Pd. Cambio di rotta di Matteo Renzi. “Potrei non essere il prossimo candidato premier”

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Agenpress – “La prossima volta potrei non essere io. Magari potrebbe toccare ancora a Paolo Gentiloni, o a Graziano Delrio“.

Colpo di scena in casa PD. Matteo Renzi ha cambiato i toni, passando da un premier arrogante ad un segretario “dimesso”. Ed è quello che viene fuori dall’intervista con il Corriere della Sera, nel corso della quale sostiene che “lo scenario della prossima legislatura imporrà probabilmente governi di coalizione” e trattare con l’Europa sarà più difficile.

“Non mi va di essere raffigurato come una persona ròsa dalla voglia di andare alle elezioni anticipate per prendersi la rivincita”, dice l’ex premier e segretario del Pd.

“So che non posso più dettare la linea da solo ma io continuo a fare il parafulmine per tutti”. Chiaro il riferimento agli attacchi ricevuti dall’interno del Pd: non solo da D’Alema e dalla minoranza, ma anche da Michele Emiliano, che sta raccogliendo le firme per chiedere il congresso. Su questo punto e sulle elezioni, l’ex presidente del Consiglio ha specificato cosa ha in mente: “Il punto è se votare a giugno o a febbraio del 2018. Se si celebra il congresso – ha osservato – si va all’anno prossimo, altrimenti si fanno le primarie. Non ho problemi a fare il congresso. Volevo farlo a dicembre ma me l’hanno impedito”.

“So che le elezioni non possono essere il secondo tempo dopo il referendum. Quando si perde a calcio, non ci si riprova con la pallanuoto. Io ho avuto la possibilità di tirare un calcio di rigore il 4 dicembre. Me l’hanno parato…”, ammette Renzi per il quale “adesso è cominciata una fase politica diversa”.

“Il clima politico è cambiato nel paese – continua l’ex premier – sono il primo a esserne consapevole. So bene che se anche ottenessi un grande risultato, un 37% dei voti o addirittura un 42%, non esisterebbero più le condizioni per avere un governo libero di fare le cose che ho in mente”.

Riguardo all’ipotesi di elezioni anticipate, precisa: “Il punto è se votare a giugno, o a febbraio del 2018. Se si celebra il congresso si va all’anno prossimo, altrimenti si fanno le primarie. Non ho problemi a fare il congresso. Volevo farlo a dicembre ma me l’hanno impedito. E adesso lo invocano… Ma lasciamo stare!”, sbotta. “Capisco che l’obiezione di presentarsi al G7 di fine maggio con un governo dimissionario non offrirebbe una bella immagine dell’Italia. Ma in Europa – conclude – andrà comunque un governo dimissionario dopo qualche mese, con la manovra finanziaria alle porte”.

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