L’appello di Matteo: “non andare a morire”. Ma Fabo è già in Svizzera per il suo ultimo viaggio

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Agenpress – “Io conosco bene la fatica di vivere in un corpo che non ti obbedisce in niente. Voglio dirgli che noi persone cosiddette disabili siamo portatori di messaggi molto importanti per gli altri, noi portiamo una luce. Anch’io a volte ho creduto di voler morire, perché spesso gli altri non ci trattano da persone pensanti ma da esseri inutili”.

“Dj Fabo, non andare a morire. È vero che noi due non possiamo fare niente da soli, ma possiamo pensare e il pensiero cambia il mondo. Fabo, noi siamo il cambiamento che il mondo chiede per evolvere! Tieni duro”.

A scrivere è Matteo Nassigh, 19 anni e dalla nascita non può parlare, camminare, mangiare o vestirsi da solo. Durante il parto ha subito un’asfissia che gli provocato gravissimi danni e oggi vive attaccato a una tavoletta con la quale comunica con il mondo. In questi giorni, come racconta il quotidiano della Cei “Avvenire”, ha usato questo sistema per lanciare un appello a Dj Fabo, che oggi è in Svizzera per “poter morire”, dov’è stato accompagnato da Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni.

In un video-appello del mese scorso “Fabo per vivere #LiberiFinoAllaFine”, Antoniani, che si era rivolto all’Associazione “al cuore della politica”, spiegava di “non essere depresso e di mantenere tutt’ora il senso dell’ironia”, ma di sentirsi umiliato dalle proprie condizioni: “immobile e al buio, considera la propria condizione insopportabile, consapevole che potrebbe durare per decenni”.

Cappato in un video sul suo profilo Facebook ha spiegato questa sera di essere “«in Svizzera con Fabiano Antoniani che oggi ha avuto la sua prima visita medica e domani mattina farà la seconda, per controllare le sue condizioni fisiche e anche per confermare eventualmente la sua volontà di ottenere l’assistenza medica alla morte volontaria”. “Un tipo di aiuto e di assistenza – ha sottolineato – che dovrebbe essere riconosciuta a tutti i cittadini ovunque invece di condannare e costringere persone a questa sorta di esilio della morte che ritengo debba essere al più presto superato”.

 

 

 

 

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