Ape sociale, Anief: non decolla, aderisce solo 1 lavoratore su 10

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L’Anticipo pensionistico volontario, meglio nota come Ape, prevedeva la possibilità di presentare domanda a partire dal 1° maggio 2017, ma non è andata così.

L’entrata in vigore del provvedimento ha subìto un ritardo. A iniziare dall’Ape volontaria, che comporta la restituzione in vent’anni della somma anticipata per lo “scivolo” dalla data del pensionamento effettivo: entrerà in vigore alla fine del mese e riguarderà solo i lavoratori che hanno maturato 20 anni di contributi minimi per andare in pensione con 3 anni e 7 mesi di anticipo (a 63 anni) grazie a un prestito da stipulare con l’Inps.

L’Ape Social, molto più conveniente, riservata a una stretta cerchia di categorie di lavoratori, dovrebbe vedere la luce per la fine di questa settimana o al massimo entro la prossima: gli interessati, avranno la possibilità di aderire sino al prossimo 30 giugno; poi, dovrebbe esserci un’altra doppia “finestra”. In questo caso, i motivi del ritardo sono dovuti al fatto che dopo la firma del decreto attuativo da parte del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, arrivata lo scorso 18 aprile, il provvedimento è stato preso in esame dal Consiglio di Stato, per le valutazioni finali dei giudici amministrativi, per poi essere registrato alla Corte dei Conti e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Non sarebbe stata ultimata nemmeno la convenzione con banche e assicurazioni che finanziano il progetto.

Nel frattempo, cominciano a giungere le adesioni, che risulterebbero molto al di sotto delle aspettative. Secondo il quotidiano Italia Oggi, infatti, per l’Ape Social non si conosce ancora il testo nel dettaglio, ma già è possibile anticipare che per la scuola sarebbero appena 4mila i dipendenti tra docenti e Ata che ne fruiranno, a fronte di 37.500 potenziali interessati. Nel computo rientra il personale docente o Ata con una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento, quello che assista almeno da sei mesi il coniuge o un parente di primo grado in grave situazione di disabilità, purché possano far valere almeno 30 anni di contributi. La richiesta potrà essere fatta anche da docenti dell’infanzia, il cui lavoro è stato considerato usurante (come quello degli educatori degli asilo-nido, degli infermieri e delle ostetriche ospedaliere sottoposte a turni): dovranno, oltre che aver svolto una di queste professioni, essere anche in possesso di sei anni consecutivi di lavoro e almeno 36 anni di contributi.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “i beneficiari potrebbero non avere avuto informazioni adeguate. In ogni caso, non è ammissibile che l’Ape Social riguardi solo i maestri della scuola dell’Infanzia, perché è la professione dell’insegnante, a tutti i livelli, a essere sottoposta a un elevato rischio burnout: anche gli altri docenti ed educatori avrebbero dovuto avere la possibilità di fruire delle agevolazioni pensionistiche spettanti a chi svolge un lavoro usurante. Invece, un insegnante della primaria o della secondaria che ha lavorato 35 o 40 anni potrebbe privarsi di 400 e oltre euro, da sottrarre a una pensione già penalizzata dal nuovo modello di calcolo contributivo introdotto dalla riforma Monti-Fornero: ecco perché questo provvedimento, apparentemente introdotto per venire incontro ai lavoratori danneggiati dall’ultima riforma pensionistica, rappresenta solo fumo negli occhi. È comunque bene che i lavoratori si sappiano districare in questo ginepraio di leggi e novità sui requisiti e sulle prospettive pensionistiche: per questo motivo – conclude Pacifico – abbiamo predisposto un servizio di consulenza ad hoc”.

Per accedere all’Ape Social i dipendenti che svolgono professioni riconosciute usuranti dovranno assolvere a diverse richieste: per l’accoglimento della domanda di pensionamento anticipato rimane necessario aver compiuto 63 anni di età e avere un trattamento pensionistico lordo non superiore ai 1.500 euro mensili. È bene ricordare che attraverso l’Ape Social i lavoratori non attingono a un prestito, ma ricevono dall’Inps una cifra uguale alla pensione certificata al momento della richiesta, fino all’importo massimo dei 1.500 euro lordi.

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