Gabriella uccisa con un colpo di pistola.  Arrestato l’ex compagno e un amico di lui

0
1762

Agenpress – Si è concluso con il fermo dell’ex compagno di Gabriella Fabbiano e di un amico dell’uomo, Fabrizio Antonazzo, 60enne di Cernusco sul Naviglio, il giallo della morte della donna il cui corpo senza vita è stato trovato lo scorso 5 dicembre all’interno di un laghetto artificiale. La svolta  è arrivata grazie ai rilievi dei RIS di Parma che grazie ad alcuni accertamenti scientifici all’interno dell’autovettura in uso a Mario Marcone, ex compagno della donna, hanno rinvenuto alcune tracce ematiche riconducibili alla 43enne uccisa.

Altre tracce di sangue poi sono state trovate anche nella camera da letto del’appartamento dell’uomo e queste, per gli inquirenti, sarebbero “inconfutabilmente riconducibili alla vittima”. Di fronte all’evidenza delle prove Marcone ha ammesso di aver ucciso Gabriella e ha spiegato di averle sparato lo scorso 30 novembre nella propria abitazione al culmine di un litigio dettato dalla gelosia.

Secondo quanto si è appreso, Marcone ha ammesso le sue responsabilità e ha raccontato che l’omicidio è avvenuto all’interno del suo appartamento la sera del 30 novembre al termine di una lite scoppiata per gelosia.

Nei confronti del complice, peraltro, gli investigatori hanno pure raccolto gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati di soppressione del cadavere della 43enne, concorso in porto illegale di armi e favoreggiamento personale. Il sessantenne ha aiutato il killer a nascondere il corpo di Gabriella Fabbiano, uccisa con un colpo di pistola alla testa e abbandonata nell’acquitrino in una cava di Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, avvolta in un telo di cellophane cui erano legati dei massi per tenerla sul fondo. Ieri sera, invece, Mario Marcone, l’operatore ecologico di 42 anni con precedenti per violenza, che aveva avuto una relazione con la vittima e che era già stato indagato, ha confessato.

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza, con quelli della compagnia di Cassano d’Adda, coordinati dal procuratore aggiunto Alberto Nobili e dal pm Francesco Cajani, nel tardo pomeriggio di ieri hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto dopo i risultati degli accertamenti scientifici eseguiti dai militari del Ris di Parma che, procedendo ad un’attenta analisi dell’autovettura in uso a Marcone, hanno rinvenuto all’interno alcune tracce di sangue della vittima. Tracce rinvenute anche nell’abitazione del 42enne, in particolare nella camera da letto dove è avvenuto il delitto al culmine di un raptus di gelosia. Cosi’ Marcone, accompagnato dal suo legale, ha messo a verbale di aver provveduto a occultare il corpo e la pistola (che non è stata ancora recuperata) alcuni giorni dopo.

Commenti
loading...