Milano. 13 anni e 6 mesi a Domenico Zambetti, ex assessore regionale. Pagava la n’drangheta per avere voti

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Agenpress –  Condanne pesanti quelle inflitte dall’ottava sezione del tribunale di Milano per il presunto “patto di scambio politico mafioso” tra politica e clan calabresi.

Tredici anni e sei mesi all’ex assessore regionale per la Casa, Domenico Zambetti, sedici anni e sei mesi al presunto boss della ‘ndrangheta Eugenio Costantino, dodici anni ad Ambrogio Crespi, undici anni a Ciro Simonte, presunto affiliato ai clan calabresi. Secondo l’accusa che ha trovato conferma nella sentenza era lui a rastrellare direttamente i voti e a fare da tramite con l’assessore e la n’drangheta.

Assoluzione invece per l’ex sindaco di Sedriano Alfredo Celeste e per il medico Marco Scalambra.

Il collegio ha aumentato di tre anni e sei mesi la richiesta della procura per Zambetti (la richiesta era di dieci anni), e addirittura raddoppiato la condanna per Crespi, da sei a dodici anni.

Domenico Zambetti, esponente di spicco del Pdl, diventato poi assessore alla Casa nella giunta di Roberto Formigoni, per essere sicuro di essere eletto pagava la n’drangheta che gli forniva i voti. Almeno 200 mila euro secondo i magistrati milanesi.

Zambetti era accusato di aver pagato 50 euro per ogni voto fornito dalle cosche calabresi Morabito-Bruzzaniti e dal clan Di Grillo-Mancuso di cui era referente l’imprenditore Eugenio Costantino. Proprio per questo Eugenio Costantino è stato condannato a sua volta a 16 anni di carcere.

Il pm della Dda di Milano Giuseppe D’Amico, ora sostituito nel processo dal collega Paolo Storari, aveva chiesto dieci anni di reclusione per Zambetti, 17 anni per Costantino (con lui l’ex assessore, stando all’accusa, avrebbe stretto il “patto di scambio”), 8 anni e una multa di 4mila euro per Ciro Simonte, 6 anni e mezzo per il chirurgo Scalambra e 3 anni e mezzo per Celeste, insegnante di religione ed ec primo cittadino, e 6 anni per Crespi, quest’ultimo autore di un documentario proiettato anche al Festival del cinema di Venezia e dal titolo ‘Spes contra Spem’, che ha come protagonisti gli ergastolani del carcere milanese di Opera.

Il Tribunale di Milano ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura in merito alla posizione dell’assessore regionale leghista all’Economia Massimo Garavaglia, dell’ex vicesindaco di Sedriano Adelio Pivetta e per il presunto boss Alfredo Costantino. In questo modo i giudici hanno accolto la richiesta del pm Giuseppe D’Amico che ipotizzava il reato di falsa testimonianza dopo la deposizione di Garavaglia sugli scavi per la realizzazione della Tav e un vecchio contenzioso tra il Comune di Sedriano e il consorzio di imprese all’epoca impegnate nella costruzione della linea ferroviaria sul territorio comunale.

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