E dopo la madre, assolto anche l’ex compagno. Ma chi ha ucciso la piccola Matilda?

0
1640

Agenpress –  A undici anni di distanza, resta dunque senza un colpevole l’omicidio della piccola Matilda Borin, morta a 23 mesi nel 2005 a Roasio, nel Vercellese, per un violento colpo alla schiena.

“Abbiamo vissuto con grande difficoltà, umana e psicologica, questo momento. Ora lasciate riprendere il nostro assistito”, ha detto   l’avvocato Andrea Delmastro, legale di Antonio Cangialosi, assolto dalla accusa dell’omicidio della piccola Matilda Borin per non aver commesso il fatto.

Il pm Paolo Tamponi aveva chiesto 8 anni per Cangialosi nel processo che era seguito alla decisione della Cassazione di riaprire il caso, accogliendo il ricorso dei legali della madre e annullando la precedente decisione del gip di Vercelli di non doversi procedere nei confronti dell’uomo.

Dopo l’assoluzione in tre gradi di giudizio della mamma della bimba, dopo che la Cassazione ha annullato il non luogo procedere, ora a processo con rito abbreviato con l’accusa di omicidio preterintenzionale era finito il suo ex compagno. Antonio Cangialosi era l’unico in casa con la mamma e la bambina nella villetta di Roasio quando Matilda ricevette il colpo che ne causò la morte.

Le lesioni sul corpo di Matilda, aveva sostenuto il pm nella sua arringa finale, sono state provocate quando la bambina era insieme ad Antonio Cangialosi. “In quella casa, oltre a Matilda, c’erano due persone: una dei due, la Romani, ha una sentenza irrevocabile di assoluzione”, aveva ricordato nel corso del processo l’avvocato Roberto Scheda, che con il collega Tiberio Massironi assiste la madre della piccola vittima. La donna è stata assolta in tutti i gradi di giudizio. Di ben altro parere è stato però il giudice Fabrizio Felice, che ha assolto Cangialosi. L’uomo era accusato di omicidio preterintenzionale.

“In quella villetta, a Roasio, erano presenti due persone. Matilda non può essersi inferta da sola le ferite mortali”, ha detto l’avvocato Roberto Scheda, difensore di Elena Romani con il collega  Massironi.  “Per Matilda quello di oggi non è ancora il giorno della giustizia”, ha aggiunto il legale.

“Questa non è la verità, ma andiamo avanti perché voglio giustizia per la mia bambina”, ha detto   Elena Romani.  “In quella casa eravamo in due ed io non ho fatto nulla”, ricorda la donna, che rivela di avere avuto un presentimento sulla sentenza di oggi. “Non ci aspettavamo una decisione diversa, purtroppo…”.

 

 

Commenti
loading...