Di Pietro. Occhionero mi ha fregato a Taranto. Art. 18. Rispetto la sentenza anche se non la condivido

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Agenpress – “Se tornassi indietro quel porto a Taranto lo farei ancora. L’idea di creare un sistema di stoccaggio e scambio tra le merci che arrivano via mare e quelle che devono salire su treni e camion è necessario, lo è ancora ora e quando sono arrivato al ministero io se ne parlava già da dieci anni. Sono ancora convinto che quell’opera andava fatta e che quella proposta era una proposta seria. Non firmai una legge ad hoc per Occhionero, firmai una legge per costruire un interporto per accogliere le merci che arrivano via nave e via ferrovia. Quel comma è un comma sacrosanto che andava e che va fatto e che la proposta che venne fatta a suo tempo era giusta”.
Antonio Di Pietro è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus.
Su Occhionero, che lo avrebbe “fregato” sul porto a Taranto quando  era ministro delle infrastrutture.
Di Pietro è tornato sulla questione Pedemontana: “Purtroppo la legge impone che io debba lasciare il mio incarico. Farò il mio dovere, cercherò di sistemare il più possibile fino a quando potrò, perché anche se sto lavorando gratuitamente la legge impone che un pensionato non possa farlo per più di un anno”.
Sulla decisione della Consulta sull’articolo 18: “Mi dispiace che non si sia dato spazio al voto popolare. Rispetto la sentenza anche se non la condivido. Sentenza politica? Voglio ancora pensare che la Corte Costituzionale sia composta da persone in grado di mettere da parte le proprie provenienze politiche o le ideologie politiche”.
Sul Movimento Cinque Stelle: “Stanno vivendo un momento delicato, adesso invece di criminalizzarli bisognerebbe cercare di aiutarli. Non mi è piaciuto il passo indietro che hanno fatto per ritornare da Farage. L’idea che andavano in un gruppo liberale, di tipo europeista, la vedevo come una cosa positiva. Il fatto di tornare da Farage non mi è piaciuto. Non c’è uno scopo nobile, vuol dire che l’intenzione di andare nel gruppo europeista era un atto di opportunismo”.
Sulle multe da 250.000 euro che Grillo vorrebbe far pagare a chi cambia partito: “Vi do una notizia. Ci ho provato anche io a suo tempo ma la sentenza mi ha dato torto. E’ una bomba, è una cosa che non è mai uscita. La ratio è nobile, ma chi viene votato poi risponde al voto che ha preso dai cittadini, non alla logica dei partiti. Quando io ho avuto il provvedimento dell’autorità giudiziaria che mi diceva che era inammissibile, non mi sono permesso di fare ricorso, ho rispettato quella decisione. E’ una cosa che non rifarei, non serve la multa a chi se ne va, bisognerebbe scegliere meglio i propri collaboratori e i propri candidati”:
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