Paolo Borsellino. Legale famiglia. Intollerabile rifiuto Napolitano a testimoniare. Agenda rossa presa da un uomo di Stato

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Agenpress –  “E’ moralmente intollerabile l’iniziativa assunta da Giorgio Napolitano, nel momento in cui ricopriva la più alta carica dello Stato, di sottrarsi alla testimonianza in questo processo. Ho scoperto che, oltre alla categoria dei testimoni falsi e reticenti esiste anche quella dei testimoni renitenti”.

E’ quanto ha detto l’avvocato Fabio Repici, nella sua arringa nel quarto processo per la strage di via D’Amelio come difensore di parte civile di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio ’92 insieme a cinque agenti della scorta.

Il legale ha fatto riferimento alla testimonianza prima ammessa e poi revocata di Giorgio Napolitano, che inviò una missiva alla Corte d’assise nissena dicendo che la sua testimonianza sarebbe stata ripetitiva.

Nel processo si è parlato anche della famosa agenda rossa del magistrato, che secondo il legale, fu presa “da un uomo di Stato ed è angosciante che da 24 anni e 6 mesi questo paese abbia potuto digerire una cosa del genere. Borsellino aveva annotato lì le sue conoscenze più importanti sulla trattativa, sul generale Subranni, sugli incontri al Viminale. Pensate quale utilizzo avrebbero potuto fare magistrati e investigatori seri se ne fossero venuti in possesso”.

In aula sono state proiettate alcune foto e immagini video dei momenti successivi all’esplosione dell’autobomba in via D’Amelio e Repici ha cercato di ricostruire i movimenti dell’allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli.

“Quello lì – ha aggiunto – è un uomo che è andato in missione. Arriva in un luogo dove ci sono ancora i resti dei morti ammazzati attaccati ai muri e per prima cosa si avvicina all’auto di Borsellino, prende la borsa e la porta via. Io spero che la Procura, dopo questa analisi, ritenga che ci sono elementi nuovi per riaprire la vicenda, coperta da una sentenza di proscioglimento. Ma è un proscioglimento che non possiamo considerare definitivo, perché Arcangioli ha rinunciato alla prescrizione e quindi se ci sono elementi nuovi il caso può essere riaperto”.

Per il legale dei Borsellino, ci fu una  trattativa, ritenuta uno dei moventi che portarono alla decisione di uccidere Borsellino, affermando: “Il Ros dei carabinieri ha fatto un baratto con il più politico dei mafiosi e il più mafioso dei politici, Vito Ciancimino. Uso la parola baratto che è quella usata dallo stesso Mario Mori in un’intervista alla trasmissione televisiva Ballarò, perché la parola trattativa non si deve dire, a qualcuno forse fa venire l’orticaria”.

 

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