlamentari un’indennità pari allo stipendio che percepivano al momento della loro elezione.

Domani si ricomincia. “Domani pomeriggio, dalle 15, alla Camera ci saranno le votazioni sulla nostra proposta di legge. Venite in piazza in tanti, vi aspettiamo dalle 15 di fronte a Montecitorio”, scrive su Facebook Roberta Lombardi, prima firmataria della pdl. E domani in tribuna è atteso anche Grillo.

Ecco cosa contiene la proposta del M5S.

RIMBORSI SPESE: La proposta di legge interviene sulla disciplina delle somme corrisposte ai parlamentari a titolo di rimborso delle spese di soggiorno, di viaggio e di alloggio a Roma. Al momento la legge prevede che gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinino l’ammontare della diaria sulla base di quindici giorni di presenza per ogni mese e in misura non superiore all’indennità di missione giornaliera prevista per i magistrati con funzioni di presidente di sezione della Corte di cassazione ed equiparate.

La modifica proposta è volta a ricondurre in maniera diretta l’istituto della diaria alla sua natura di rimborso di spese; il riconoscimento del rimborso per le spese sostenute per l’alloggio viene pertanto limitato ai parlamentari non residenti nel comune di Roma; inoltre, i rimborsi, oggi attribuiti in misura forfetaria, potranno essere erogati soltanto per le spese effettivamente sostenute e documentate. È fissato comunque un limite massimo all’entità del rimborso complessivo, pari a 3.500 euro mensili. L’articolo 3 stabilisce, inoltre, l’importo complessivo, pari a 3.690 euro mensili, attribuito ai parlamentari per l’esercizio del mandato rappresentativo e per potersi avvalere di consulenti e collaboratori.

INDENNITA’ DEI PARLAMENTARI: Attualmente l’importo netto mensile dell’indennità dei deputati è pari a 5.246,97 euro, al lordo delle imposte sui redditi e delle addizionali regionali e comunali (per i deputati che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscano un reddito eguale o superiore al 15 per cento dell’indennità parlamentare, l’importo della medesima è ulteriormente ridotto a 5.007,36 euro). La presente proposta di legge fissa a 5.000 euro, al lordo delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali e assistenziali, lo stipendio per dodici mensilità. Inoltre, ai membri del Parlamento non è riconosciuta alcuna indennità aggiuntiva, emolumento o rimborso di spese, per lo svolgimento di altri incarichi interni alla Camera di appartenenza.

INDENNITA’ SU CESSAZIONE MANDATO: Con l’articolo 5 si provvede ad abolire l’istituto dell’assegno di fine mandato (pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo o frazione non inferiore ai sei mesi), mentre per i componenti del Parlamento si introduce un’indennità per la cessazione del mandato, il cui calcolo è informato alla disciplina prevista per il trattamento di fine rapporto spettante ai lavoratori dipendenti.

SISTEMA PREVIDENZIALE: L’ articolo 6 recepisce a livello legislativo le delibere del dicembre 2011 e gennaio 2012 con cui l’Ufficio di Presidenza della Camera ha superato l’istituto dell’assegno vitalizio; la norma, infatti, disciplina il sistema previdenziale applicabile ai membri del Parlamento: esso è basato sul metodo di calcolo contributivo, sostanzialmente analogo a quello vigente per i pubblici dipendenti. Inoltre, il diritto alla pensione matura al compimento del sessantacinquesimo anno di età ed è condizionato all’esercizio del mandato parlamentare per almeno cinque anni effettivi. A tal fine, i parlamentari sono assoggettati d’ufficio al versamento di un contributo pari all’8,80 per cento dell’indennità lorda.

La norma prevede inoltre la sospensione del pagamento della pensione qualora il parlamentare sia rieletto al Parlamento nazionale, sia eletto membro del Parlamento europeo spettante all’Italia o componente di un consiglio regionale ovvero sia nominato componente del Governo nazionale, assessore regionale o titolare di incarico istituzionale per il quale la Costituzione o altra legge costituzionale prevede l’incompatibilità con il mandato parlamentare. La sospensione è inoltre prevista in caso di nomina ad incarico per il quale la legge ordinaria prevede l’incompatibilità con il mandato parlamentare, dove l’importo della relativa indennità sia superiore al 50 per cento dell’indennità parlamentare. Tale regime di sospensioni costituisce una deroga rispetto alla normativa generale, nell’ambito della quale le ipotesi di divieto di cumulo della pensione con altri redditi sono state ormai abolite.

MATERNITA’ E PATERNITA’: L’articolo 7 estende ai membri del Parlamento la disciplina prevista dal testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità secondo quanto è stabilito per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti e loro assimilati.

TRASPARENZA: l’articolo 8 impone obblighi di trasparenza sui redditi e sulle spese dei parlamentari e introduce una serie di sanzioni in caso di accertate irregolarità. In particolare, nella pagina personale di ciascun membro del Parlamento, all’interno del sito internet della Camera di appartenenza, sono pubblicati, con aggiornamenti bimestrali: il complesso delle indennità riconosciute al membro del Parlamento; il numero dei giorni per i quali, nel corso del bimestre, il parlamentare è risultato presente alle sedute dell’Assemblea e delle Commissioni e ha ottenuto il riconoscimento del rimborso delle spese di soggiorno e di viaggio; l’estratto del conto della carta di credito emessa per il pagamento delle spese di soggiorno, viaggio e alloggio da parte dei parlamentari; i rendiconti delle spese sostenute per l’esercizio del mandato rappresentativo e per i collaboratori.

In caso di irregolarità, l’Ufficio di Presidenza della Camera di appartenenza sottopone la rendicontazione delle spese del parlamentare interessato alla verifica da parte della Corte dei conti, in ordine al corretto utilizzo delle somme assegnate; al termine dell’esame, ove risultino irregolarità, applica una sanzione compresa tra il doppio e il quadruplo delle somme che risultino indebitamente imputate a carico dei fondi messi a disposizione del parlamentare.

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