Condanna Verdini? D’Anna: “ci vogliono giudici attenti ma anche coraggiosi”

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AgenpressVincenzo D’Anna, senatore di Ala, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, sulla condanna di Verdini:

“Avevo anticipato tutto, questi sono processi mediatici che hanno un grande risalto sulla stampa, sono processi che si celebrano già qualche anno prima sui giornali, ci sarebbe bisogno di giudici attenti ma anche di giudici coraggiosi e nei collegi di prima istanza spesso ci sono magistrati piuttosto giovani. Assolvere con formula piena un Verdini significa sconfessare la procura, sconfessare nei casi in cui ricorre la DDA, questo è l’eterno problema della separazione delle carriere, che non è uno sfizio, fino a quando fanno parte dello stesso ordine giudiziario l’assoluzione in primo grado diventa un qualcosa di eclatante. Questi sono processi che poi si guardano in Appello o in Cassazione, quando poi il clamore mediatico viene assopito”.

Sul caso Consip: “La tesi è quella di far apparire Renzi un corrotto, che frequenta dei corrotti, anche se non è inquisito e nessuno gli ha contestato nulla. Sono perfide arti politiche e giornalistiche e quindi questo è il clima nel quale poi alla fine si fanno crescere i Cinque Stelle. C’è un discorso di carattere generale. Nei paesi civili, dove la giustizia non è manipolata, si condannano le persone con le prove, che devono essere incontrovertibili. In Italia, invece, su degli indizi, delle supposizioni, si costruisce un teorema. Poi si trova qualcuno che quel teorema lo avalla, magari per non essere egli stesso carcerato. Poi sulla base di quel teorema, sempre senza prove, si irroga in primo grado una condanna. E’ il sistema che non va. Si ribalta il principio dell’onere della prova a carico di chi ti accusa. Noi discuteremo in eterno sul pizzino che i carabinieri avrebbero recuperato in una discarica, non si riesce neanche a capire come si fa a ricercare dei piccoli fogli di carta strappati in una discarica, ma ammesso che questo sia stato fatto nessuno ci dirà mai se quella lettera T significhi Tiziano, telefono o chissà cos’altro.  In una nazione come gli USA questi processi non inizierebbero neanche”.

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