Esclusiva Altobelli: ”L’Inter dovrebbe confermare Pioli, il mio addio dai nerazzurri? Ando’ cosi..”

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Agenpress. L’Inter si appresta ad affrontare la Sampdoria per cercare ancora d’essere in corsa per un posto in Champions League. La redazione di Mondo-Inter ha contattato l’ex attaccante dei nerazzurri, Alessandro Altobelli per parlare del momento della squadra di Pioli.

Giunse all’Inter nell’estate 1977, con Bersellini da poco in panchina e vi rimase per undici anni, grazie ai quali può essere come una delle bandiere della storia dell’Inter. Come descrive il suo arrivo in nerazzurro?

Si me lo ricordo davvero benissimo anche se son passati moltissimi anni, è un ricordo freschissimo; dunque io partii dal Latina in serie C, poi passai al Brescia in B dove vi rimasi per 3 anni disputando davvero dei bei campionati nonostante la giovane età. Su di me c’erano il Milan e anche la Juventus insieme ad altre squadre ma grazie al presidente del Brescia, all’epoca Saleri, che era tifoso interista mi vendette all’Inter. D’altra parte l’Inter era anche la mia squadra, ricordo ancora oggi a memoria la famosissima formazione con Sarti, Burnich, Facchetti, Bedin, Guarneri (continua con gli altri ndr)… dunque coronavo un sogno e poi devo dire che appena arrivato all’Inter ho cercato in tutti i modi di fermarmi il più possibile, rimanendo 11 anni e con grande soddisfazione posso dire di aver fatto un 10% della storia dell’Inter.

 Ci racconti l’Inter del Sergente di Ferro. Sono stati cinque anni importanti con le gioie delle vittorie in Coppa Italia per due volte (la seconda con suo gol decisivo col Torino) e per la vittoria del campionato, con una squadra totalmente italiana e formata nel settore giovanile nerazzurro per poi arrivare alla cavalcata in Coppa Campioni fermatasi in semifinale a Milano contro il Real Madrid.

Mah guarda, quando son arrivato all’Inter nel 1977 c’era una squadra in costruzione, aveva appena smesso Sandro Mazzola con Facchetti che faceva ancora l’ultimo anno e devo dire che avere un capitano come lui per noi giovani è stato uno stimolo in più. Bersellini poi credeva nei giovani e ci allenava bene ed eravamo una squadra ben assortita e in quegli anni abbiamo comunque vinto due Coppa Italia ed un campionato, oltre poi alle belle figure nelle coppe europee dove uscivamo con il Real Madrid, vincendo sempre a Milano e perdendo in un modo o nell’altro a Madrid.

A suo parere, quell’Inter poteva vincere quell’edizione della Coppa Campioni e più in generale portare a casa altri trofei in un periodo in cui in Italia c’erano grandi squadre come la Juventus, la Fiorentina, il Torino e la Roma, oltre alla sorpresa Verona?

Come hai detto prima eravamo quasi tutti italiani e sembra strano dirlo ma secondo me i nostri problemi iniziarono con l’arrivo degli stranieri, con l’apertura delle frontiere, quando la Juventus iniziò a prendere Platini, Laudrup e altri, noi portammo Hans Muller, Rummenigge e Proaska. In Italia arrivarono anche Zico, Cerezo, Junior, Maradona, Platini e Falcao, giocatori fantastici e la concorrenza aumentò; c’è da dire che se avessimo preso qualcuno di questi qui pure noi, probabilmente avremmo vinto di più.

Inutile dire che le è dispiaciuto non far parte dell’Inter dei Record. Come mai lasciò il nerazzurro per andare alla Juventus, gira voce che fu Trapattoni a non volerla, poi definito un errore da lei stesso passare in bianconero?

Beh appunto la cosa diventò pubblica e lo si seppe subito. Io non avrei mai lasciato l’Inter di mia spontanea né per soldi né per niente; andò semplicemente così, io avevo 33 anni, non ero più quello di 28, Trapattoni era appena arrivato dalla Juventus dove aveva smesso di vincere e voleva farlo con noi, quindi cercava qualche scusa, dei pretesti, quindi abbiamo avuto dei problemi. Io avevo il contratto ancora per un anno e parlando con Pellegrini decidemmo di rescindere il contratto e rimasi due mesi senza contratto. Era il 1988, c’erano gli europei in Germania che io giocai, grazie a Vicini che mi volle fortemente tra i convocati, senza contratto. Feci un bel europeo  e con la conclusione del torneo mi chiamò la Juve, precisamente Boniperti, e siccome fu l’unica richiesta e per cui andai a Torino. Ci tengo a precisare che andai via dall’Inter senza chiedere una lira, era soltanto per Trapattoni che… ecco… questa è la verità.

fonte (Mondo-Inter.it)

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