Iraq. Mosul. Civili uccisi da colpi di mortaio lanciati dallo Stato Islamico

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Agenpress  – Secondo le testimonianze raccolte da Amnesty International, civili sono morti o sono rimasti feriti anche a seguito del lancio indiscriminato di colpi di mortaio da parte sia dello Stato islamico che dell’esercito iracheno all’interno dei quartieri residenziali.

Alcuni residenti hanno riferito che le forze irachene usano prevalentemente mortai da 60 e 82 millimetri e meno spesso mortai da 120 millimetri, invece per lo più usati dallo Stato islamico.

Si tratta di armi che possono risultare imprecise anche quando sono dirette a un obiettivo militare. Sono state pensate per battaglie in spazi aperti e non dovrebbero mai essere usate nei centri urbani, dove il margine d’errore e il raggio d’esplosione sono destinati a causare molte perdite civili nelle aree che si trovano nei pressi dell’obiettivo che s’intende colpire.

Il 4 dicembre 2016 Ahmad Samir Jumaa e Yousef Ammar Ahmad, di cinque e sette anni, sono stati fatti letteralmente a pezzi da un colpo di mortaio mentre giocavano nei pressi delle loro abitazioni, nel quartiere di Hay al-Zahra a Mosul Est. Il colpo di mortaio è esploso in una strada di neanche 10 metri di larghezza, diffondendo schegge mortali sulle case che vi si affacciavano.

Il 7 novembre 2016 quattro bambini e i loro genitori sono morti in una stanza nel retro della loro abitazione nel quartiere di Hay al-Salam a Mosul Est. Il colpo di mortaio ha centrato esattamente una cisterna di benzina e l’abitazione e le persone sono state immediatamente avvolte dalle fiamme. Si sono salvati, ma con ferite orribili, solo due bambini.

In questi casi, come in un terzo accaduto nel quartiere di Hay al-Shuhada a Mosul Ovest, lo Stato islamico controllava le zone contro cui sono stati diretti i colpi di mortaio, presumibilmente dunque ad opera dell’esercito iracheno. È anche possibile, per quanto improbabile, che si sia trattato di colpi di mortaio lanciati dallo Stato islamico contro i militari iracheni in altre zone della città.

Nelle aree riconquistate dall’esercito iracheno, i soldati hanno collocato postazioni militari all’interno dei quartieri, mettendo in pericolo la popolazione civile. Nel quartiere di Hay al-Josaq a Mosul Ovest un colpo di mortaio ha ucciso una bambina di un anno e mezzo che stava giocando nel cortile di un’abitazione di fronte alla quale era stato aperto un ufficio della Polizia federale.

Altre famiglie hanno denunciato la morte o il ferimento di parenti o vicini di casa a seguito di autobombe o di colpi di mortaio contro l’esercito iracheno, via via che riconquistava i quartieri. Ramy ha perso un figlio di 10 anni a causa di un colpo di mortaio. Inizialmente era sollevato dalla presenza dei soldati iracheni nella sua strada:

“L’esercito iracheno ha collocato le sue posizioni tutte intorno alle abitazioni e di lì a poco sono iniziati i colpi di mortaio di Daesh. Mio figlio è stato colpito mentre andava dalla cucina al garage”.

Rawda, un’anziana donna di Mosul Est, ha mostrato ad Amnesty International l’appartamento di sua figlia, il cui tetto è stato utilizzato prima dai cecchini dello Stato islamico e poi dai soldati iracheni:

“Ora è tutto in rovina. Mia figlia non ha una casa dove poter ritornare”.

“Invece di evacuare i civili dalle zone appena riconquistate e, in questo modo, minimizzare il rischio per i civili di finire sotto attacco, le forze irachene paiono metterli ancora di più in pericolo incoraggiandoli a rimanere a casa e collocando nei pressi delle case le loro postazioni militari”, ha lamentato Rovera.

“Tutte le parti coinvolte nel conflitto devono astenersi dall’uso di mortai e di altre armi esplosive imprecise nei quartieri densamente popolati di Mosul. La popolazione civile sta pagando il prezzo della battaglia per riconquistare Mosul a causa dell’agghiacciante indifferenza mostrata da tutte le parti coinvolte per la devastante sofferenza imposta agli abitanti della città”, ha concluso Rovera.

 

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