Tensione Turchia-Olanda. Erdogan attacca e cita il massacro di Srebrenica”. Replica. Disgustoso

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Agenpress – “Conosciamo l’Olanda e gli olandesi dal massacro di Srebrenica”.  Recep Tayyip Erdogan attacca l’Olanda, accusandola di essere “responsabile della peggiore strage dalla Seconda guerra mondiale. Sappiamo che carattere marcio hanno”.

Recep Tayyp Erdogan, ha alzato ancora i toni contro il governo dell’Aia, riaprendo una vecchia ferita che risale alla guerra nell’ex Jugoslavia. Il collegamento  con l’evento in cui morirono 8mila bosniaci, l’11 luglio 1995, durante la guerra dei Balcani. Fu infatti il battaglione olandese di caschi blu dell’Onu, 22 anni fa, a non impedire l’uccisione di 8mila musulmani da parte delle forze serbo-bosniache nella città di Srebrenica.

“Non si spara sulla Croce rossa neanche in guerra, ma l’Olanda è capace anche di questo conosciamo gli olandesi dai tempi di Srebrenica. In quell’occasione abbiamo conosciuto la loro natura e il loro carattere, quando hanno lasciato che 8 mila musulmani bosniaci venissero massacrati senza muovere un dito”.

“Sono una disgustosa distorsione della storia”, i commenti del presidente turco Erdogan su Srebrenica. E’ la replica del premier olandese Mark Rutte al presidente turco. “Non ci abbasseremo al suo livello, è inaccettabile”, ha aggiunto Rutte.

“Il suo tono sta diventando sempre più isterico. Erdogan è molesto e inaccettabile” e le accuse all’Olanda sul massacro di Srebrenica nel 1995 sono “falsificazioni della storia”. E, dopo aver annunciato di aver invitato l’omologo turco Binali Yildirim a una cena dopo le elezioni del 15 marzo, ha chiesto agli olandesi di non “scendere al livello” di Erdogan.

Le polemiche, scoppiate in seguito al divieto di atterraggio che le autorità olandesi hanno emesso venerdì scorso nei confronti di un aereo che avrebbe dovuto portare il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, a Rotterdam per un comizio, hanno portato a una crisi politico-diplomatica senza precedenti. La situazione è poi peggiorata quando, a distanza di 24 ore, la ministra per le politiche sociali e famigliari, Fatma Betul Sayan Kaya, è stata fermata alla frontiera insieme al suo staff e giornalisti al seguito, per poi essere scortata in territorio tedesco nonostante fosse a bordo di auto con targa diplomatica e in possesso di passaporto diplomatico e fosse diretta presso il consolato turco di Rotterdam.

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