Terrorismo. Dalla Lombardia all’Iraq per il Jihad. Marocchino ricercato: “Ha arruolato il figlio di 10 anni”

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Agenpress – Taskour Hamed, indagato dalla Procura di Milano per terrorismo internazionale,  è un cittadino marocchino residente a Bresso, in provincia di Milano, dove viveva fino a un anno fa. Fino a quando ha deciso di abbandonare l’Italia con la moglie e due figli minorenni per arruolarsi nello stato islamico in Iraq.

Prima di partire con la famiglia verso i territori dello Stato islamico durante le vacanze di Natale del 2014 per “non dare nell’occhio”, ha chiesto un prestito ad una finanziaria e l’anticipo del tfr al suo datore di lavoro (usando come scusa lo stato di salute della madre) recuperando 30mila euro in totale.

A Bresso, nel milanese, aveva una vita “apparentemente normale”, con un lavoro stabile in una ditta di pulizie, spiegano il procuratore aggiunto Pietro Forno, il pm Enrico Pavone e il capo della Digos milanese Claudio Ciccimarra in una conferenza stampa al Palazzo di Giustizia. Taskour avrebbe lasciato l’Italia poco più di un anno fa. In un video del novembre del 2015, dopo gli attentati di Parigi, si vede il figlio di 10 anni minacciare di morte l’Occidente assieme al padre.

“Della moglie e della figlia si sono perse completamente le tracce, Taskcour invece si è prima recato in Turchia e da lì è entrato in Iraq dove è stato filmato assieme e al figlio maschio di dieci anni, arruolato col padre nell’Isis come soldato bambino”, hanno spiegato in conferenza stampa il pm Enrico Pavone, il procuratore aggiunto Pietro Forno e Claudio Ciccimarra, dirigente della Digos.

In un video del novembre del 2015, dopo gli attentati di Parigi, si vede dunque il figlio di 10 anni dell’uomo indagato minacciare di morte l’Occidente assieme al padre. Il video con tanto del logo dell’Isis è stato pubblicato anche su youtube. Il filmato, che risalirebbe a metà novembre del 2015 poco dopo gli attentati di Parigi sarebbe stato girato in Iraq e nel video il figlio di 10 anni del marocchino Taskour “inneggia al jihad” e augura “la morte all’Occidente e agli occidentali”. Nel filmato, con tanto di logo e bandiere del sedicente Stato islamico, l’uomo e il figlio, nato nel 2005 in Italia (tutta la famiglia risiedeva a Bresso, nel Milanese), come è stato sottolineato da inquirenti e investigatori, usano una serie di espressioni, oramai sentite tante volte, per minacciare gli occidentali come “arriveremo fino alle vostre case”.

 

 

 

 

 

 

 

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