PD. In caso di scissione che fine farà l’immenso patrimonio del PCI? Anche 2400 immobili, 410 opere d’arte

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Agenpress –  Aria di scissione in casa PD? Per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sarebbe “la più grande sconfitta da evitare con ogni mezzo, e il congresso è l’unico modo perchè cosi chi vince sarà sostenuto da chi perde come farei io se Renzi dovesse vincere”, il quale dal canto suo dice: “non c’è un rischio scissione. E non lo capirebbe nessuno”.

L’ipotesi di un partito a sinistra del Pd (con esuli dem), però, si fa più concreta. Massimo D’Alema (che ha già annunciato la nascita del suo movimento, Consenso, accreditato dall’ex segretario della Quercia al 10%), vede Nichi Vendola e Nicola Fratoianni (rispettivamente presidente di Sel e deputato di Sinistra Italiana).

Ma se la scissione dovesse verificarsi, che fine farà il patrimonio targato ereditato dal Partito Comunista, poi finito nelle casse del Pds e dei Ds. Perché il PD non possiede quasi nulla in fatto di immobili.

E’ quanto riporta un articolo del Corriere della Sera che dà conto del piano messo già a punto dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi.

Quasi dappertutto è inquilino degli ex Ds. I circoli, infatti, si trovano in immobili di proprietà delle 56 fondazioni che hanno ereditato l’ immenso patrimonio immobiliare del Pci.

Circa 2400 immobili, oltre a 410 opere d’arte, tra cui pure due Guttuso e altre opere di Mazzacurati. È l’enorme tesoro a “filiera corta” che il Partito Comunista ha trasmesso a Pds e Ds, salvo poi essere tolto di fatto al Pd con un’abile mossa dell’ex tesoriere diessino Ugo Sposetti, fedelissimo di D’Alema. “Faremo una class action promossa da ex iscritti ai Democratici di sinistra – annuncia Bonifazi – perché quel patrimonio appartiene alla storia del nostro partito e non a una fondazione privata”.

Un patrimonio che, in euro, vale almeno mezzo miliardo di euro. Secondo i renziani si arriva anche a toccare il miliardo. Un ammontare di beni che Sposetti, allora tesoriere, divise in circa 62 fondazioni e associazioni, riporta il Corsera, dislocate in tutta Italia. “Fu una mossa per tenere il patrimonio al riparo dai creditori dei Ds, che avevano accumulato centinaia di milioni di debiti ma soprattutto per evitare che finisse al Pd”, fanno sapere dal Nazareno.

Ma se il Pd dovesse scindersi cosa accadrebbe? Mauro Roda, da sempre vicino a D’Alema  per ora non si sbilancia, ma avverte: “Io mi sono battuto sino alla fine, nel 2007, per sommare Ds e Margherita e far nascere il Pd. La Fondazione è però un’altra cosa, sin dall’inizio. Noi le sedi le diamo a chi ce le chiede. Siamo una fondazione il cui scopo è quello di diffondere la cultura socialista e riformista. Già adesso non diamo le nostre sedi soltanto al Pd, ma anche a circoli Arci e ad associazioni culturali”.

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