Gasdotto TAP. Blitz forze di polizia, al via la sistemazione degli ultimi 11 ulivi

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Agenpress – I manifestanti, che da settimane presidiano notte e giorno l’area (una cinquantina in tutto quelli presenti al momento del blitz) sono stati colti di sorpresa e, attraverso una cintura di uomini delle forze dell’ordine, sono stati confinati in una zona in prossimità dell’ingresso del cantiere e hanno dato vita ad una protesta fatta di slogan gridati contro la polizia.

Alle prime luci dell’alba a Melendugno, in Puglia, sono iniziate le operazioni di messa in sicurezza di 43 ulivi rimasti nella prima area di cantiere per la costruzione del gasdotto Tap.

Con le ruspe sono state abbattute le barricate che erano state erette dagli attivisti per protestare contro la realizzazione del gasdotto e contro l’espianto degli ulivi, in gran parte già eradicati e messi a dimora. Il blitz ha consentito poi di dare il via alla sistemazione degli ultimi 11 alberi che ricadono nel cantiere.

Al di là delle 211 piante già trasferite, restano intoccabili solo 16 alberi monumentali, per i quali non c’è ancora il via libera dall’apposita commissione regionale, motivo per cui in ogni caso si dovrà attendere l’autunno per completare gli espianti nell’area in cui dovrà essere effettuato lo scavo del microtunnel. E’ questa la parte più delicata e ingegneristicamente complessa di tutto il gasdotto che parte dall’Azerbaijan, attraversa Mar Nero, Turchia, Grecia, Albania e Mar Adriatico, per rispuntare poco oltre le spiagge turistiche di San Foca.

In un nuovo incontro tenutosi alla presenza del prefetto Claudio Palomba, dei vertici del consorzio e dei tecnici agronomi della Regione Puglia, seguito al sopralluogo effettuato lunedì dagli agronomi regionali, era stata ribadita la necessità di provvedere a sistemare al più presto nei vasi gli 11 ulivi eradicati con la zolla che raccoglie le radici nel lotto A1 e che rischiano altrimenti di seccare.

“È stato requisito ancora una volta un pezzo del mio territorio – dice il sindaco Marco Potì, per la prima volta assente al presidio – Qualcuno ha voluto mettere in difficoltà le istituzioni di questo paese, cercando di contrapporre i sindaci alla popolazione che vuole manifestare. Non so se chi ha responsabilità politiche, come i ministri dell’Interno e dello Sviluppo economico, si rende conto del fatto che un’opera di questo tipo non può essere fatta senza il consenso della popolazione. Non si protesta contro un tubicino di gas, come dice Matteo Renzi, ma per tutelare la vocazione, la salute, la sicurezza di un territorio. E noi continueremo a farlo anche dopo oggi”.

Tap aveva espresso la necessità di procedere all’invasamento entro il 30 aprile, visto che dopo non sarebbe possibile più farlo fino a novembre, come previsto dalla legge regionale. Secondo i tecnici dell’Osservatorio fitosanitario regionale e del Servizio provinciale dell’Agricoltura aspettare dopo l’estate avrebbe comportato una morte sicura per gli ulivi già zollati per via delle radici già recise. Gli attivisti del comitato No Tap avevano invece chiesto che le piante non fossero eradicate e messe nei vasi ma lasciate e curate sul terreno.

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