Giornata mondiale per la privacy: I dati personali sono diventati il “petrolio” dell’economia”

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Agenpress. Giornata mondiale della privacy e per la protezione dei dati personali, sempre più a rischio nell’era digitale. Governi, parlamenti, e organi di garanzia rilanciano la questione con campagne mirate per il pubblico, progetti didattici, workshop e creazione di agenzie.

D’altra parte c’è anche chi come la Francia di fronte al dominio dei “Big Data” allunga il passo, verso modifiche alla Costituzione per proteggere la riservatezza via web.

Se li chiamano “Big Data” un motivo ci sarà. Sono infatti 2,5 miliardi di miliardi i dati prodotti ogni giorno al livello digitale, ed entro il 2020 questa enorme produzione quotidiana sarà 5 mila volte maggiore. Dati, che possono essere raccolti e registrati a milioni di risultati per secondo, e “predire” il comportamento degli utenti in microsecondi. Dove sta andando quella persona? Quale sito visiterà? Quali sono i suoi interessi? Grande volume, grande velocità, grande varietà di prodotti che vanno dai siti web alle mail, dalle applicazioni ai blog, ai social network, ma anche grandi rischi per la salute dei nostri dati personali.

Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione alla Cattolica di Milano dichiara:

“C’è davvero il rovescio della medaglia, perché se da un lato abbiamo una mole di dati utilissimi, dall’altro incappiamo in problemi di privacy.  Oggi molti soggetti oscuri, impenetrabili, sanno molte cose di noi e possono utilizzarle in qualunque momento per finalità non dichiarate. Inoltre è vero che i dati sono ormai il ‘petrolio’ dell’economia: ci sono dei colossi della Rete che vivono grazie ai nostri dati e che li utilizzano per finalità di business, commerciali e pubblicitarie. È chiaro che, sia l’Unione Europea che le organizzazioni internazionali si stanno ponendo il problema di arginare questo flusso imponente di dati e di governarlo. Si tratta di capire in che modo i colossi della Rete vorranno collaborare per conciliare le loro esigenze di business con l’ancora più sacrosanto tema della democrazia e quindi della salvaguardia dei nostri diritti”.

Ecco allora che si parla di “società sorvegliata” dove gli utenti sono visti, ma non vedono, spiati 24 ore su 24 come in un enorme “Grande Fratello”, sono oggetto di informazione ma mai soggetto di comunicazione, per quanto dall’alto dei propri profili Facebook o account Twitter si vantino di avere potere decisionale. Perciò è bene imparare a difendersi dai pericoli del Web. Ancora Razzante.

“La parola chiave è ‘autotutela’: prima di pubblicare informazioni che ci riguardano pensiamoci molte volte, perché dalla Rete nulla più si cancella, l’oblio è una chimera, diventa difficile poi controllare la diffusione di dati che magari, sulla base dell’istinto o della spontaneità, noi inseriamo in Rete. Quindi questo è sicuramente il primo elemento da evidenziare. Il secondo elemento è quello di auspicare che, già nelle scuole dell’obbligo, venga introdotta un’educazione digitale, cosa della quale il Garante della Privacy ha più volte parlato; quindi l’esigenza che le nuove generazioni, i ‘nativi digitali’, vengano messi a conoscenza dei rischi che corrono navigando in modo disinvolto in Rete e possano affrontare da soli, con la maturità e la formazione, gli anticorpi per difendersi da questa emergenza”.

Di certo in questo particolare periodo storico, dove persino  il terrorismo corre sul web, è necessario anche, da parte degli organi deputati vigilare, investigare anche se il controllo ridisegna inevitabilmente i confini della libertà:

“Dobbiamo essere disposti a uno scambio, sicurezza – privacy: un trade-off; dobbiamo essere disponibili a rinunciare a una parte, sia pur minima, della nostra privacy, per consentire alle autorità nazionali e sovranazionali di effettuare quei controlli che possono potenziare i sistemi di sicurezza. Siamo in un’emergenza planetaria – quella del terrorismo e del terrorismo islamico è sicuramente una minaccia incombente su tutti quanti noi –; è chiaro che non possiamo trincerarci dietro questa difesa a oltranza della privacy quando ci sono da effettuare dei controlli che sono necessari per garantire la nostra incolumità”.

Ecco l’importanza di questa Giornata mondiale di tutela dei dati personali, istituita nel 2006 dal Consiglio d’Europa che ha pure adottato in quell’occasione la Convenzione 108 per la protezione dei dati, ma di fatto la conoscenza e la privacy come libertà dal controllo restano condizioni imprescindibili di democrazia e pluralismo.

“Lo dice già l’articolo 15 della nostra Costituzione italiana, cioè la riservatezza delle comunicazioni. La privacy è un elemento essenziale della democrazia e deve bilanciarsi con il diritto all’informazione, quindi con il diritto delle notizie di circolare liberamente rispettando però la riservatezza dei soggetti coinvolti. Un conto è l’interesse pubblico alla notizia, altra cosa è quando non c’è di mezzo l’attività giornalistica ma c’è semplicemente un voyeurismo, uno spettacolarismo, uno spionaggio da parte di taluni sulla vita privata di altri. E questo è inammissibile e mette a rischio una garanzia democratica come quella della privacy”.

 

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