Riciclaggio. Slot. In manette il cognato e il suocero di Fini, l’ex parlamentare Laboccetta e l’imprenditore Corallo

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Agenpress –  Oltre 200 finanzieri hanno eseguito in tutta Italia 80 perquisizioni alcune a carico di persone fisiche, altre a carico di società, disposte dalla procura di Roma. L’attività rientra in un’inchiesta della magistratura romana, coinvolge oltre 20 indagati, per i reati di riciclaggio e false fatturazioni.

Le perquisizioni sono svolte da finanzieri del nucleo speciale di polizia Valutaria, i quali sono risaliti ai componenti di un’organizzazione che aveva messo in piedi alcune “società cartiere” attraverso le quali era stato strutturato un sistema di riciclaggio, portato avanti da alcune aziende. Queste chiedevano e pagavano all’organizzazione importi indicati in fatture false. L’organizzazione tratteneva una quota del denaro e restituiva la parte più significativa alle stesse aziende che accumulavano così fondi neri. Il riciclaggio accertato supera i 60 milioni di euro ma altre verifiche sono tuttora in corso sul conto di altre società.

Tra gli arrestati Sergio e Giancarlo Tulliani, suocero e cognato dell’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, sono indagati nell’ambito inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma che ha portato all’arresto, tra gli altri, dell’ex parlamentare Amedeo Laboccetta.

Nel novembre del 2011 era stato proprio quest’ultimo a opporsi al sequestro di un computer di Francesco Corallo, sostenendo che si trattava di un pc con materiali inerenti la sua attività di parlamentare.

Corallo anch’egli arrestato,  con un gruppo di manager italiani e stranieri e il fidato Laboccetta è indagato per associazione per delinquere, peculato e riciclaggio di 85 milioni di euro, ovvero i tributi dovuti dall’Atlantis world group of companies e della BPlus Giocolegale Ltd, aggiudicataria della gestione telematica dei giochi.

Cinquanta degli 85 milioni, tra il 2004 ed il 2007, e poi fino al 2014, sarebbero finiti verso conti correnti esteri olandesi, ed inglesi di altre società del gruppo Corallo e successivamente verso un conto corrente di società offshore acceso a Saint Maarten (Antille Olandesi), sempre di Francesco Corallo. Attraverso uno scambio di liquidità sarebbero poi spariti dall’Atlantis altri 150 milioni transitati via Gran Bretagna e Shanghai a Saint Maarten, Curaçao, Santa Lucia e reinvestiti in attività immobiliari a Saint Maarten.

L’indagine, coordinata dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dal pm Barbara Sargenti, sulla base delle indagini dello Scico è arrivata al primo giro di boa davanti al gip Simonetta D’Alessandro, nasce da una costola di quella sulla Bpm di Massimo Ponzellini, anche lui in affari con Corallo.

Giancarlo Tulliani avrebbe messo a disposizione di Rudolf Baetsen, braccio destro di Corallo due società offshore per poter far transitare i soldi destinati alle Antille.

Proprio Baetsen avrebbe finanziato l’acquisto dell’appartamento di Monaco, in boulevard Princesse Charlotte 14, già di proprietà di Alleanza Nazionale, rilevato da Giancarlo Tulliani e poi passato da una sua società a un’altra. Attraverso i conti di Giancarlo e anche di Sergio Tulliani sarebbe passato il denaro sottratto al fisco da Corallo: 2 milioni e 600 mila euro, hanno ricostruito i magistrati e i finanzieri.

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